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Midori quella mattina sulla strada vicino all’Ex Fiera arrivò vestita elegante, con un cappello di paglia con nastro rosa e con un vestitino bianco estivo a tema girasoli e un po’ scollato, e con delle comode ballerine bianche. “Ma non senti freddo?” le chiese Bea Bresot. “No, ciccina, rispetto al clima della mia città, Naonian City a febbraio sembra in un eterno inizio di primavera!” spiegò la ragazza giapponese. Jack la guardava innamorato perso. I tre entrarono finalmente dentro l’ex Fiera, e nella bolla temporale. I ragazzi maschi furono distratti dalla bellezza di Midori, l’unico ragazzo che pensava cose romantiche e non aveva la lingua di fuori era Codeghin, perché lui era l’unico a provare solo amore romantico e non anche fisico per le ragazze. Le ragazze invece guardarono Midori ammirate e con un po’ di invidia, tranne Bea Bresot che pensava al fatto che Midori avrebbe dovuto mettersi una bella sciarpa attorno al collo. Midori si sedette sulla scrivania come se fosse seduta su un piano elegante, con una gamba sopra l’altra e disse: “Ragazzi! Menù di oggi…” “Te!!!!” esclamarono Asamoah e Jack con gli occhi a cuore. “Ti offro io la cena!” esclamò Codeghin, che era asessuale e molto romantico. L’attrazione fisica e l’attrazione romantica sono due componenti distinte, ma Codeghin non aveva detto quasi a nessuno che era un romanticone, perché purtroppo aveva paura che fosse considerato poco virile, credenza stupida, ma purtroppo la società andava così e non si sentiva pronto. Midori ridacchiò e scosse la testa: “Ma no…allora…” E in quel momento Vivi, che la stava osservando curiosa e ammirata si avvicinò a lei. Anche Vivi era fresca e pulita, e vestita con degli eleganti vestiti da cheerleader, di colore argenteo. “Bei vestiti!” le sorrise Midori. “Beh, sono andata a dormire, abito qui a due passi, e mi sono fatta una bella doccia, Madame Regina!” ridacchiò Vivi. “Vedo che vuoi imitare l’alta nobiltà, suddita…” ridacchiò Midori. “No…ma a parte gli scherzi… a volte vorrei essere te!!” esclamò Vivi. “Eh, perchééé?” Midori era spiazzata. “Ma…perché vuoi essere me? Perché vengo da un paese dove ci sono i robot giganteschi che combattono tra di loro tra i grattacieli, i palestrati che diventano ancora più da sbavo e più potenti ogni volta che combattono i nemici? Dove ci sono le ragazzine magiche e le idol che fanno amicizia con animali pucciosi? Dove Godzilla a volte cerca di distruggere intere città perché sì? È per questo, vero?” chiese Midori facendo domande a raffica. Vivi scosse la testa: “No… beh, io adoro fare amigurumi, ma a parte questo, tu, hai cinque zii mitici! E vivete tante avventure insieme!” “E quindi?” continuò Midori. “Anche tu vivi tante belle avventure, ne sono sicura, Vivi” sorrise poi Midori. “Certo, sono stata nove mesi nel North Carolina in scambio scolastico” a Vivi, che era stata da marzo 2010 a dicembre dello stesso anno in un liceo della Contea di Wake, vicino alla capitale Raleigh, si illuminarono gli occhi pensando a quei fantastici ricordi. “Visto?” sorrise Midori. “E poi, ecco… io non so te, ma io non ho mai conosciuto mio padre…” continuò Midori, facendosi seria e Vivi si fece anche lei seria. “Oh, mi dispiace!” esclamò Vivi. “Non fa niente, purtroppo i miei genitori sono entrambi morti…mia madre appena ha partorito mi ha lasciato tra le braccia di mio zio Takao, lui è DAVVERO mio zio e ha cercato di evitare che mia madre si suicidasse sotto i suoi occhi… ma…” sospirò Midori, ma non aveva lacrime perché ormai erano lacrime dentro di lei da anni ormai. “Mi dispiace… e io mi lamentavo che i miei genitori fossero sempre invisibili perché lavorano almeno sedici ore al giorno e hanno turni a orari strani” sospirò Vivi, con un velo di tristezza. Ci fu un momento di silezio, e poi. “Alla fine purtroppo ci sono abituata…” dissero sospirando l’una all’altra all’unisono Vivi e Midori, e poi si sorrisero.

Così i ragazzi, sotto la guida di Midori si misero a provare le coreografie. Prima quella iniziale di Crime of Passions, poi la coreografia delle Divinas contro le Gasolinas (“noi siam le Divinas, e beviamo il buon vino, e voi usate benzina… di pessima qualità!” contro una coreografia basata sull’omonimo successone “Gasolina” di Daddy Yankee), e provarono e riprovarono, non importava se dentro la bolla facesse buio pesto o apparissero le prime luci . C’era persino tempo per provare qualche battuta, come quella di Jack… El Supermacho che arrossiva da morire… e di Asamoah che gridava deciso: “CONSEGNA!” da ogni angolo possibile e immaginabile del campo di pallacanestro. Vivi però a un certo punto, mentre nella bolla c’era un tempo parecchio nuvoloso, chiamò Midori a sé. “La signorina Ionic ti aveva detto che avremmo ballato anche del tango…vero?” chiese Vivi. “Sì, ma a questo punto, quando torna, io proporrei anche un altro tango…” Midori ridacchiò sotto i baffi, e Vivi la guardò perplessa. Midori le mise la mano destra sulla spalla sinistra ed esclamò, ridacchiando: “Ehehe, tra pochi giorni capirai!”

Intanto, siccome nel mondo fuori dal campo di pallacanestro dell’Ex Fiera di Naonian City, il tempo scorreva normalmente, i quattro adulti erano finalmente arrivati a Erto, paese del Naonscirr’ sulle Dolomiti che era una parte del comune di Erto e Casso. Erto era più in basso, mentre Casso era più in alto, ed erano posti molto tranquilli. Tuttavia, era alta stagione, e siccome c’era la neve tutto attorno, questo richiamava turisti da tutto il Quadriveneto (ovvero la regione geografica formata da Naonscirr’, Trentino-Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e Veneto). Ma di sicuro, in tutta quella confusione, i quattro Curiosi del Tempo nati nel 1965 sarebbero stati tranquilli e al sicuro. Così uscirono dall’hotel tranquilli di prima mattina, con il sole che brillava alto e freddo nel cielo, e andarono a cercare funghi e a fare un po’ di trekking fino a Casso, e una volta arrivati lì ammirare la vista verso valle, appagante dopo aver camminato per un dislivello di 173 metri. E poi scendere di nuovo a Erto, e incontrare in via Nove Ottobre: “McMeow!” urlò Takao saltando in mezzo alla folla, che si voltò a guardarlo, ma McMeow no. Egli infatti era fuori dalla bottega di un falegname barbuto (a petto nudo, nonostante il clima rigido, beh, se non altro era palestrato) e lo stava intervistando. Poi, tale falegname barbuto diede degli attrezzi (una sgorbia, uno scalpello e un coltello) a McMeow e gli insegnò a scolpire il legno. “Scolpiscilo a forma di cuore, tra poco è San Valentino!” suggerì il montanaro, e McMeow obbedì, mentre Giordano il cameraman con la videocamera sulla testa filmava e tutti guardavano ipnotizzati i vari tentativi di scultura di McMeow con il legno. In effetti, quel giornalista era bravo! “Questo è perché ho il sangue blu mogano!” esclamò, pieno di… nonsense? No, pieno di sé!

Non appena il sole tramontò, nel paese di Erto il freddo diventò parecchio umido e pungente, quindi i nostri eroi entrarono in albergo. Era un hotel molto carino in stile baita alpina moderna, e Takao, Mindy, Sandikov e la prof. Ionic si erano seduti su delle comode sedie attorno a un tavolino. “Por cierto, cuándo cenamos?” chiese Mindy, non appena le brontolò lo stomaco. E un profumo si diffuse nell’aria… e una campanella,suonata da una signora che indossava vestiti tradizionali alpini, risuonò per richiamare l’attenzione dei clienti: la cena era pronta, e McMeow la stava servendo. Takao vide la sua sagoma e scosse i pugni soddisfatto, in stile “ci siamo!” Quindi, tutti i clienti dell’albergo si riversarono nella sala trifunzionale colazione/pranzo/cena, e, non solo McMeow si era dileguato (lasciando Takao nella confusione più totale, guardava a destra e sinistra), ma si trovarono anche nei piatti della polenta e dell’haggis? La polenta ok, ci stava tutta con la location, ma l’haggis? Inutile dirlo, ma Sandikov, Takao, Mindy ed Elizabeth si erano seduti insieme allo stesso tavolo rotondo. “Wow… Scozia sotto casa…” disse apatica Elizabeth Ionic ficcando la forchetta nel cuore di pecora. “Favoloso!” esclamò Sandikov tagliando un pezzetto di haggis e masticandolo con gusto. “Ma perché quando tua madre ci invitava a cena a Ushuaia non lo faceva? Perché deve essere solo una ricetta scozzese?” chiese Sandikov alla prof. Ionic. “Ma chissà perché…” disse la signora Ionic offrendo il suo haggis a Sandikov, che lo prese volentieri con la forchetta, e la ricambiò con la sua polenta. Takao era deluso: “Bon, io credevo che quell’odorac…profumino venisse dagli spray delle televendite di McMeow” sospirò incacchioso. “Lo que tu sientes, se llama obsesión…” sussurrò Mindy cantando all’orecchio di Takao… in quel momento, lo spagnolo poteva trasformarsi in un boomerang per lei, quindi era meglio che nascondesse le sue origini, per quanto poteva. Takao comunque la prese con ironia, e ridacchiò, scuotendo la testa.

E dopo una cena mattonica, cosa c’era di meglio di una bella passeggiata digestiva al chiaro di luna? I nostri quattro eroi uscirono fuori dall’hotel per fare quattro passi, e dopo appena letteralmente quattro passi, sentirono delle ombre scivolare dietro di loro. Dapprima non ci fecero caso, e fecero altri passi in avanti, ma sentirono le ombre strisciare ancora più rumorosamente. I quattro curiosi del tempo si voltarono, ormai i rumori delle ombre che strisciavano sembravano quasi delle cicale in estate, peccato solo che fossero vagamente inquietanti. Un brivido sulla schiena percorse prima la schiena di Sandikov, poi quella di Takao, poi quella di Mindy e infine, quella della prof. Ionic. I quattro si girarono dietro con la testa e le ombre li toccarono ai talloni. Le ombre erano soltanto quattro per il momento. “ARGH!” indietreggiarono in coro con un saltello i quattro curiosi del tempo, e le ombre indietreggiarono anche loro. I quattro curiosi del tempo allora si misero a camminare a gambero, ovvero andando da destra a sinistra, ma rimanendo frontali. La cosa sembrò funzionare all’inizio, ma poi le ombre furono più furbe e veloci e si misero di fronte ai quattro curiosi del tempo.

Intanto, nell’hotel Weege McMeow si era messo la giacca e stava per uscire insieme al suo cameraman con la videocamera sempre sulla testa, ovvero Giordano. “Picciotti, giornalishti siete?” a parlare era un inuit, vestito con tradizionali vestiti degli inuit dell’Alaska, e che parlava la lingua in cui era scritta questa storia (in questo caso, in italiano) mettendo dentro parole a caso in inuit, come picciotti. “Sì, e più famosi di lei, QUI!” si diede delle arie McMeow sbattendo in faccia al povero alaskano un fatto oggettivo e neutrale, e insieme al suo aiutante Giordano, i due uscirono dall’hotel sbattendo la porta, lasciando il povero inuit lì come uno scemo, anzi, un babbo (scemo in inuit).

In quel momento, una quinta ombra di sesso femminile arrivò da dietro le quattro ombre di sesso maschile, spingendole ai lati e poi scattando verso i quattro curiosi del tempo, da un lato andarono con un salto Sandikov e Takao, dall’altro lato andarono con un salto Mindy e la prof. Ionic, e le ombre fecero lo stesso, due schizzarono parallele ai due uomini, altre due parallele alle due donne. La quinta ombra si mise in mezzo ai Curiosi del tempo e iniziò a ridacchiare: “HIHIHIHIHIHI”, le altre quattro ombre si misero a ridacchiare anche loro. Poi, la quinta ombra, quella più in avanti disse: “Dolcino o cuoricino?” I quattro curiosi del Tempo non seppero cosa rispondere, tranne Takao, che rispose prontamente: “Osso o gelato?” Chiese il nanerottolo, con un sorrisone stampato in faccia. Oh-oh! Le quattro ombre accerchiarono i quattro curiosi del tempo, e dentro il cerchio che i quattro avevano fermato c’era la quinta ombra, che si era ingrandita e ruotava come una pazza, cercando di intrappolare almeno uno dei cinque curiosi del tempo nel vortice. Quel curioso del tempo che poteva rimanerci secco era Takao, che fece un megasalto fino alla lunga coda di cavallo di Mindy, la afferrò e si sedette sulla sua testa. Mindy, con Takao aggrappato sulla testa e con i piedi che le toccavano le spalle, allora fece un bel salto fuori dal circolo delle ombre e poi Sandikov e la prof. Ionic fecero altrettanto. Ma le ombre furono più veloci e si misero in tre davanti ai Curiosi del tempo, e in due dietro. Non rimaneva che camminare a gambero, ma ogni volta che succedeva, le ombre si mettevano a procedere ai lati dei nostri eroi, per bloccarli. “Corramos!” sussurrò Mindy a Takao, che era ancora appoggiato sopra di lei, e lui allora le tirò la coda di cavallo per esortarla, e Mindy si mise a correre come una pazza prima in verticale verso l’hotel, poi in orizzontale, e Sandikov e la prof Ionic fecero lo stesso, e furono così rapidi che confusero le cinque ombre, che ormai si erano messe a girare intorno a sé stesse ai quattro lati della piazza-parcheggio dell’hotel, solo la quinta era in mezzo alla piazza riservata ai parcheggiatori dell’hotel. Weege McMeow e il suo socio Giordano si erano nascosti dietro a un’auto, e si godevano lo spettacolo mangiando pop corn e ridendo come dei pazzi. I quattro curiosi del tempo stavano quasi per rientrare, quando le quattro ombre ai quattro lati si avvicinarono di scatto a loro e sibilarono: “Dolcino o cuoricino? Avvicinati a me…” E infine, la quinta ombra, quella dalla voce femminile, si mise davanti alla porta dell’hotel…”Mio dolce San Valentino!” Bene, bloccati fuori dall’hotel! Ci mancava solo questo… Takao (che era sempre sopra la schiena di Mindy) e Mindy erano tra lo spaventato e l’irritato, mentre Sandikov e la prof. Ionic erano flemmatici e neutrali. E in quel momento, come in un western, dai boschi lì sotto arrivò: “MI SCAPPA IL DIESEL!!!” era Lauren il muccalamaro ad aver enunciato ciò con la sua voce da scaricatrice di porto (e con il suo povero maritino calamaro metrosessuale che sopportava le sue…vaccate), e cercava i Curiosi del Tempo. Weege McMeow e il suo socio, da dietro l’auto, buttarono dalla paura i pop corn restanti a terra e iniziarono ad abbracciarsi e a sudare freddissimo. L’ombra di Lauren da lunghissima si fece vicinissima, e le quattro ombre maschili ormai si erano messe a toccare i talloni dei quattro curiosi del tempo, che stavano tutti di spalle e in cerchio, Takao scivolò dalla schiena di Mindy e stette aggrappato a malapena sulla sua coda di cavallo, che oscillava, poi con un salto decise di scendere a terra e sacrificarsi così come i suoi amici. Ora i piedi dei quattro curiosi del Tempo erano circondati per tre quarti dalle ombre, e quello poteva essere il momento buono per saltare via e correre in hotel, ma le ombre ormai stavano per portare i quattro curiosi del Tempo lì sotto nelle fogne. “Non volete rivedere il vostro amico Pecan?” ridacchiò l’ombra dalla voce femminile. “Lui adora la vita nelle fogne!!!” urlò ridendo Lauren, con gli zoccoli pronti a sparare diesel, aveva puntato lo zoccolo anteriore sinistro verso Sandikov e la prof. Ionic, che continuavano a essere stoici, e quello destro verso Takao e Mindy, che se la stavano facendo sotto. Per quanto riguarda il suo marito calamaroso, egli aveva gli occhi mezzi chiusi e guardava storto la moglie, e teneva i tentacoli di sotto incrociati, come delle braccia. Lauren stava per prendere la mira e spruzzare il suo liquido corrosivo verso i nostri eroi… non si era nemmeno accorta della presenza di McMeow e di Giordano, che si erano rintanati sotto la macchina in questione (che fosse una macchina imprestata a loro dopo l’incidente, non ci era dato saperlo e sinceramente non è importante ai fini della trama). E in quel momento… SLAM!!! La porta dell’hotel si aprì e uscì il reporter inuit di prima con un aspirapolvere con un filo lunghissimo. “Picciotti, lasciate fare a mia!” gridò l’inuit puntando l’aspirapolvere verso le cinque ombre, che al vedere le “fauci” dell’aspirapolvere scapparono, le quattro ombre prima schizzarono via in fila indiana verso un tombino sul lato sinistro della strada, e vi entrarono dentro, seguiti infine dalla quinta ombra. I Curiosi del Tempo allora entrarono dentro l’hotel dicendo un sonoro “Grazie!” in coro all’inuit “Piccio’, Alfred Pullara Jr. sono!” esclamò quello facendo loro l’occhiolino. I nostri quattro eroi rimasero nella hall in fila indiana, e mantenendo la porta aperta, in quest’ordine, Takao davanti, Sandikov in seconda posizione, prof. Ionic in terza posizione e Mindy quella più indietro di tutti. Lauren era infuriata: “Ti farò assaggiare la potenza del mio rhum biologico!!!” E puntò i suoi due zoccoli in faccia all’eschimese, salvo poi vedere Weege McMeow e Giordano nascosti sotto l’auto. I due allora corsero via spaventatissimi, sparendo oltre i cespugli dietro il parcheggio. Siccome la porta era rimasta aperta e Mindy aveva appena finito di allungare al massimo la corda dell’aspirapolvere, Takao da davanti si scambiò un cenno d’intesa con Alfred Pullara Jr., e il nostro piccolo Napoleone giapponese diede un calciò al didietro dell’aspirapolvere proprio mentre Mindy staccava la spina. L’aspirapolvere quindi partì di scatto e andò a colpire Lauren proprio nella schiena. PAM e anche SPLAT! La chimera fu investita dall’aspirapolvere, che iniziò a correre giù per la strada, ma l’inuit Pullara Jr. fu così veloce da prendere la corda, e riavvolgerla, e rientrare nell’hotel con l’aspirapolvere intatto, chiudere la porta e poi battere cinque con Takao, Sandikov, la prof. Ionic e Mindy, che lo guardarono con il loro pieno rispetto, rispetto che anche lui ricambiava!

SPLAT! Lauren e il suo marito senza nome, ovvero la chimera chiamata muccalamaro, si era spiaccicata in un lago del suo liquido al rhum… e si rialzò di scattò, perché stava andando a fuoco: “PORCA VACCA!!!” esclamò Lauren, e si mise a correre come una pazza verso valle, in cerca di un torrente per estinguere le fiamme che avvolgevano lei e il consorte, e non appena arrivò fino al torrente lì a valle, inciampò con il piede-zoccolo destro su un sasso. “NON VOLEVO FARE SUDOKU ORA!!!” urlò Lauren e… SPLASH!!! La corrente del fiume era più forte della chimera, e Lauren venne inghiottita dalle rapide onde del torrente.

Intanto, nel salotto dell’hotel, l’inuit si mise a parlare con i nostri quattro eroi. “Allora, piacere! Siete bravi, ragazzi!” disse con il suo forte accento da inuit italoamericano. “Io da Skagway in Alaska vengo! E ma noi Inuitte a Skagway lo sapiti come lo chiamamu? Cumanciafamuddichi, è chistu su veru nomi! Ma picciò, ma cu volevano sti vastasi da voi?” Takao disse: “Hanno in ostaggio un nostro amico…si chiama Pecan” “ed è un nostro collega a scuola” disse la prof. Elizabeth Ionic, prendendo sotto spalla la sua collega un po’ più alta di lei, ovvero la prof. Mindy Catarina Hernández Lavado. “Mischinu…” sospirò l’eschimese. “Alla fine ci si abitua…” sospirò Takao, scuotendo la testa. Sandikov sussultò: “Dolcino o cuoricino? Quindi suppongo che volessero i nostri cuori…” “Probabile…” sussultarono freddi la prof. Ionic e Takao, all’unisono. Mindy non voleva parlare in spagnolo in quel paesino di montagna e, nonostante avesse l’accento palesemente ispanico che non riusciva a rendere proprio neutrale, ovvero standard (come erano l’accento di Midori – sempre – o l’accento di Sandikov – quando si concentrava e non voleva sembrare una spia sovietica agli occhi del naoniano medio -), né veneto (come Pecan e la prof. Ionic che ce l’hanno sempre avuto naturale, anche quest’ultima pur essendo cresciuta in Argentina, aveva il padre naoniano, e come Takao, che aveva preso quell’accento in men che non si dica, pur venendo da un posto di tutt’altra lingua e cultura), prese coraggio e parlò. “Penso che volessero cuori vivi, freschi di giornata e che battono ancora nei petti…” disse coprendo la sua preoccupazione con la sua sana dose di sadismo. “Di sicuro non mangerebbero neanche loro un haggis!” esclamò ridacchiando la prof. Ionic, gettando un’occhiata sfacciata a Sandikov, che ridacchiò.

Poco dopo, congendatisi dall’inuit Pullara Jr., i nostri quattro eroi andarono nel salotto dell’hotel, dove c’erano varie VHS, tra cui quella del film Shipformers vs. Sheepformers. Siccome la TV era libera, Takao prese quella VHS e la mise nel lettore VHS: “Mindy, devi colmare questa tua grave lacuna culturale!” disse, serissimo. “Val… cioè, va bene!” sorrise Mindy che stava per cadere in una castigliana trappola, per poi accorgersi che c’era il simpaticissimo McMeow nei paraggi e non voleva rivelarsi per quello che era davvero (come lo era del resto anche Weege per i naoniani, nonostante a momenti fosse più naoniano di loro). I nostri quattro eroi si sedettero e si misero a vedere quel film. E fu in quel momento che: “Giordano!” esclamò Weege McMeow guardando nel salotto dell’hotel. “Quei tizi e io…abbiamo un nemico in comune, mi sa!” ridacchiò McMeow in preda alla tensione, e stava per avvicinarsi a loro, quando il cameraman lo prese per la collottola della felpa e gli disse: “Avanti capo, vai a dormire! Domani ti aspetta un lungo giorno!” “Come sempre… ancol Billy!” sbuffò McMeow, mentre Giordano lo spingeva verso le scale che portavano al piano di sopra. E anche questa volta, Weege McMeow e i nostri eroi si sarebbero incontrati…un altro giorno!

Domenica 6 febbraio 2011

Erano appena le otto di mattina nel mondo fuori dalla bolla temporale del campetto di pallacanestro, e in quel caso anche dentro la bolla temporale erano le otto di mattina, e molti ragazzi stavano provando parti e coreografie come se non ci fosse un domani, tra cui Jack, che arrossendo, stava leggendo le pagine dei fotoromanzi con i dialoghi de El Supermacho. “Più pathos!” esclamò Midori un po’ severa passando vicino a lui, e… facendolo arrossire… infatti Jack iniziò a leggere le sue battute di El Supermacho con la lingua attorcigliata. Midori era tornata a casa quella sera, e si era dovuta subire il caratterino tutto pepe e sfrontato della signora Pecan, e quello le aveva fatto concludere il sabato e iniziare la domenica un po’ con le scatole girate, come se avesse avuto quelle cose, solo che non ce le aveva e si reggeva benissimo in piedi, eccome. E si era vestita di nuovo con il suo classico vestitino rosa che indossava sempre. E fu in quel momento che arrivo Viviana, che indossava sempre la sua argentata e glitterosa gonna da cheerleader ma… la sua maglia era diversa.

Vivi indossava una maglia bianca di quelle classiche su cui vengono stampati sopra disegni relativi a eventi scolastici, sagre, regate o iniziative, e infatti sulla sua maglietta c’erano stampati due omini di profilo, uno tutto bianco (con ovviamente occhi, bocca e contorni neri) che indicava con l’indice un omino tutto blu (con contorni, occhi e bocca neri) con dentro 12 stelline in cerchio e una crepa che lo percorreva a metà per tutto il corpo. La bandiera degli Stati Disuniti d’Europa era come la bandiera dell’Unione Europea, ma con disegnata una crepa nera stile tuono a metà. Sulla maglia c’era scritto sotto i due omini, in rosso e in maiuscolo, nonché in Comic Sans, L’EUROPA NON SEI TU. E poi ancora in sotto, in caratteri più piccoli ma sempre con lo stesso font, “Progetto scomunitario delle Case dello Studente di Naonian City, Berna, Vaduz, Tirana e Zagabria” (ovvero alcune capitali degli Stati Disuniti d’Europa). Ebbene sì, la Croazia fino al 30 giugno 2013 faceva parte degli Stati Disuniti d’Europa, prima di avere un cambio di posizione e decidere di far parte dell’Unione Europea. Midori corse da Viviana per salutarla, e Viviana la salutò, ridendo: “Hola, qual è il menù del giorno, malefica imperatrice?” Midori sghignazzò: “Suddita… prove come sempre, RAUS!!!” Vivi e Midori allora si abbracciarono, piangendo…dalle risate! Sciolto l’abbraccio, e asciugatesi le lacrime delle risate, Midori notò la maglia di Vivi: “Divertente la tua t-shirt!” esclamò Midori, e Viviana ridacchiò: “Ahaha, sono corsa giù di fretta questa mattina senza fare colazione, anche se abito a pochi metri da qui. E di solito la uso per dormire.” Midori esclamò, con un sorriso sincero: “è simpatica, ci sta!” Viviana arrossì, un po’ in imbarazzo ma comunque felice: “Ahaha, se lo dici tu!” Midori le sorrise: “Tranquilla, sono prove! L’importante è stare comode! Infatti anch’io non ho sempre voglia di sentirmi una donna sexy!” E le due corsero in centro al campo da Asamoah a iniziare la coreografia di Crime of Passion dei Bamble B, mentre nella bolla temporale era ormai pomeriggio avanzato.

Nel mondo di fuori erano ormai le otto e un quarto di mattina (ora locale: UTC+1). Era arrivato il momento del pasto più importante della giornata, ovvero… la prima colazione! Anche se, diciamo la verità, dopo quel mattone di haggis, la prima colazione in quel caso aveva assunto la forma di quattro tè digestivi. Ma come? La prof. Ionic non si era mangiata l’haggis! Certo, è vero, ma ci teneva a tenere compagnia ai suoi amici, compagni di adolescenza e gioventù, e non aveva proprio voglia di sapori dolci come brioches o fette biscottate che davano in quell’hotel. Mentre i quattro Curiosi del Tempo di classe 1965 stavano facendo colazione al tavolo, si avvicinò a loro l’inuit Pullara Jr. “Piccio’ buongiorno!” I curiosi del tempo annuirono, facendo ciao con la manina. Poi, la prof. Ionic si alzò e gli prese una sedia, e l’eschimese si sedette e iniziò a parlare, concitato. “Bih, che cammurria quel muccalamaro ieri sera! Io mancu capiscu picchì al mondo ci shtanno ‘sti cosi shtrani che rompono i cabasisi a dei poveri mischini!” “E quei poveracci magari sanno tirare dei bei pugni perché è il loro lavoro…” gli sorrise la prof. Ionic, realista. “E vabbbéééé, ma comunque picciotti, la mia passione sunniu ‘sthe creature shtrampallate! È pi chistu chi sunniu venuto in Europa a cercare animali shtrani come il muccalamaro!” “Bon…” disse Takao fissando l’inuit italoamericano. “Picciotti, e vi insegno a cucinare!!!” “No tenemos tiempo, lo sentimos mucho!” rispose Mindy, alzandosi scocciata. La scocciatura era vera perché le era scappato lo spagnolo dalla bocca, nonostante si fosse promessa di non intervenire nella sua lingua in quel paese di montagna. Mindy fu seguita da Takao e i due se ne andarono via. Povero eschimese! “Non ho capito quello che ha detto!” esclamò l’inuit con il suo forte accento da mangia cannoli ripieni di ricotta di balena. Sandikov e la prof. Ionic però erano interessati, e Sandikov evitò di concentrarsi sulle parole di Mindy e disse: “Avanti, di che si tratta?” Alfred Pullara Jr esclamò: “Allora, cumpà, è una ricetta fatta con la parte calamarosa del muccalamaro!” L’inuit si mise a chiacchierare fitto, mentre la prof. Ionic e Sandikov lo ascoltarono con piacere, e con l’acquolina in bocca. “Eh invece la parte bovina del muccalamaro, la usiamo per fare il ragù per gli arancini! Che nell’ovest dell’Alaska, lo chiamano arancina picchì secondo loro è fimmina, ma da noi nell’est dell’Alaska, piccio’, ricordatevi, arancino è masculu!” continuò a spiegare con un tono di orgoglio campanilista il simpatico inuit, e la prof. Ionic e Sandikov erano così interessati che Sandikov aveva preso il suo taccuino e la penna per prendere appunti per nuove ricette.

Intanto, nella bolla temporale (in cui ora era notte fonda) nel campetto di pallacanestro dell’Ex Fiera di Naonian City, Jack aveva appena finito di recitare le sue battute da Supermacho insieme alle sue due “concubine” Midori e Vivi, e Codeghin e Asamoah avevano portato ai ragazzi otto scatoloni e due scatoline delle scarpe, queste ultime per fare i braccioli del divano . “Per il divano che ci ha chiesto, sua altezza!” sghignazzarono a una voce Codeghin e Asamoah rivolgendosi a Midori, che ridacchiò. Da dietro il ragazzo suino e il ragazzo ghanese, Bea Bresot lanciò un rotolo di scotch marrone a Midori, che lo prese al volo tra le sue mani, messe a coppetta. Poi, i ragazzi si misero a costruire… un divano, che in mezzo, non era incollato, e quindi si poteva aprire, e far finta che si rompesse. “Benissimo!” annuì Midori soddisfatta. “Ora avremo un posto per sederci!” esclamò rivolta a Jack e Vivi. “E poi quando arriverà Sandikov, gli diremo di sedersi in mezzo, così che il divano si “spezzi” in due, ma senza rovinarlo davvero!” continuò a spiegare la ragazza dai capelli verdi.

Era arrivato il momento di una sauna pausa, altrimenti conosciuta come “ricreazione”. Molti ragazzi uscirono fuori dalla bolla temporale per prendere dell’aria fresca, ma Midori, Jack e Vivi rimasero lì dentro per sorvegliarla. Jack a fare il timidone nascosto tra le pagine del fotoromanzo, e Midori e Vivi a chiacchierare. “E, allora…hai pensato alla coreografia finale, veeeero?” chiese Midori con un mega sorriso furbetto a Vivi. Vivi allora tirò fuori dalla sua gonna un CD con su scritto PREZIOSO feat. Marvin nella parte superiore e “We rule the danza” nella parte inferiore, e ai due lati i fratelli Prezioso e al centro il cantante Marvin. Midori nel vedere la copertina del CD fu estasiata e il cuore le partì a mille. Sbavò: “Wow… che husbandiii!!! Ho un ragazzo, ma vorrei sposare ANCHE LORO…” “Aspetta il tuo diciottesimo compleanno!” esclamò Vivi, e Midori tornò alla realtà, sospirando: “Va bene. Allora, che canzone vorresti usare?” “In my mind, la quarta traccia! Sai, nel ritornello si chiedono se credono nell’amore, e nel video musicale…c’è un bambolotto. Sai, credi che alle tue zie, cioè alle mie prof, possa piacere?” “Penso di sì… e se non fosse…le convincerò io!” esclamò Midori, decisa. “Brava!” gridò Jack dalla parte opposta del campo, nascondendo la faccia dietro le pagine del fotoromanzo.

Poi Viviana e Midori si sedettero sopra la scrivania. “Allora… c’è un bambolotto nel video musicale” pensò ad alta voce Midori. “Sì! Umano…ma è da anni che non gioco con le bambole, le ho vendute, e mia sorella gioca con le macchinine e i videogiochi” spiegò Vivi. “Non è un problema…umh, beh, magari per rendere più felice mia zia Mindy…” continuò Midori. Vivi la guardava confusa: “Quindi?” “Beh, tu fai amigurumi, vero?” Vivi annuì: “Sì, perché?” Midori allora prese dalla tasca una foto del suo animaletto Nibelungo, e dopo aver dato un bacio alla foto la diede a Vivi, che la osservò. “Potresti fare un amigurumi di Nibelungo per mia zia Mindy?” “Sì!” annuì Vivi. “Penso che potrei iniziare stasera e averlo pronto martedì…” continuò la ragazza. “Già, i miei zii dovrebbero tornare qui dopo le 18, salvo imprevisti…non dovrebbero scoprire il nostro segreto…” continuò Midori indicando la bolla temporale, poi si voltò verso Vivi. “Dunque, quel bambolotto ha un ruolo importante nel video, vero?” Vivi annuì: “Domani porto il PC e ve lo mostro, e comunque sì!” Midori allora disse, tra sé e sé, ma comunque a voce abbastanza alta per farsi sentire da Vivi: “Allora, quel pupazzo che farai di Nibelungo, lo regaliamo a Mindy, e lo useremo anche come oggetto scenico in quella coreografia finale. Ci stai?” finì, sorridendo. “Ci sto!” annuì Vivi e le due ragazze batterono cinque.

Intanto, sulle Dolomiti, era arrivato il momento di fare checkout. Mindy stava per prendere fuori il portafogli e pagare quello che le spettava, quando… notò che c’era solo il suo Time-R. Pagò di fretta, perché non voleva esplodere in faccia alla povera ragazza alla reception, e poi si girò, paonazza, prese la sua valigia per il manico e uscì fuori mentre Takao, la prof. Ionic e Sandikov la osservavano preoccupati. Dopo aver caricato la sua valigia nel cofano, nonché lo zaino (di Sandikov) con dentro il cambio di Takao e Sandikov, e lo zaino della prof. Ionic, Mindy esplose in faccia ai suoi amici: “Midori si è ripresa il Time-R! Vámonos pa’ Naonian City, mi gente!” E detto questo, Mindy si mise al posto di guida e poi si ficcarono dentro l’auto anche i suoi amici. La prof. Ionic si sedette accanto a lei, mentre Takao si sedette dietro a Mindy e Sandikov dietro alla prof. Ionic. Il freddo sole di febbraio entrava dentro l’auto. “Sbaglio o le nostre ombre sono più lunghe?” chiese Takao a Sandikov. “Sarà l’ora del giorno!” rispose Sandikov con il suo esageratissimo ottimismo di sempre. Takao però notò un’ombra nel sedile posteriore di mezzo…quello non occupato. E fu in quel momento, che Mindy mise in marcia l’auto, partendo LETTERALMENTE in quarta.

FINE PRIMA PARTE