Ti sei perso/a la quarta parte? Eccola qui:

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RIASSUNTO PARTE 4

–          Gli Shipformers sono scomparsi! Così McMeow porta al Teatro Verdi, per Takao e i suoi soci, gli Sheepformers.

–          Intanto, c’è una barriera di energia cattiva e respingente in alcune aree del Teatro Verdi

–          Scopriamo inoltre il passato di Dolcina e i Cuoricini, e di come e perché arrivarono a uccidere Lauren e dello scagionamento di Golia

–          Ma ci sono ancora tante domande a cui rispondere e che non hanno trovato risposta nella parte quattro. Tutto questo, nella quinta e ultima parte!

Dov’eravamo arrivati alla fine della quarta parte? Ecco qua, vi ripeterò cos’è successo.

Nella tarda serata di domenica 13 febbraio 2011, Takao e Zola erano arrivati sotto i soliti studi di Canale 313- Naonian TV. E, il solito ritornello di Truly Madly Deeply, si ripalesò, questa volta, anche cantato: I wanna stand with you on a mountain/ I wanna bathe with you in the sea. Si misero proprio accanto al portone del palazzo… solo che, data la tarda ora serale, non c’era nessun McMeow (in questo caso in kilt, ovviamente!) dal sesto piano che, dalla finestra avrebbe potuto dire: “Oh Takao, Takao, perché sei tu, Takao?” A ogni modo Zola si sedette a terra come un vero gentilcane, mentre Takao rimase in piedi. Il nippoleone fissò prima la porta, poi il citofono, e, infine si alzò in piedi e rivolse lo sguardò in alto, verso il palazzo, e pensò, tra sé e sé e con un sorrisone fermo: “Christian, Pecan, anzi, voi tutti Curiosi del Tempo, Weege, Zola, Nibelungo. Domani, risolveremo ogni cosa… a suo tempo!”

Quella sera, i ragazzi (tranne l’emo), Sandikov, il fattorino e la prof. Ionic, nonché la creatura nibelungica continuavano a giocare a Lupus in Tabula, e Sandikov prese la carta con la foto del suo batuffoloso amico Hegel… tutti i ragazzi sussultarono nel vedere il fantasma bluastro del criceto prendere video e salutarli: “Ciao, amici non mici!” squittì il fantasma del roditore. Sandikov sogghignò: “Il criceto…l’arma segreta di questo gioco!” E batté la punta dell’indice destro con la zampina destra dell’animaletto fantasma.

E finalmente, arrivò la mattina del GRANDE GIORNO, di San Valentino! Lunedì 14 febbraio 2011. Takao e Zola erano rimasti di fronte la porta ad aspettare l’arrivo di McMeow, e, alle sette di mattina, la notte aveva già lasciato il passo a un giorno grigiolino, ed ecco che… arrivarono McMeow e Giordano. Takao saltò non appena McMeow strillacchiò: “AMICISSIMISSIMO MIO!” E, quindi, gli aprì la porta, e lo fece entrare per primo, e poi anche lui e Giordano entrarono dentro. Giordano e Takao si diressero dentro gli studi televisivi al piano terra: due spray con GPS al succo di muccalamaro erano lì sul tavolo. Takao si stupì, ma Giordano sospirò. E poco dopo, ecco ritornare McMeow con un Haggis molto grande e fresco sospeso dentro un contenitore cilindrico trasparente, che appoggiò sul tavolo. Il contenitore inoltre, aveva due bretelle blu da zaino. Anche Takao saltò sul tavolo, con gli occhi che brillavano. “Voilà!” esclamò McMeow, mettendo al cicciobrutto il cilindro-zaino con l’haggis sulle spalle, e Giordano gli consegnò i due spray. “C-come sarebbe a dire, solo due?” esclamò Takao, sedendosi sul tavolo. “V-vede…i-ieri mattina” sospirò Giordano, e prese il cellulare per mostrargli una foto: le altre tre bombolette spray al succo di muccalamaro erano per terra, due quasi accartocciate con tutto il succo di fuori (e anche i rispettivi chip del GPS rotti in mille pezzettini), mentre la terza rotta in due pezzi ultramegataglienti, e con il chip del GPS non pervenuto. Il tutto, mentre dietro di loro, McMeow stava giochicciando con una calcolatrice. Dopo aver mostrato la foto, Giordano scosse la testa, sospirando e Takao sbuffò. “Dunque cin…DUE bombolette spray, un haggis! Bene! Fanno in tutto trenta euro!” strillacchiò McMeow e Takao, sbuffando, gli consegnò una banconota da venti e una da dieci. “Grazie! E ora…alla McMeowMobile… di scorta!” esclamò McMeow, e lui, Takao con le due bombolette spray attaccate ai lati del cilindro come due propulsori di un razzo e Giordano uscirono di corsa dall’edificio. “Dritti al Verdi!” sorrise Giordano, non appena McMeow aprì la porta anteriore del camion frigo, e si mise al posto di guida, seguito poi da Giordano accanto a lui. Takao salì e si mise dietro al suo amatissimo guidatore… e Zola si grattò la testa. “Messieurs… voulez-vous una manò?” sospirò il cane radioattivo, con gli occhi illuminati di un giallo laser. “SALI!!!” strillacchiò McMeow, e anche Zola salì sul camion frigo. McMeow partì allora a tutto gas verso il Verdi, e pochi minuti dopo, l’uomo parcheggiò il suo camion frigo alla fine di Piazza XX Settembre, e i quattro uscirono fuori. Takao, McMeow e Giordano entrarono nel Teatro, e Takao, fece un veloce saluto con la mano ai due e corse correndo al piano di sopra, lasciando dietro di sé una polvere nuvolosa sollevata da chissà dove. McMeow e Giordano, rimasti nell’atrio, si guardarono. McMeow esclamò: “Voglio proprio vedere questo spettacolo!” “Vorresti comprarne i diritti, capo?”chiese Giordano. McMeow stava per rispondere: “Magari trarne un lib…” e in quel momento, dalla sua orecchia sinistra, scattò fuori il suo cervello, che fece uscire fuori dal suo corpicino cervelloso e nerboruto le sue gambe e zampe da gallina e le sue braccia mani della stessa sostanza cheratinosa, e poi si appoggiò guancia (ci siamo capiti) a guancia a McMeow, e lo fulminò: “A cuccia, Weege!” “A cuccia, Signor Cervello!” esclamò McMeow, cercando di far cadere il cervello dalla spalla, mentre Giordano li osservava a braccia incrociate. “No!” esclamò il cervello saltando a terra e guardando Weege a braccia incrociate. “So cosa aspettarmi…” pensò il cervello tra sé e sé, mentre Giordano gli sorrise e McMeow sbraitava.

Intanto, Mindy era tornata a dare pugni alle entrate secondarie a lato del teatro Verdi, e continuava a essere respinta: “Grrr!” esclamò, sudatissima, cadendo di chiappe e rialzandosi, con le nocche infuocate. Zola la vide e si avvicinò, a passo di passeggiata, a lei. “Madame…” esclamò Zola, e Mindy si voltò. “Zola! Qué pasa?” esclamò, ringhiando. Zola stava per farle il bacia mano, ma Mindy ritirò la mano, ringhiando. “Que machista che sei!” ringhiò di nuovo Mindy, rossa in viso e stizzita. Zola sospirò, inchinandosi di fronte a lei: “Madame Mindì, non farti prendere da quella energia negativa!” “Pues prueba a scagliare tus rayos radioactivos!” esclamò Mindy, e Zola allora scagliò i suoi raggi gialli all’altezza delle entrate… per un attimo…sembrò formarsi un buco nero su tutte le entrate da quel lato, come una porta interdimensionale, ma, non appena i suoi raggi furono arrivati alla massima potenza, le porte interdimensionali iniziarono a chiudersi sotto gli occhi sgranati, le mani mordicchiate e la fronte imperlata di Mindy, e Zola fu respinto di getto fino alla fontana in mezzo alla piazzetta, cadendo di chiappe. Il cane si rimise in piedi, aiutando la schiena spingendola con la mano destra. “Ay caramba!” ringhiò Mindy, tremando. “Madame, sono desolé!” esclamò Zola, abbassando la testa e sospirando. “No pasa nada!” sorrise Mindy, e Zola le sorrise di rimando. “Riprova con los rayos rojos o di altri colores!” sorrise di nuovo Mindy. Zola allora scagliò i suoi raggi color rosso, e…niente… come con Mindy che dava pugni, anche in questo caso, il cane fu respinto, un’entrata alla volta, per terra, cadendo per fortuna di chiappe a pochi metri da lì. Zola si rialzò sempre, e Mindy sobbalzò, e poi sospirò: “P-provali todos…” Zola partì di nuovo all’attacco, da scattoso nobilcane.

Intanto, Takao si era fermato sul palco per vedere cosa succedeva. Non c’era nessuno in scena, e gli oggetti di scena erano nascosti dietro lo schermo del palco. Allora, il nippoleone si avvicinò alla quinta di sinistra, e… vide chiaramente la trasparente bolla di energia respingente. Woah… il nostro miniamico rimase a bocca aperta, con gli occhi che luccicavano e la fronte imperlata di gocce come gli acquascivoli del lunapark.

Nel camerino al secondo piano, Sandikov (che aveva riposto la carta da cui evocare Hegel dentro il taschino) e la prof. Ionic si erano alzati in piedi e avevano radunato accanto a loro i ragazzi, il fattorino e Nibelungo, mettendosi tutti a mò di ovale. Inoltre, Nibelungo si era appollaiato sulla testa di Vivi e le stava dando, con le zampotte, dei colpetti ritmici sui capelli, e la ragazza ridacchiava. “Okay…ragazzi” si schiarì la voce la prof. Ionic. “E tu, oh, fattorino!” sorrise a trentadue denti Sandikov. “Tornatene a scuola!” sogghignò il fattorino rivolto a Sandikov, che però si rivolse ai ragazzi: “Voi, rimanete qui e concentratevi sullo spettacolo!” “Ancora?” esclamarono a una voce la sinonaoniana e il rasta. “Vi diamo il via libera…quando e…se…si può..” sospirò la prof. Ionic. “Nipote…” dissero lei e Sandikov rivolti a Midori, facendole cenno di avvicinarsi a loro. Nibelungo allora saltò sulla sua testa. “Vengo con voi, vero?” chiese la ragazza dagli occhioni mielosi. “Certo!” sorrise Sandikov. “Lui…no..” disse la prof. Ionic indicando Nibelungo. “Ma perché NO, zii?” frignò Midori, agitando le braccia. La prof. Ionic ridacchiò: “Ma se gli date ancora la pappa con l’aeroplanino! Tsk!” Midori si mise a dire qualcosa ai due zii, e mentre zia Elizabeth le rispose, Nibelungo fece un salto in alto e atterrò sopra il muro, come un ragnetto, e scattò… da qualche parte. “Dov’è Nibelungo?” esclamò Sandikov. “N-non lo so!” esclamò Midori, sudando freddo. “è una cosa seria…” sospirò di nuovo Sandikov. “Lo sa lui dov’è andato!” digrignò i denti Midori, dando le spalle ai due zii. “O-ok?” esclamò Sandikov rivolto ad Elizabeth, e Midori si diresse fuori dal camerino, a passo deciso. I suoi zii la seguirono fino all’uscio, e una volta uscita dalla porta. “NIPOTONZOLA!” esclamò Takao, concitato, con l’haggis sulle spalle e consegnandole uno degli spray. “Takao!” esclamò Sandikov saltando e sussurrò la prof. Ionic con un sorrisetto, mentre Midori si avvicinò allo zio. “Voi due restate qui! Tu… VIENI!” esclamò Takao afferrando per il polso destro la nipote verdi capelli che rimase a bocca aperta. I due, sotto lo sguardo stupito della prof. Ionic e di Sandikov sull’uscio, corsero verso il piano di sotto, lasciando dietro di loro una scia nuvolosa. Da dietro la prof. Ionic e il suo socio, si sentì il vociare dei ragazzi e il fattorino che sbraitava, agitando le braccia e saltellando come una palla da bowling: “MA MI DITE CHE ALTRO SUCCEDE, ANCOLDOG?!?” Jack, invece, tirò un mesto sospiro.

Ecco dov’era finito Nibelungo… sul soffitto della sala spettacoli, aggrappato lì in alto, con sotto tre piani di quinte, e sotto di essi, la platea. L’animaletto era saldo come un ragnetto, ma gettava sempre uno sguardo in basso, fisso e deciso. E così, zio con lo zainetto cilindrico in spalle e nipotonzola fresca e pulita si misero, con lo spray al succo di muccalamaro pronto in mano, sotto la luce circolare in mezzo al palco. Si puntarono i due spray di fronte alle tempie, annuendosi a vicenda. “PORTACI DA PECAN!” urlò Takao e in contemporanea sua nipote Midori esclamò: “ANDIAMO DA ZIO PECAN!” Si spruzzarono l’essenza di spray addosso, e i loro corpi si sbriciolarono in tanti piccoli pezzetti quasi atomici dalla consistenza quasi pixelosa. E sparirono dalla platea…teletrasporto completato con successo!

Erano ormai le otto di mattina, e al teatro era arrivato qualcun altro, in parka e ossa. Era “Picciotti!” esclamò l’inuit in questione, correndo verso McMeow, il suo cervello (che si era di nuovo appollaiato sulla spalla sinistra) e verso Giordano. Quest’ultimo gli sorrise, mentre il cervello gli fece un saluto con la manina e McMeow sobbalzò: “ARGH!” Pullara Jr. si avvicinò a loro: “Cumpa’! E sunniu venuto qui per vedere shto shpettacolo dei picciotteddi!” “E non lo filma, vero?” si infuriò McMeow. “Secondo te…” sospirò Giordano. L’inuit Alfred Joseph Pullara Junior in effetti, non aveva con sé nessuna attrezzatura. Era lì, vestito con vestiti tradizionali inuit e basta. “EH VABBÈÈÈÈÈÈÈ! E NIENTE CI FA!” esclamò l’inuit, gesticolando e in preda alla sindrome del cappissi locche. Ma come, non si dice Caps Lock? Chiederete voi dolci bambini. Ebbene no, questa è una parola tipica della cultura inuit che poi è diventata conosciuta da tutti grazie alla sua traslitterazione in inglese. I nostri amici inuit infatti quando parlano, soprattutto quando non vogliono far strada da un posto all’altro della casa o di qualsiasi altro luogo (perché in Alaska, purtroppo, il lavoro nuoce gravemente alla salute) per avvicinarsi al loro interlocutore, o, persino quando sono vicini ad esso, si urlano a tutto volume, squartandosi le orecchie a vicenda: ed ecco spiegata l’etimologia di questo termine. A ogni modo, lasciamo Pullara Jr. a parlare con quei tre e andiamo… giù nelle fogne di Naonian City!

“Mmm…carne fresca!” esclamò Dolcina mentre i quattro arlecchini cuoricini tenevano stretti Christian, che cercava di dimenarsi, senza cadere però nelle torbide e rapide acque fognarie sotto di lui. I quattro, con schiumosa saliva alla bocca, cercavano di agguantargli il suo visibile cuore. Ma lo sguardo della bambina dai capelli a spaghetto non era rivolto verso lo zombie, bensì verso Pecan, che era lì che faceva jogging sul posto, mentre il bracciopadre gli volteggiava attorno come un vortex impazzito legato al filo. Pecan sospirava e ansimava grandemente. Dolcina allora esplose: “TUTTA QUELLA CARNE, DIGERITA!!!! Forse…avrei dovuto darti un po’ di Sachertorte!” “Davvero! E dov’è?” chiese Pecan con gli occhi che si illuminarono e saltellando sul posto con la bava alla bocca e la lingua di fuori. “Argh…tanto è inutile… spero che gli altri cinque cadano nella nostra trappola… OGGI” ringhiò Dolcina, nascondendo la testa dentro il colapasta, e il resto del corpo (tranne le braccia con cui reggeva il colapasta) dentro il suo costume a grattugia. “Pero si no pueden…ancora… transformarse en sombras…” sospirò, tremando, Christian, che stava quasi per liquefacersi lì nel marciapiede. “Infatti…” sogghignò Dolcina. E in quel momento… PAM! Midori e Takao si materializzarono proprio tra Christian e i quattro arlecchini cuoricini, che gli caddero giù e rotolarono per terra, fino ad andare a sbattere contro Dolcina, e poi, si rimisero in piedi di fronte a lei, raggiunti dal fluttuante bracciopadre. “ANCOL PA..PAPAPAPAPAPA…AH?” ansimò Pecan vedendo Takao, poi, si illuminò e allora lo prese in braccio e…lo baciò in bocca! SMAAACK! Takao si staccò dal bacio infuriato, sputacchiando e poi saltò a terra: “SGRUNT! Ma che…anche tu, eh?” Pecan scoppiò a ridere, e Midori ridacchiò, rivolta a zio Pecan con gli occhi pucciosi: “Lo dirò a tua moglie!” Pecan allora sghignazzò. Ma Takao li lasciò perdere, e, tirò fuori l’haggis e lo consegnò a Christian: “Sì! Que rico!” Esclamò lo zombie, mangiando l’haggis in un boccone. “Gracias, amigo!” esclamò infine egli, rivolto a Takao. Improvvisamente, fu preso da un’energia di forza pazzesca, che non afflisse Pecan, Takao e Midori che anzi erano lì fermi in piedi, ma sbalzò il bracciopadre, Dolcina e i quattro arlecchini cuoricini fino al muro destro della fogna. Christian era tornato a reggersi in piedi del tutto, nonostante l’andatura zombie. Dopo una capriola delle cinque pesti patentate e un rotolamento di trecentosessanta gradi per il bracciopadre, i cinque bambini di…cinquant’anni si rimisero in piedi mentre il bracciopadre si rimise nella sua fluttuante posizione standard. Dolcina guardò in alto… la barriera di energia di cui Christian aveva accennato a Takao era ancora lì, ma per i suoi occhi di rapitrice non era invisibile, anzi, si vedeva un leggerissimo strato trasparente. Poi, Dolcina rivolse lo sguardo verso Pecan, Takao, Christian e Midori e sorrise: “Beh, le cose succedono per una ragione!” I quattro si guardarono con la faccia a punto interrogativo, con un leggero: “Eh?” e una scrollata di spalle. Dolcina sorrise di nuovo: “Beh, come volevo! A dopo, allora!” E, detto questo, Dolcina fece un salto sulle spalle dell’arlecchino blu e si arrampicò sulle grate del tombino, e uscì fuori, oltrepassando la barriera di energia. Pecan allora scattò: “Ci voglio provare anch’io!” disse, scansando l’arlecchino rosso e verde da una parte, e l’arlecchino blu e nero dall’altra, e infine, il braccio padre, come se stesse palleggiando e quelli volessero rubargli la palla per fare canestro. “Zio, no!” disse Midori, tentando di rincorrerlo, ma Christian e Takao la trattennero. Non appena Pecan cercò di toccare le grate del tombino… PAM! L’energia lo risbattè giù, facendolo cadere di chiappe, sotto le fragorose risate del bracciopadre e degli arlecchini cuoricini. Poi, si rimise in piedi senza scrollarsi la polvere di dosso, e tornò dal suo team. Fu allora che Christian gli fece un sorriso complice,e invitò Pecan, Midori e Takao a mettersi davanti a lui. Gli Arlecchini cuoricini e il bracciopadre sogghignarono. “Ehi, verdolina!” esclamò l’arlecchino blu rivolto a Midori, che fece la faccina stupita.

Mindy e Zola erano intanto rientrati nell’atrio del teatro Verdi, e a pochi metri da loro Pullara Jr e il cervello di McMeow . Il labradoodle radioattivo si strascicava: “Madame, non comprendo pas! Quelle porte sono vraiment stregaté!” Mindy gli sorrise: “Tranquilo, risolveremo todo!” , e gli grattò velocemente la testa. Zola ricambiò il sorriso, scodinzolando da canide bipede qual’era. E… in quel momento, dall’ingresso che portava in platea, arrivò a passo metallico pesante Dolcina alla guida di Pessimus Second. “Ehi Prof! Dolcino o Cuoricino?” ridacchiò la bambina, e Mindy e Zola sobbalzarono, rivolgendosi verso di lei: “Pa’ tí, un gelato!” esclamò Mindy tremante e indicandola, ma la sua gorgogliante risata lasciò il posto al deglutire. Dolcina allora fece muovere le gambe del robot in alto e in basso, come per pestare Mindy e Zola, che si scansarono all’ultimo secondo. “ARGH!” urlò Dolcina. Mindy e Zola corsero, diretti verso le scale. Dolcina sul robot si mise davanti alle scale con passo pesante, e sghignazzando “Hihihihi”. La coda di cavallo di Mindy e le orecchie di Zola sventolarono, gli sguardi fulminanti. Zola allora guardò prima Dolcina su Pessimus Second, e poi Mindy, inchinandosi leggermente: “Madame, laissez-moi combattre avec toi!” esclamò Zola. Mindy annuì, e i due iniziarono a fissare truci Dolcina, che continuava a muovere i piedi del robot ritmicamente, su e giù, ridacchiando. “Mmmm…carne fresca!” strillacchiò la ragazzina pensando tra sé e sé, leccandosi i baffi. Zola stava per scagliare i suoi raggi radioattivi rossi dagli occhi, quando… “Let’s-a go, goombah!” Era la voce di Pullara Jr., che, come ogni inuit che si rispetti, parlava in inglese con un fortissimo accento broccolino! Mindy però deglutì, mentre Zola ebbe un colpo alla grandeur e tirandosi le orecchie in basso, disse: “Monsieur le Inuit, perché in anglais?” Pullara Jr. allora entrò in piena sindrome del cappissi locche e urlò: “PICCIÒ, AMUNI!” Dall’inglese all’inuit…il passo era di media lunghezza. Zola tirò un sospiro di sollievo, ma Dolcina sghignazzò ancora più forte, abbassando le mani di Pessimus Second verso Zola e Mindy, che furono stretti nella morsa. Intanto, accanto a Pullara Jr. erano accorsi McMeow, il suo Cervello e  Giordano, che si osservarono dall’alto in basso, increduli. E, in quel momento, Mindy mollò un dritto in faccia a Pessimus Second, facendo sobbalzare Dolcina, che mollò la presa, e fece cadere a terra con una capriola Mindy e Zola (che sparava raggi laser rossi, senza però riuscire a colpire né il robot né la bimba). L’umana venezuelana e il labradoodle francese si rimisero in piedi, e subito McMeow, il Cervello (seduto sulla spalla destra di Weege) e Giordano accorsero verso di loro: “ANDIAMO!” esclamarono, assieme a Pullara Jr, e, approfittandone del fatto che Dolcina si era ritirata dentro il suo vestito a grattugia e lo scolapata come una tartaruga, i cinque uomini (il cervello di McMeow essendo un cervello è -per fortuna- asessuato, ma, appartenendo a un uomo, si identifica nel sesso maschile a tutti gli effetti) e Mindy passarono sotto le gambe di Pessimus Second, iniziando a salire. E, in quel momento, Dolcina sobbalzò… e si rimise in marcia sul robot, verso i sei, che correvano a perdifiato, Zola con gli occhi rosso laser. McMeow corse di fronte a tutti: “Vi faccio strada!” “No, io!” esclamò il suo cervello, che correva più veloce di lui. Per sbaglio, il Cervello fu preso dalla mano di Pessimus Second: “Mmm, cervella d’annata!” esclamò Dolcina, leccandosi i baffi, ma il cervello saltò in alto e la colpì in faccia, facendole perdere per qualche secondo il controllo del robot, e facendola saltare fuori dal suo costume a grattugia: Dolcina indossava un tutù rosa sotto di esso. Dolcina fu un attimo paonazza dalla rabbia, e il Cervello rimbalzò contro il suo scolapasta, e rotolò fin giù a terra, mettendosi in piedi in men che non si dica, e riprendendo a correre.

McMeow, Giordano, Zola, Mindy, il cervello e Pullara Jr. erano arrivati al secondo piano, con la sghignazzante Dolcina alle calcagne, che, cercava di prenderli e stringerli tra le mani meccaniche di Pessimus Second. Con una sgommata pazzesca, i sei eroi… “ANCOLDOG!” esclamò il fattorino sobbalzando. Egli era fuori dalla porta del camerino, e sull’uscio c’erano la prof. Ionic e Sandikov, quest’ultimo saltò gasato con le braccia in aria e i pugni chiusi al veder passare Mindy: “Sorella!!!! Seiseisei tutti noi!” le aveva urlato, ma lei non lo aveva sentito. La prof. Ionic sorrise prima al passaggio di Mindy, e, poi, sorrise al fattorino: “Bunkerati, cucciolino mio!” sogghignò l’aquilina donna. Il fattorino sbuffò e poi, trovandosi sul piede di Pessimus Second, corse a perdifiato, con il cuore a mille e il sudore di Niagaresche proporzioni verso la porta dello sgabuzzino, proprio in fondo all’edificio. Il fattorino vi entrò, prese una torcia e vi si chiuse dentro a chiave. La stanza non era illuminata, e non aveva finestre, ma c’erano un sacco di riviste più o meno impilate sullo scaffale di metallo multipiano lì dietro, scatole di cartone in condizioni più o meno buone, nonché il suo zaino con dentro ciò che rimaneva degli oggetti di prima necessità che aveva portato il giorno prima. Il fattorino tuttofare tirò dunque fuori gli oggetti (tra cui dei bicchieri, dell’aranciata e alcuni tramezzini), e mise lo zaino chiuso dietro di sé come appoggio, e si sedette stravaccato, sospirando a pieni polmoni: “Che… robe!”

McMeow aveva aperto la porta dell’ampia stanza secondaria a destra con una semplice manata, e subito lui, il suo cervello, Mindy, Zola, Giordano e Pullara Jr. si erano messi in groppa ai loro Sheepformers. “Vi insegno io!” esclamò McMeow. “Cosa? A noi?” sghignazzarono a una voce il suo cervello e Giordano. Zola gli disse: “Bien sûr!” Pullara Jr. fece invece il segno dell’okay a Weege, mentre Mindy… “Síganme!” sorrise la donna con un ghigno, e, a passi pesanti sopra il suo Sheepformer un po’ lento, i cinque uomini sui loro cinque robot pecora uscirono dietro di lei. Con calma… e fuori, c’era Dolcina ad aspettarli. La ragazzina sorrise ai sei: “No, no, no, seguite me!” esclamò in generale, e McMeow, Giordano, il cervello e Pullara Jr. si stupirono, grattandosi la testa, mentre Zola e Mindy si scambiarono uno sguardo complice. “Se…volete affrontarmi!” continuò Dolcina, fissando Zola e Mindy e mettendosi davanti a loro. Ma… le pecore Sheepformers erano lentissime, i suoi sei guidatori non erano ancora arrivati alle scale, mentre Pessimus Second procedeva trotterellante davanti a loro. “Weege, a me pare che…” sospirò il cervello rivolgendosi al suo padrone. McMeow si illuminò, e disse: “Fate così!” dando una pacca sulla schiena al suo robot pecora, e gli altri cinque lo seguirono. Gli Sheepformers ravvelocizzarono di molto il passo… per un attimo, per poi sterzare contro la volontà dei loro padroni. Dolcina infatti era già alle scale: “Muovetevi, schiappe!” ringhiò sorridente, da sopra Pessimus Second. “Ha ragione la ragazza!” esclamò Pullara Jr. “Annacamuni!” continuò, in inuit. McMeow allora scese dalla sua pecora robot e corse da Dolcina: “Tu, oh vile peste! Vieni qui!” Dolcina sorrise e quindi… A tutto succo di muccalamaro e rhum verso il piano di sotto! Con Dolcina alle calcagne, le sei pecore robot bipedi Sheepformers correvano che era una meraviglia. Certo, ogni tanto, dopo le scale (in discesa, ma…vai a capire quel branco di pecore robot), ai robot veniva una specie di fiatone da ovino e dunque i cinque uomini e Mindy dovevano dar loro una pacca per farli correre di nuovo, e Dolcina correva che era una meraviglia, eccome! E sghignazzava pure che era una meraviglia. E così, correndo e fiatando, ecco che Mindy e gli altri arrivarono nell’atrio del Teatro Verdi. Si trattava di un Teatro inaugurato cinque anni e mezzo prima, e inoltre era nel cuore della città, quindi, nonostante le condizioni fossero ottimali, non si sentì passare alcun silenzioso… rotolacampo di sterpaglie, bensì, ecco dei rotolabigliettidivecchispettacoli che passarono silenziosi e soavi di fronte a Mindy e agli altri. Tuttavia, ecco Dolcina, che su una sgommata sopra il suo Pessimus Second, si piazzò di fronte a loro, di spalle e girandosi solo per sorridere, e varcare la soglia dell’ingresso in platea. E così, con una svelta pacca sulla schiena dei loro Sheepformers, anche Mindy, McMeow, il Cervello, Giordano, Pullara Jr. e Zola entrarono in platea.

Dolcina sopra Pessimus andò a passo spedito tra le file di sedie e, una volta arrivata accanto al palco, voltò il robot di modo che desse verso il pubblico, e, con un saltò all’indietro, atterrò in platea e si sedette, rivolta anche lei verso la platea, e muovendo le sue gambette avanti e indietro. Mindy, McMeow e il cervello avevano parcheggiato i loro robot Sheepformers nell’ala destra accanto al muro dell’ingresso e vi erano scesi, mettendosi a braccia conserte e con aria di sfida, mentre, Zola, Giordano e Pullara Jr. avevano parcheggiato i loro robot nell’ala sinistra, sempre accanto al muro, e, anche loro, con un’aria di rissa stampata in faccia e a braccia conserte. “E allora?” strillacchiò Dolcina, saltando giù in platea…”Oh! Forte!” proseguì, afferrando “El tuppaglio!” sobbalzò Mindy. “Eh l’ha detto in inuitte, è brava shta fimmina!” esclamò Pullara Jr. con ampi gesti, e Mindy gli fece uno dei suoi sorrisetti. Dolcina aveva afferrato proprio la scintillantemente plasticosa spada giocattolo mordicchiata da Nibelungo il giorno prima, e, la creatura, dal soffitto della platea, fece del suo meglio per distogliere lo sguardo dall’oggetto…e ci riuscì. “Muhahaha…” ridacchiò Dolcina passando le unghie sulla spada giocattolo. “Shta picciotta tinta ci vuole uccidere così?” esclamò Pullara Jr. rivoltò a Zola che scrollò le spalle e a Giordano che non reagì. Dolcina appoggiò la spada proprio sul bordo del palcoscenico, e si diresse a passo spedito verso i sei. “Nonono, signor Inuit!” sorrise Dolcina, arrivata alla fila di sedie più vicina all’uscita. Pullara Jr. fece il tipico gesto inuit (e italo-americano in generale) del Ma che dici?. Dolcina sghignazzò, e scosse la testa: “Nonono, io voglio QUEI Curiosi del tempo, mio caro!” Pullara Jr. proferì soffusa parola: “E a noi un ci tali..”, ma Dolcina sviolinò, gridando: “Quindi spussate via, oh McMeow e Signor Cervello, nonché il tuo caro cameraman e quello spara-cassate!” Rivolse il suo sguardo ai quattro uomini, e McMeow si avvicinò a lei, ringhiando: “Ma noi…la aiutiamo!” disse, guardando prima il suo cervello, poi Pullara Jr., Giordano e infine Mindy. Poi, disse: “Come del resto il mangialumache!” esclamò McMeow rivolto verso Zola. Mindy scattò verso di lui e lo squadrò dall’alto al basso: “Senta McMeow, questa volta non è la tua avventura…” esclamò la bionda, senza ricorrere a castigliani mezzi. “AH, E COSÌ? NON È CHE CI SONO SOLO PER LA POLITICA, TETTECULO!” ringhiò McMeow avvicinandosi a lei, le loro fronti si toccavano. “S’il vous plaît!” esclamò Zola nervoso, a zampose mani unite. “CHE CAMMURRIA!!!” si incappissiloccò Pullara Jr., mentre Giordano e il Cervello (che si era seduto sopra la sua videocamera), si scambiarono un rassegnato sguardo. “Nonono, McMeow niente scoop per te!” ringhiò Dolcina saltandogli da dietro e strattonandolo per la collottola della giacca. McMeow si girò, ribollendo, ma impassibile. La sua fronte e quella di Dolcina si toccavano. “NO, CULOTETTE!” ringhiò McMeow. “GIUSTO, RAGAZZI?” esclamò rivolto a Pullara Jr., Giordano, e il Cervello, ma questi tentennarono. Dolcina saltò a terra, e si inchinò di fronte ai quattro come un visitatore di fronte al re: “Potete, oh, togliervi dalle ovaie finché io e i miei amici non avremo sconfitto Mindy e i suoi?” I quattro rimasero lì, e il Cervello disse: “Ma…non ha senso!” “E invece sì!” esclamò grugnendo Mindy avvicinandosi verso i quattro. “EHHHH?” urlarono a una voce Pullara Jr., McMeow e il Cervello, mentre Giordano rimase a bocca aperta. Mindy agitò le mani di fronte ai quattro: “Guarda, io e Zola vi siamo grati. Ma questa faccenda… NON… VI… RIGUARDA!” “CANE CHE SI COPRE LA PUZZA CON I PROFUMI, NON ASCOLTARLA!” urlò McMeow puntando l’indice della destra verso Zola, ma il labradoodle scosse la testa. “Mischina…è una fimmina, mica è fort …” Pullara Jr. stava per finire la frase, ma Mindy si era appena sfilata la scarpa destra e ne puntava dritta la suola verso i quattro. “Veen esto, cabrones?” esclamò lei con gli occhi di fuoco, mentre i quattro uomini corsero verso l’uscita. “S-sì” sospirarono McMeow e il suo cervello (che si era seduto sulle sue spalle) all’unisono, uscendo normalmente, mentre i due uomini dagli occhi a mandorla (il cameraman e l’eschimese che sostiene che gli arancini bollenti appena fritti debbano essere accolti con un fiocco blu appeso nelle rosticcerie) indietreggiarono con la schiena rivolta verso la porta. Pullara Jr. sussurrò, sudando copiosamente: “Picciò, ma sei sicur…”Mindy allora appoggiò il piede scalzo su una sedia e lanciò la sua scarpa verso i quattro uomini, che fuggirono come conigli. Nei momenti precedenti e durante il lancio, Zola si mise le sue ricciolute zampotte e sventolose orecchie sugli occhi. E…la scarpa cadde tra le robuste mani di qualcuno, che l’aveva proprio presa come in un bagher. Zola si tolse le zampe e le orecchie dagli occhi, mentre l’altro uomo sollevò gli occhi: “Mindy…è tua?” Era Sandikov. Mindy annuì, sghignazzando e Sandikov le consegnò la scarpa, sospirando, mentre dietro di lui, sempre sull’uscio della porta d’ingresso, c’era anche la prof. Ionic. “Oh, guarda un po’…la COPPIETTA!” strillacchiò Dolcina con un sorrisone, avvicinandosi a Sandikov e alla prof. Ionic. “Non stiamo insieme” dissero a una voce i due, a braccia incrociate. Mindy si era rimessa la sua scarpa, e Dolcina corse verso il palco e saltò li sopra, mettendosi in piedi accanto al suo Pessimus Second. La cinquantenne dall’aspetto di una peste di dieci anni si mise a saltellare sul posto, mentre Sandikov, Mindy, la prof. Ionic e Zola si scambiarono uno sguardo dubbioso, e anche Nibelungo da là sopra, aveva un punto interrogativo stampato in faccia. Dolcina sviolinò: “Quando ci sarete tutti… ve le daremo di santa ragione! MUHIHIHIHIHIHIHIHIHIHI”. La sua risata era come il miele su una maglia nuova di zecca.

Poco prima nelle fogne, Midori era rimasta un attimo imbambolata a fissare l’arlecchino blu con aria stupita, il quale, di rimando, le fece un sorrisone. Christian esclamò: “Andiamo, mi gente!” e, detto ciò, mise una mano sopra la testa di zio e nipote giapponesi, e l’altra sulla testa di Pecan. Emise un potere così forte che, dapprima, la barriera di energia negativa e respingente piazzata lì sotto scoppiò come un palloncino al contatto con uno spillo, facendo sobbalzare gli arlecchini e il bracciopadre. Ci volle qualche minuto, giusto il tempo che Mindy e gli altri portassero i robot in platea e che Mindy lanciasse la sua potente scarpa, ma, detto ciò, grazie alla ritrovata energia di Christian, lui, Pecan, Midori e Takao si teletrasportarono infine sopra le fogne, che erano proprio sotto un luogo di nostra conoscenza, dato che i nostri eroi riemersero appunto dal lato dell’entrata secondaria del teatro Verdi. Stavano per dirigersi dentro l’edificio, quando… improvvisamente, si trovarono in una bolla fluttuante e di un colore tra l’azzurro e il fucsia a pochi metri da terra. Era stato l’arlecchino blu a emetterla, e anche lui era tornato sopra terra. “Tu!” si stizzì Midori, fissandolo, e l’arlecchino blu sghignazzò, mentre Christian le diede una paterna pacca sulla spalla, e la diciassettenne cercò di sorridere. Quindi, Christian rimise i palmi delle mani sulle teste dei suoi tre soci, per teletrasportarli fuori dalla bolla indenni. Ma proprio in quel momento di massima energia di Christian, ecco che il bracciopadre si stava dirigendo a velocità pazzesca verso l’entrata principale, mentre gli arlecchini cuoricini lasciarono dietro di loro una porta sbattuta, ovvero quella dell’entrata per attori. E… PAM! Anche la bolla scoppiò. Takao e Midori iniziarono a correre verso l’entrata principale, mentre Christian si trascinava velocissimo del tutto sopra il livello terreste, Pecan invece. “Puff, pant!” esclamò l’uomo. Takao lo vide e rotolò giù da lui: “Che c’è?” sbuffò. “L’energia… eppure ho mangiato tanta carne… rossa…” ansimò Pecan, con la testa piegata quasi sul petto della sua casacca. Takao esclamò: “N-non perdiamo tempo!” E, si rimise in marcia, a piedi. Pecan, allora lo seguì, sempre camminando.

E fu così, che il resto dei Curiosi del Tempo principali, e Christian, arrivarono nella platea del Teatro Verdi.  Non appena Christian entrò, il suo sguardo incrociò quello di Mindy. “Hermanita!” esclamò lo zombie, spalancando le braccia e inchinandosi leggermente. “Quanto tiempo!” sorrise Mindy, con le mani sui fianchi. Pecan invece arrivò per ultimo, e Takao chiuse la porta dietro di loro…ma proprio mentre stava per chiuderla… un arto fluttuante entrò come un razzo. I sei Curiosi del Tempo, Zola e Christian sussultarono, e la porta dietro Takao si chiuse… normalmente? Takao si riavvicinò il più che poteva ad essa, ma PAM! Fu spedito rotolando fino a sotto il palco, andando a sbattere sotto di esso. “HIHIHIHI!” ridacchiò Dolcina a tutto volume in piedi e con le braccia sui fianchi, mentre intanto, Nibelungo sul soffitto cercava di acchiappare con la zampina il bracciopadre che fluttuava, ma, invano, dato che l’essere si sottraeva ai suoi soffici colpi. PAM! Un’altra esplosione di energia trasparente si sentì nell’aria, e, improvvisamente, le luci calarono, in sala il buio più totale, tranne sul palcoscenico, è ovvio! Dolcina era sotto una luce circolare, e, saltò su Pessimus Second. Dalla quinta di sinistra (ovvero quella dove il fattorino si occupa di luci e suoni), spuntarono, sopra gli altri Shipformers, arrivarono, a seguito di uno scoppio simile a quello di un palloncino toccato con spillo, i suoi alleati arlecchini, tutti con sotto di loro una luce circolare. Ed ecco quindi, sugli altri quattro Shipformers bipedi, l’Arlecchino Nero a bordo dello Shipformer Yatch, quello Blu sullo Shipformer canoa, quello Rosso sopra lo Shipformer nave da Crociera (non per niente, è la Festa degli Innamorati), e, infine, l’arlecchino Verde su una barca a vela. I quattro alleati di Dolcina si misero accanto a lei: il Nero e il Rosso a sinistra, il Blu e il Verde a destra. Tutti e cinque…in riga! Takao risaltò in piedi e fissò dal basso in alto Dolcina e gli altri, mostrandogli le mani chiuse a pugno e battendole come un pugile. “Hihihihi, che fai?” ridacchiò Dolcina dall’alto del suo robot. Takao ringhiò e fece un salto in alto, raggiungendo quasi il palcoscenico, ma, cadendo miseramente di chiappe. “HIHIHIHIHIHI” risero Dolcina e i quattro arlecchini, mentre da accanto l’ingresso, Mindy, Pecan e Sandikov la fulminarono con lo sguardo. Zola stava per far partire i suoi raggi radioattivi, ma Christian gli disse: “Para!”, mettendogli la sua viscida mano da zombie vicino agli occhi. Takao emise un profondo sospiro, fissando le cinque pesti patentate: “Dovete fare i conti con tutti noi, e con la mia mano sinistra… Manola-chan, e la mia mano destra, Fedireka-chan!” Sì, lo so cosa direte…ma che nomi imbarazzanti, queste due mani! Ebbene, dovete sapere che Manola-chan ha consolato Takao durante la sua mesta adolescenza nel Paese del Sole che emana raggi a luci rosse, e anche Fedireka-chan gli dava letteralmente una mano. “Beh, beh, beh…” esclamò Dolcina. “Beeeeeeeeh…” esclamarono gli Arlecchini Cuoricini a una voce. “Mona-san” sorrise Dolcina stringendo le braccia attorno al collo di Pessimus. Takao la fissò, paonazzo: “Non ti permettere!!!” Ma la sua rabbia si sciolse come neve al sole, perché: “Pecan, anche tu! E mi raccomando, recensisci il tuo soggiorno nelle fogne su Gli Avvisi della Trippa!” esclamò l’Arlecchino Rosso, leccandosi i baffi. Pecan si guardò attorno: “Eh, ma non trovo un computer!” Mindy e la prof. Ionic si esasperarono, dandosi una leggera manata in fronte, ma… “Beh, signorina Midori!” esclamò l’arlecchino Verde. Midori allora mosse i capelli e gli mandò un bacio volante. “Sai, io una volta mettevo un certo suffisso davanti ai nomi dei miei amici, quindi…” sospirò l’arlecchino Verde, con il costume che da verde erba stava diventando verde scuro, e con le gote verdi, la lingua verde di fuori e il cuore che gli batteva nelle orecchie. “Dimmi” sviolinò Midori, tentando di avvicinarsi a lui, ma…Sandikov e Mindy la bloccarono. L’arlecchino verde continuò: “Ti chiamerei P0rn0-Midori, ma suona male. Quindi, che ne dici di P0rn4zz4?” Midori strinse la sua boccuccia e si mise le mani davanti, soffocando delle risatine, mentre Mindy scosse la testa: “Llenos de noooonsense” sospirò. “Piena di nonsense sarà lei, prof. Hernández!” esclamò l’arlecchino blu, sentendo Mindy. Mindy lo fissò, fulminante: “Qué quieres de mi vida, niñito? Mujajaja…” Finì, gorgogliante. L’arlecchino Blu, da sopra il suo robot canoa, si creò una bolla fluttuante d’acqua: “L’elettricità…anche delle pecore…non mi tange!” esclamò, andando sempre di più verso l’alto, per poi farsi scoppiare la bolla e atterrare perfettamente sulla testa del suo robot canoa.  Mindy lo fissò, e sospirò: “Okey.” Dolcina allora parlò di nuovo: “Lei, Elizabeth!” esclamò, indicando la prof. Ionic. “Ho capito, dobbiamo sali..” stava per dire la prof. Ionic, a braccia incrociate, ma Dolcina si sistemò lo scolapasta sulla testa, girandolo di 360 gradi, e sorrise: “Perché lei è un aquila? I suoi avi hanno per caso toccato del mutageno?” La prof. Ionic sobbalzò, e sudò freddo. Sandikov rimase a bocca aperta. E, da sopra la testa del robot yatch, in equilibrio su un piede come una lama di un coltello con il manico appeso a un filo, ecco l’arlecchino nero: “Sandikov, il metrosessualoski russoski spioski comunistoski!” Sandikov si fece uno chignon, e poi sorrise all’arlecchino Nero, che si era seduto sopra le spalle del suo robot e l’ombra di luce sotto di lui era diventata di luce scura. “Dimmi!” esclamò Sandikov. “Ma in tutta quest’avventura, anzi…penso, in tutta la tua vita, non ti sei mai arrabbiato?” esclamò l’arlecchino nero, e la sua luce scura stava per espandersi verso Dolcina e gli altri. Sandikov lo fissò, e gli sorrise: “Come mai…tutta questa…confidenza?” L’ombra di luce scura sotto i piedi dell’arlecchino nero si riassorbì e lasciò di nuovo spazio a una luce splendente. L’arlecchino nero si stizzì. Dolcina urlò, rivolta ai Curiosi del Tempo Principale: “BENE, TUTTI OVVIAMENTE PRESENTI!”  “E…ora saliamo sui nostri robot, giusto?” esclamò la prof. Ionic, sempre a braccia incrociate e Dolcina annuì. In breve tempo, Pecan, Midori, Mindy, Sandikov e la prof. Ionic saltarono ognuno su cinque delle sei Sheepformers, e Mindy spiegò loro, facendo finta di muovere le leve sulla schiena: “Para manovrarlo” esclamò, facendo l’occhiolino agli altri quattro, mentre Takao, Zola e Christian osservavano la scena, compiaciuti. Poi Mindy, diede una “delicata” e sonora pacca sulla schiena della sua pecora robot: “Si rallentano y queremos que corran, hagamos questo!” Takao fu a bocca aperta: “FRATELLA!” urlò, saltando, e facendo il gesto dell’ok a Mindy, che gli fece l’ok e l’ok-iolino. Ma Dolcina tossì: “Emh…emh… voi tutti, anche tu, oh inutile incrocio…” disse, guardando Zola: “Fille maleducatà!” sbuffò il gentilcane, “oh zombie dal GRAN cuore..” sorrise di nuovo Dolcina, guardando Christian. “Certo! Porque no como los niños!” esclamò Christian rapidissimo, con il suo cuore che stava rischiando di sfuggirli dal petto, e che quindi strinse con la mano sinistra. “E anche quella carie creatura…” esclamò Dolcina fissando il soffitto, e Nibelungo le fece ciao ciao con la zampina. “GRRR!!!” esclamò Dolcina, battendo i pugni sulle spalle di Pessimus Second. Midori sollevò lo sguardò al soffitto: Nibelungo era là, e le faceva ciao ciao con la zampina, per poi, correre da un lato all’altro come un ragnetto. La ragazza abbassò lo sguardò, sudando freddo e nascondendosi dietro la testa del suo robot pecora, mentre la prof. Ionic e Mindy la guardarono, accigliate. Midori cercò di affondare ancora di più dietro la testa del suo robot, ma invano, e si rimise in posizione, con le mani sulle leve con pomelli. Ci fu un attimo di silenzio nella sala buia. “Beh…tutto qui?” sorrise Sandikov cercando una posa comoda sul suo robot pecora. Dolcina e gli arlecchini lo guardarono sospettosi. “C-che intendi?” strillacchiò Dolcina. “Beh!” sorrise Sandikov, che si era appena messo comodo sul suo robot, gambe penzolanti all’aria e chignon solido: “Noi abbiamo l’arma segreta!” esclamò l’uomo, con un sorrisone. “Tsk…tsk… anche noi” esclamò Dolcina saltando giù dal robot e sedendosi sul palco, con le gambe all’aria. Fece cenno a Takao, Zola e Christian di avvicinarsi, e loro così fecero, scendendo fino a sotto il palcoscenico: “Ma prima…occorrono spiegazioni” sorrise Dolcina da un dente all’altro. Improvvisamente, a destra di Takao, Zola e Christian apparve un bottone A. Anche gli arlecchini cuoricini erano scesi dai loro robot. Takao allora premette il bottone fluttuante con il palmo della mano destra… e sotto Dolcina apparve un box bianco di testo con a sinistra un suo ritratto fatto in pixel art a 32 bit, che si muoveva in alto e in basso sul posto. Anche la vera Dolcina si muoveva in quel modo. Il testo visualizzato era: “……………” Takao allora premette di nuovo, e…: “Cari Curiosi del Tempo. Sono state due lunghissime settimane.” Il testo era letto da Dolcina in carne e ossa, che, non appena finì, si blocco, e si rimise a molleggiare sul posto. Takao rimase perplesso, e fu il soffice Zola a premere il tasto: “Avevamo a disposizione il nostro muccalamaro… Lauren… e, la sera del trenta gennaio, un suo colpo, andò a segno…”. Dolcina continuava a parlare, ma sotto gli occhi di tutti i nostri eroi, si palesò: “Visto? Ecco dov’ero finito!” esclamò Pecan indicando a Sandikov, Mindy e la prof. Ionic il ricordo che galleggiava nell’aria come una proiezione. Takao e Zola si guardarono in cagnesco per decidere a chi sarebbe toccato premere il tasto A, ma Christian con la sua melmosa mano destra da zombie, lo fece per loro: “Mmm… certo che i muccalamari devono essere buoni arrosto, o nel ragù delle arancine degli eschimesi… SONO FEMMINE LE ARANCINE!!! OH, IO SONO UNA RAGAZZA E LE CHIAMO AL FEMMINILE! Comunque… degustazioni culinarie a parte…” continuò Dolcina, e sia il suo avatar in pixel art nel box di testo sia quella vera ruggirono. Takao, Christian e Zola si scambiarono uno sguardo perplesso, seguito da una leggera risatina sbuffata. “La nostra defunta…mmmm…che buoni i suoi succhi gastr…COMUNQUE… abbiamo prima indebolito Christian succhiandogli l’energia”, continuò il box di testo narrato dalla vera Dolcina. Poi, l’Arlecchino Nero sogghignò, e il box di testo raffigurava lui in pixel art a sinistra del testo:” Vuoi dire, l’ho indebolito, ecco perché non si reggeva quasi più! (Peccato che l’oscurità tranne all’ultimo, sia rimasta sempre il suo regno)” Si vide un Christian a inizio febbraio essere colpito dall’ombra circolare dell’Arlecchino Nero, fino a inglobarlo del tutto come in una bolla a metà, che gli assorbiva soltanto il retro, e i piedi. Mindy si mise le mani sulla bocca, con gli occhi sgranati. A ogni modo, ormai Takao stava premendo quel tasto A in nome di tutti. Parlò l’Arlecchino Blu, e anche nel suo caso nel box di testo proiettato apparve un suo avatar: “Ehi! Ricordatevi che quel palazzo di case popolari…l’ho stregato con la mia energia!” Midori si stupì: ecco perché il palazzo da cui aveva portato in salvo Bea si era trovato di punto in bianco sottosopra. Dolcina tornò a essere la protagonista del dialogo: “Lauren avrebbe potuto anche prendere McMeow, e in effetti” si vide la macchina di McMeow essere distrutta dal rhum spruzzato dai tentacoli e dagli zoccoli della creatura. “Avevo fatto surf sul cofano!” esclamò Pecan rivolto a Mindy e la prof. Ionic e fingendosi un surfista..con gli occhiali da vista. Le due donne emisero un sospiro disperato. Dolcina continuò il suo dialogo da boss: “Beh…poi… diciamo che ci abbiamo provato altre volte a catturarlo…” Questa volta fu Takao a pensare a quando i piedi suoi e di McMeow stavano per sprofondare leggermente fuori dagli studi di Canale 313- Naonian TV. Fu il turno del dialogo dell’arlecchino verde, che anche lui leggeva ad alta voce e aveva il box di testo con disegnato, questa volta a destra, un suo avatar in pixel art: “Gliela faremo pagare tra poco e senza andare da lui…tanto è ancora qui…” Si vide McMeow proprio lì fuori in platea che stava urlando qualcosa al suo povero Cervello, a Giordano e a Pullara Jr., quest’ultimo che gli urlava di rimando. Takao sudò freddo, ma inspirò a fondo, e il sudore gli risalì sui capelli, finò a sciogliersi. L’arlecchino rosso continuò, anche lui con il box del testo e con un avatar in pixel art a destra di esso: “Caspita, sulle Dolomiti, c’eravamo sia noi che Lauren che aveva appena brucato dell’erba frigida…” Dolcina continuò: “Il succo di muccalamaro di Lauren era perciò urticantissimo! E noi giovani, come la notte, scattosissimi! Ma…” Si vide l’epico combattimento di Mindy, Takao, Sandikov e la prof. Ionic (aiutati infine da Pullara Jr.). Midori e suo zio Pecan rosicavano nel vedere la scena, Christian invece aveva una funcia inuit nel vedere le ombre, ma sorrideva per gli eroi. Infine, Zola esclamò, rivolto a Takao: “Mais, porquoi non mi aveté invitatò?” Takao proseguì, e di nuovo fu il turno dell’arlecchino blu, che rideva a crepapelle, mentre scorreva il testo nel box: “Ahahaha, Verdi Capelli, pensavi che quella bolla temporale ti aiutasse con lo spettacolo?” Midori gli rispose, rossa fuoco in faccia e con improvvisamente la boccaccia e i denti a punta: “NON HAI VISTO I MIEI PROGRESSI!” L’arlecchino blu continuò, con il testo sotto: “E comunque, muchas gracias, Mindy!” Il sei febbraio Mindy aveva distrutto quella bolla temporale, come un palloncino, che cadde ai piedi come un lago che fu subito prosciugato da un risucchio: la scena era sotto gli occhi di Midori. “Z-zia!” esclamò Midori dando le spalle a Mindy e mettendosi a braccia incrociate, e Mindy abbassò semplicemente la testa. Sandikov però disse alle due di guardare letteralmente avanti. Dolcina continuò, sempre con il box di testo là sotto: “Bene, bene… ora la sfida è aperta. Voi pecore quali siete, non sarà facile mettere KO gli arti di tutti i nostri robot e lanciare i vostri haggis tali e quali per distruggerci!” L’arlecchino rosso continuò, leggendo il testo: “Vi metteremo a tappeto! Gli haggis magici usciranno dai petti e solo così si trasformeranno, come nel film, in sei cuori rossi, due per Dolcina, e uno ciascuno per noi!” Takao li guardò negli occhi: “E, a che pro?” Non gli servì premere quel tasto A proiettato, perché il dialogo di Dolcina andò avanti da solo: “Distrutti quei robot, i loro cuori ci garantiranno… la vita eterna… ma non solo!” Takao, Christian e Zola fecero un salto indietro. “Vi uccideremo” continuò Dolcina, con il dialogo presente nel box di testo. “E solo dopo aver mangiato i vostri cuori di viaggiatori del tempo, avremo il controllo infinito dello spazio tempo e del continuum spatium temporale!” continuò il box di testo. Poi, Dolcina, in mezzo al cerchio formato dall’arlecchino verde, dal blu, dal rosso e dal nero, gridarono, sempre con il box di testo sotto di loro, e con cinque facce in pixel art disegnate lì accantò: “NOI SIAMO I PRESCELTI DEL POPOLO DI DIESER TAO!!! E VI DISTRUGGEREMO!!!” Improvvisamente, la platea tremò… e un fascio di luce scagliò Takao indietro, mentre Zola e Christian si reggevano a una sedia, e Nibelungo lottava con il vento sopra il soffitto. Il box di testo e il tasto A erano intanto scomparsi. Dolcina e i cuoricini allora iniziarono a emanare dalle loro mani alzate al cielo e dal respiro delle loro bocche, la bolla temporale azzurrovioletta. Essa diventò così grande che non solo si estese dentro la platea, ma anche nelle restanti sale del Verdi, cogliendo di sorpresa sia McMeow, il cervello, Pullara Jr. e Giordano, ma anche i ragazzi nel camerino. La bolla temporale poi si estese fuori dal teatro, coprendo ogni marciapiede della zona, per poi, coprire addirittura tutta l’area cittadina di Naonian City e dintorni, arrivando persino a Porcia e Cordenons. In platea, la terra smise di tremare: i sei Curiosi del Tempo principali erano ormai a bordo dei loro robot, pronti ad avvicinarsi e attaccare, ma Dolcina e i cuoricini erano ancora in posizione di evocazione. “Dolcino o cuoricino?” esclamarono tutti e cinque, mentre il bracciopadre volava sopra di loro come una vespa in cerchio. “Dolcino E cuoricino!” PAM! PAM! PAM! PAM! In sala cadde il buio e a terra, a sinistra e a destra, c’erano molte torte che Sandikov e i ragazzi avevano fatto per il mercatino di San Valentino. Alcune erano mangiucchiate, come la Sachertorte e alcuni brownies, e poi, c’erano accanto alla platea, in un piattino, la torta alla vodka, e c’erano anche varie fette di Macaroni na furna sparse in punti strategici: a metà strada, a nord-ovest, sud-est, nord-est e sud-ovest. Sandikov da sopra il robot sudò virilmente dagli occhi: “Le mie bambine!” Dolcina lo fissò ridendo, e poi, prese la spada giocattolo e la lanciò al braccio padre, che la afferrò al volo: al contatto, la spada iniziò a brillare sulla lama, e, infine, tale brillantezza si estese anche al manico. “Sììì!” saltò sul posto Dolcina, mentre gli arlecchini le facevano eco. La lucentezza lasciò posto a un’affilatissima spada vera e propria, e il braccio padre scattò verso la platea, mentre Dolcina e gli Arlecchini saltarono sui loro Shipformers. 

Il combattimento iniziò: sopra le pecore Sheepformers Takao, Mindy, la prof. Ionic, Sandikov marciarono insieme a Zola e Christian verso Dolcina e gli altri. Mindy e Takao aprirono le danze, e con un bel destro delle loro pecore colpirono sul petto la canoa dell’arlecchino blu, che sobbalzò e sparò una bolla dal diametro di trenta centimetri. Pecan, a bordo della sua pecora, arrivò e: “Bello!” disse, prendendo la bolla con la mano destra della pecora, e palleggiandola per terra, rompendola. CRRIIC CRICC! Un rumore di braccia metalliche si stavano intrecciando! La prof. Ionic e Sandikov stavano colpendo a ritmo l’imponente robot crociera dell’arlecchino rosso. “GRRRRRR!!!” l’arlecchino rosso si scagliò contro di loro, e disarcionò la prof. Ionic e Sandikov dai loro robot, facendoli cadere a terra e rotolare. Zola allora partì alla carica con i suoi raggi radioattivi… gialli: “Tenete questo, méchants!” “ARGH!” saltarono giù dai robot quello nero e quello verde, e Zola continuò a sparare quei raggi gialli, aprendo due foretti all’altezza del robot yatch e del robot barca a vela: “No! Para!” gli sussurrò Christian da dietro… si era immerso sotto il pavimento da sotto la vita in poi. Zola annuì, e riprese a combattere. Nibelungo invece stava studiando la situazione… perché la sua madre adottiva non stava facendo niente? A ogni modo, il cuccioletto si lasciò cadere verso il basso, e atterrò sullo scolapasta di Dolcina, che sobbalzò, ma alzò lo sguardo in alto, e niente… allora la bimbetta ruggì, sogghignando: “EHI VOI! VECCHIA STREGA, GORILLA!” strillò, guardando Mindy e Takao, che si scambiarono uno sguardo perplesso. Dolcina allora dall’alto del suo Pessimus Second scagliò due colpi incrociati di forbici, verso le pecore robot dei due, che stavano zoppicando. Mindy e Takao sudarono freddo e poi guardarono Dolcina. “Hihihi, dove sono i tuoi pupazzetti portafortuna da allineare adesso?” continuò la bambina, ridacchiando con una mano sulla bocca. Allora Mindy e Takao saltarono insieme, verso Dolcina. Takao rotolò verso di lei: “ARGH!” Dolcina mollò la presa dal suo robot, e… “PAM!” Mindy sfiorò la sua faccia con un pugno e Dolcina fece un salto fuori dal costume a grattuggia, ridendo a mezz’aria: “We will fight!” esclamò Dolcina, con una piroetta alata. Intanto, Sandikov e la prof. Ionic si erano accovacciati con i loro robot, per evitare una bolla di nero emanata dall’arlecchino nero, che si era alzato in cielo davanti al suo robot: “And we’ll fight hard…” e, insieme all’arlecchino blu, che volava su una bolla dentro con il suo robot, cantò: “till the eeend!” Nibelungo intanto stava rotolando da un lato all’altro di quella bolla, cercando di farla scoppiare, ma fu rispedito sul soffitto dalla forza di gravità. Zola stava correndo e colpendo i robot nemici con i suoi raggi radioattivi: “Allons Curiosi del tempòòòò!” cantò sulle note della Marsigliese. ZAC! ZAC! ZAC! ZAC! Dolcina, l’arlecchino rosso, quello verde e quello nero sussultarono, non appena i loro robot furono colpiti nel petto, e iniziarono a reggersi su tre piedi. E poi, Dolcina vide a terra, lì accanto al palco, una fetta di macaroni na furna: con una veloce mossa di Pesimus Second, la raccolse e se la mangiò in un boccone. I suoi capelli a spaghetto diventarono lunghi, e quindi con un salto e una giravolta, si alzò in cielo, muovendo le sue codine: “We’re guys without an age!” Esclamò, creando un tornado che sbattè Takao e Mindy, con i loro robot, sul muro sinistro della platea, mentre l’annaspante Pecan e il suo robot sul muro destro. “Time is not our cage!” esclamò l’arlecchino blu, rompendo la sua bolla in tanti micropezzi che fluttuavano, e con il bracciopadre e la sua spada magica che giravano la attorno. E infine, l’arlecchino verde, saltò giù dal suo robot e, non appena toccò terra, mise le sue mani in avanti con i palmi aperti, e ficcò i suoi piedi giù nel terreno: “Born to be forever young!” E, non appena questo verso di Time is not our cage (ovvero la versione in inglese di Quelli che non hanno età degli Eiffel 65) si concluse, il pavimento del Teatro Verdi era diventato, un prato verde, e…le sedie erano momentaneamente diventate invisibili (nascoste da una patina trasparente), ma i dolci, i cattivi e i nostri eroi erano lì. Nibelungo si trovò sopra invece dell’edera, dalla quale si sentiva intrappolato, e piagnucolava. Midori invece era scesa dal suo robot e si era rotolata nel prato d’erba, annusando alcuni fili. Christian si dimenava: “Caramba!” esclamò, cercando di aggrapparsi sui fili d’erba per far riemergere il suo corpo del tutto. “SIAMO NOI, SEMPRE E SOLO NOI!” cantarono, sempre facendo il verso agli Eiffel 65, Mindy, la prof. Ionic, Sandikov e Takao, partendo sulle loro pecore imbizzarrite (una pacca…e via, a tutto haggis!), e un Pecan che: “AAAARGH!” si reggeva sulla sua pecora da rodeo, verso i robot delle cinque pesti. PAM! Il robot di Pecan andò a sbattere sull’arlecchino blu, disarcionandolo e facendo cadere di schiena il suo Shipformer canoa. Il robot aveva le due braccia piegate e intorcolate, mentre l’arlecchino blu “aaaargh!” gli girava la testa accompagnata da paperelle a forma di haggis, e Sachertorte con stelline. Mindy ridacchiò: “MUJAJAJAJA! ESTE RITMO ME ENCANTA!” Colpì ritmicamente il petto di Pessimus Second… ma Dolcina dov’era? Mindy alzò gli occhi al cielo… “RIECCOMI!” Dolcina aveva i suoi capelli allungati e aveva bloccato i piedi del robot di Mindy a terra. Quindi… “PAFF!” Mindy ricevette una fetta di Macaroni na furna dritta in faccia. “HIHIHIHIHIHI!” ridacchiò Dolcina, allungando altre sue due ciocche di capelli e bloccando il robot di Mindy anche nelle braccia, che gli erano incrociate al petto. “Mmm…qué rico!” esclamò Mindy leccandosi i baffi e togliendosi i due maccheroni che le coprivano gli occhi… “Lei non può! Gnegnegnegne!” ridacchiò Dolcina, continuando a reggere con alcune ciocche di capelli spaghettose il robot pecora, e poi, tirandosi indietro fino allo schermo del palco, e, come una fionda… si scagliò addosso a Mindy… al…al rallentatore? Improvvisamente, anche Sandikov, la prof. Ionic, che stavano combattendo l’arlecchino nero e quello rosso, e Takao che era inciampato in mezzo alle sedie invisibili ed era rimasto incastrato in un labirinto di edera appiccicosa come una ragnatela, rallentarono. Sembrava quasi che: “Gli facciamo le carezze!” ridacchiò come un bradipo dalla voce di Melvin il Castoro, Sandikov mentre lui colpiva il robot yatch dell’arlecchino nero, che ricambiava i felpati colpi. Quest’ultimo, come Zola, stava producendo energia. L’arlecchino nero stava cercando di emanare un’altra aura oscura, e Zola aveva i raggi rossi a mezz’aria, che si stavano caricando, ma erano solo al “dodici per centò? Dix ans per caricarli?” sudò freddo il cane tra sé e sé. Pecan invece stava andando… “A TUTTO GAS!!!!” esclamava mentre aveva preso l’arlecchino blu tra le braccia del suo robot e lo stava muovendo in alto e in basso. “Dov’è un canestro?” esclamò esaltato Pecan… si guardò intorno, niente… aspetta! Lì sopra! Calibrò la presa e lanciò l’arlecchino blu verso la trappola d’edera dove c’era… “NIBELUNGO! CHE FAI ZIO?” era Midori, che cercava di correre verso di Pecan, e… ci andò a sbattere. In quel momento, le sedie lì in platea iniziarono a dare rapidi flash, andavano e venivano a intermittenza… e il braccio padre stava venendo verso… “ES MIA AHORA!” esclamò Mindy, sottraendogli la spada affilata… “ARGH!” sobbalzò Dolcina, infuriandosi e saltando in aria fuori dal suo costume, e Zola la colpì dritta sul petto con un raggio rosso radioattivo. Dolcina si infuriò ancora di più. Mindy allora… ZAC! e, ancora… ZAC! tagliò la presa dei lunghissimi capelli bagnati di Dolcina. “ARGH!” saltò di nuovo la bambina, cercando di acchiapparla con la mano di Pessimus Second. Ma Mindy, con un salto, scattò verso il soffitto, e, dopo essersi mossa un po’ tra l’intricato fogliame, liberò dall’edera Nibelungo, che cadde tra le sue braccia, e con esso, anche il mucchio di edera, che cadde proprio addosso ai due, che si trovarono impantanati in mezzo alle sedie che andavano e venivano a intermittenza. Zola colpì Dolcina, che era scatatta fuori dal suo costume protettivo a grattugia, con un altro raggio radioattivo rosso sul petto…. “GRRRRRRRR!!!! SCHIFOSO COSO PIENO DI ZECCHE!!” A Dolcina volò via un cuore dall’anima. Nel rimettersi il costume, Dolcina iniziò a ribollire sul posto, come una pentola a pressione, e l’arlecchino rosso le lanciò al volo una fetta di Sachertorte, e il cuore le venne ripristinato. Intanto, Takao, si era districato dalla sua trappola di edera, come anche Mindy e Nibelungo, che era ritornato sul soffitto. Le sedie ritornarono visibili del tutto, e Takao, da sopra una di esse, ritornò con un salto sul suo robot pecora, come anche Mindy. Però… le braccia del suo robot era ancora un po’ fiappe… “No puede ser!” ruggì Mindy, fissando l’arlecchino verde, che era ancora a terra: “Puff!” sospirò. “Ritiro il mio incantesimo! Ma… è appena iniziata!” sospirò e poi ruggì l’arlecchino verde, e il verde prato e la poca edera non caduta dal soffitto sparirono non appena lui rinchiuse i pugni della mani. E, intanto, mentre tutti i nostri eroi (tranne Midori, Christian, Nibelungo…ma… dov’era Zola?) erano tornati sui loro robot (la prof. Ionic stava anche tenendo sotto controllo quello di Midori), il bracciopadre aveva di nuovo la sua spada affilata e girava come un vortice all’altezza del soffitto!

Intanto, nell’ampia area al primo piano del Teatro Verdi, da fuori i vetri c’era un roseo tramonto, mentre, intanto, l’albo pavimento era pieno di chiazze azzurroviolette dall’aspetto liquido, che si dividevano in varie bolle, e… “ARGH!” esclamò McMeow e il suo cervello andando a sbattere su Giordano, che si spostò, e i suoi due soci caddero a terra. Giordano cercò di riallineare la videocamera che aveva in testa: “Blegh! Weege, Cervello… qui…qui…aiuto…” Dentro la videocamera, il mondo era inclinato in obliquo… “Ma cosa?” disse Giordano, diventando itterico in faccia e chiudendo la bocca a pesce palla. Si mise in posa e cercò di riprendere l’equilibrio… ma, non appena si mise a posizione di T… SWOOSH! Il cameraman slittò e inciampò su un divanetto vicino alla macchinetta del caffè, cadendo di pancia… “T-uuuuuuuuttoooooo ooooooccheeei?” chiese McMeow tentando di correre verso di lui, ma andando come diecimila lumache al rallentatore. “Aspetta!” esclamò il cervello facendo un salto al rallentatore verso il suo proprietario, e… SPLAT! Il cervello si spiaccicò a terra, con gli occhi che fissavano le chiazze azzurroviolette a terra che si dilettavano nella loro schiumosa imitazione della deriva dei continenti. Ormai era buio in cielo. Non appena il cervello rialzò lo sguardo, vide McMeow parlare con Giordano. “DAI QUA!” strillacchiò McMeow cercando di prendere la videocamera del suo socio, che però scosse la testa, e sospirò: “Capo, ora vedo tutto dritto!” Sorrise a McMeow, e poi fece una risatina: “Tsk… non sono la nonnina a cui alla recita di Natale del 2003 della Scuola Superiore Roosevelt avevi incaricato di filmare in mia assenza!” McMeow arrossì, e scosse le braccia, sudando freddo: “Ma! Pullara Junior!!! Dov’è finito?” “Qui sono!” rispose Pullara Jr. alzando la mano destra. Era a pochi metri da loro, e gli stava leggermente dando le spalle. Il cervello, McMeow e Giordano si alzarono, e cervello sulla spalla di McMeow, andarono da Pullara Jr., senza problemi. “Bene! Pensavi forse di uscire?” disse McMeow mettendosi con le nocche delle mani sui fianchi. “Picciò, ma si tunnu vero!” gli rispose Pullara Jr. in inuit, mentre il cervello di McMeow trattenne una risatina, mettendosi le mani davanti alla bocca. E, detto ciò, Pullara Jr. tirò fuori dalla tasca sinistra del suo parka una cialda per cannoli, mentre dalla tasca destra tirò fuori un contenitore spray con su scritto “RICOTTA DI BALENA – AZIENDA AGRICOLA DI CUMANCIAFAMUDDICHI-SKAGWAY, ALASKA”, iniziando a sparare la liscia ricotta dentro la cialda del cannolo. McMeow e il suo cervello sgranarono gli occhi, mentre Giordano, digrignando i denti, alzò l’indice della mano destra. “C-cosa fa?” chiese il cervello scrutando Pullara Jr. insieme a McMeow. “M’arricrio!” disse Pullara Jr., avvicinando il cannolo alla bocca. E, proprio mentre l’inuit stava per addentarlo, “NO, SIGNOR RUBALAVORO,NO!” esclamò McMeow agguantandolo da dietro, e… il cannolo fu sparato in aria, lasciando una leggera scia di lattiginosa ricotta. Pullara Jr. si incappissiloccò, questa volta come se fosse stato a Jersey Shore: “MIND YOUR OWN BISINISSE! CAPEESH, GOOMBAH?!?” McMeow strillacchiò: “RINGRAZIAMI!!! O TI VIENE IL MAL DI TEMPO!!!” Pullara Jr. gesticolò: “Picciò, arrè! Ma quanto si tintu!” Finì l’inuit, dandosi una pacca sulla testa, e il cervello e Giordano gli dissero: “Beh, ma ce la fai a resistere per un po’…di tempo?”. Pullara Jr. attivò il tasto bloc maiusc che c’era in lui: “VI SHTATE ZITTI?”  Intanto, la luce della notte lasciò spazio alle primissime, lentissime, luci dell’alba, ed… ecco il cannolo fluttuare di fronte agli occhi dei tre uomini e del cervello dalle zampe di gallina. “Wooo…” esclamò il cervello di McMeow seguendo il cannolo con gli occhi, e subito… Pullara Jr. corse verso il cannolo, cercando di afferrarlo, mentre Giordano, McMeow e il Cervello lo seguirono: “GUARDA CHE SE MANGI ORA POI TI GORGOGLIA LO STOMACO PER UN SACCO DI ORE!!!” strillacchiò McMeow, ma Pullara Jr. seguiva il cannolo come al Benny Hill Show, e, infine, il cervello saltò in aria dalla spalla di McMeow e con un triplo salto carpiato con doppio avvitamento, afferrò il cannolo e se lo mangiò in un boccone sotto gli occhi dei tre uomini, leccandosi poi i baffi, e, atterrando al rallentatore (ormai era mezzogiorno avanzato) sul pavimento colpito dal liquido azzurrovioletto. “CORNUTO SEI!!!” agitò il braccio al rallentatore Pullara Jr., mentre il Cervello toccò terra con i suoi piedi squamosi. “Buono…” si leccò i baffi il cervello, sorridendo soddisfatto, mentre Pullara Jr. si era messo a sgranare un rosario fatto di denti di tricheco e McMeow sudava freddo. Giordano non disse nulla. “Beh, raga! A me non viene mal di stomaco!” esclamò il cervello, facendo l’occhiolino ai tre.

Intanto, i nostri eroi (tranne Midori che ciondolava e pertanto la prof. Ionic era a cavalcioni tra il suo robot e quello che spettava alla nipote) si stavano menando a bordo dei loro robot pecora contro tre Shipformers (guidati da Dolcina, l’arlecchino blu e quello verde) mentre Nibelungo offriva aiuto dall’alto e Christian sommergendosi in basso. Bisognava inoltre scansare il braccio padre e la sua magica spada affilata, cosa un po’ difficile per le braccia indebolite del robot di Mindy. Tra una rapida mossa e l’altra, tranne l’occasionale rallentatore o velocità da tapis roulant per i giaguari domestici di Usain Bolt, il combattimento al momento non offriva molte novità, solo botte da orbi. Pertanto, andiamo a fare una capatina nei camerini, dove ci sono i ragazzi. Non so perché, ma sento anch’io un’ombra nera espandersi nella mia anima. Ma…dov’era Zola?

Volete proprio saperlo, miei cari pampini? Prima andiamo nei camerini, dove i ragazzi erano costretti a stare. “Pff…costretti!” sputacchiò il rasta seduto a terra con le gambe divaricate a formare un rombo. “E…la tua storia? Prima non eri andato un po’ troppo veloce?” gli chiese Codeghin toccandosi le punte delle dita. “Già…che era successo?” chiese Asamoah con le braccia incrociate e la bocca storta. In quel momento, la piccola Bea fu come presa da un’aura oscura, che fece sobbalzare per un attimo Codeghin, Asamoah, Vivi e il rasta. PUF! Bea non aveva più l’aura oscura dietro la sua schiena, e agitò la testa, poi con gli occhi neri, iniziò a marciare verso la porta, senza guardare dietro di lei. Vivi allora con una sgommata si avvicinò a lei: “Cosa fai?” Bea la fissò negli occhi, e poi marciò verso la porta, che era chiusa, e cercò di muovere il pomello, in senso antiorario e in senso… “Stop!” esclamò Viviana, sudando freddo, e anche Codeghin era imperlato di sudore: “N-non vuoi sentire la storia di…?” stava per esclamare Codeghin, ma il rasta gridò: “INIZIO LO STESSO!” Bea fece una smorfia, ma Codeghin, che aveva già voltato le spalle, saltellò verso di lui, e si accomodò a terra, spiaccicando il povero Jack contro il muro. Vicino a Codeghin si era seduta Rosy la sinonaoniana. Così il ragazzo rasta si tuffò mentalmente nel suo ricordo, quindi tuffiamoci anche noi con lui: “Tsssk… davvero vi lamentate di stare chiusi qui dentro? Pensate ai miei Schiuma Party l’otto maggio, e poi tutta l’estate! Io finché non mi taglio i rasta, li faccio dal mio fortino! La mia bellissima villa alla periferia nord di Naonian City quasi al confine con Roveredo. Beh, io sono l’unico ragazzo che ad Allauin ha il suo Team Schiuma Party immobile! Con i miei cannoni pieni di schiuma, fuori dalle finestre, sul tetto, sopra la porta, all’ingresso, e persino sotto la videosorveglianza! E mia sorella dalla nostra base segreta mi aiuta a lanciare la schiuma su tutti i partecipanti della zona, soprattutto i nostri vicini che solo quel giorno cercano di usare di accendere la griglia del barbecue con i lanciafiamme!!! TIÈ!” “Oh, che dolore non invitarmi più!” sghignazzò scuotendo la testa la sua amica sinonaoniana, con il pugno della mano destra sotto il mento. Bea intanto continuava a voler aprire la porta, e continuava a girare il pomello in senso antiorario. “Voglio aiutare Midori!” esclamò squillante Bea. “Ma lei è grande, e se la cava… insieme ai suoi zii!” esclamò Vivi guardandola dall’alto in basso e sospirando. Bea fissò di nuovo Vivi, e poi, si rivolse verso il pomello della porta, e lo girò in…senso orario! La porta si aprì: “NO!” esclamò Vivi, allungando il suo braccio destro con la mano aperta verso Bea, e subito Asamoah, Jack, Codeghin, il rasta e la cinese scattarono dietro di lei, ma SLAM! Bea aveva chiuso loro la porta in faccia, e i cinque erano caduti di chiappe (Viviana spingendo con la sua schiena per terra gli altri quattro in un effetto domino), e si era messa a correre a velocità rapidissima verso il primo piano illuminato dalla luce del mezzogiorno, dove McMeow, il cervello appollaiato sulla sua spalla sinistra, Giordano e Pullara Jr. sobbalzarono rimanendo un attimo sospesi in aria, e poi cadendo con un tonfo di chiappe, e, in un nanosecondo, Bea arrivò al piano terra, e aprì la porta della platea, entrandovi. SLAM! Anche la porta si chiuse con un tonfo dietro di lei, e… il tempo tornò a correre a velocità accettabile per qualsiasi essere vivente.

Mentre quasi tutti gli adulti (tra cui Zola, lui aveva venticinque anni) stavano combattendo con i tre arlecchini, la prof. Ionic, aggrappata tra i due robot, stava facendo cenno a Midori: “Dai, combatti!” Midori fece no con la testa e alzò lo sguardo al cielo, incrociando le braccia. Bea sgranò gli occhi, il braccio padre stava aleggiando sopra la testa di Midori. “ATTENTA!” esclamò Bea buttando le braccia verso di lei, e Midori, la bloccò stringendola all’altezza dei polsi. “No, niente coccole!” disse Midori fissando Bea negli occhi e lasciandola andare. “Eh? Ma vorrei aiu…” sospirò Bea con aria confusa. “No, non sono tua sorella!” disse Midori dandole le spalle e incrociando le braccia. Bea scosse la testa: “Vabbé, allora…” stava per marciare verso l’uscita e Midori stava per essere colpita da dietro dal braccio padre, ma non se ne accorse, e, corse verso Bea, facendo compiere così una fluttuante rotazione di 360° al braccio padre. Bea stava per aprire la porta d’ingresso, ma PAM! Una forza la fece rotolare per terra, proprio ai piedi di Midori: “V-vai da Codeghin, lui è più morbido di me!” esclamò Midori, ma Bea la fissò interrogativa. Midori, con gli occhi umidi, si rigirò verso gli adulti che combattevano: “Dai, vieni!” la esortò la prof. Ionic facendole un gesto con la mano. PAM! Nibelungo intanto si era gettato in picchiata dal soffitto e aveva centrato in pieno il bracciopadre, facendolo cadere a terra. Il dorso del bracciopadre era proprio comodo per Nibelungo, mentre da sotto terra spuntava la mano destra di Christian: “Te rubo la espada!” sibilò lo zombie con fare spagnoleggiante e cercando di direzionare le sue dita verso il manico della spalla, mentre il bracciopadre opponeva forza contro Nibelungo, che sudava in maniera pazzesca e faceva lo stesso, muovendo però le sue gambine come se fosse su un tapis roulant. Intanto… “Ahahah! Come ti senti?” PAM! PAM! PAM! Un’ombra gassosa dalla sagoma arlecchinesca e nera colpiva ripetutamente le braccia del robot di Mindy vicino alle sedie a sinistra. Il robot yatch lanciava imponenti colpi, e Mindy digrignava i denti: le braccia del suo robot avevano subito ingenti colpi e facevano fatica a rialzarsi, quando, allora, la donna… “Beccati esto!” ringhiò Mindy, e tirò un calcio sul petto dello yatch bipede, facendo dissolvere l’arlecchinesca ombra nera, e creando una fitta profonda nel petto del robot, che rimase lì sul posto, con le braccia alzate e le gambe ferme. “NO, LA MIA ANIMA! ORA IO…” era la ringhiante e squittosamente profonda voce dell’arlecchino nero, da sopra il fondale, proprio sull’impalcatura con tutte le corde. Egli, insieme all’arlecchino rosso, teneva in ostaggio una pelosa creatura bipede e riccioluta di sesso maschile… che era a testa in giù… e sparava raggi radioattivi gialli: “Mesdames…Messieurs…Mademoiselle…aiutatemiiii, oncle chien!!!” si dimenava Zola agitando i piedi. Dunque, l’arlecchino nero e quello rosso gli tapparono la bocca e poi lo spremettero più forte che poterono… i gialli raggi radioattivi di Zola sfrigolarono proprio verso Mindy, che stava cercando di aggiustare manualmente le braccia del suo robot, ringhiando. Un buco nero ampio si aprì nella sedia, aperta, dietro di lei… e SWOOSH! Mindy e il suo robot pecora ne furono risucchiati, cadendo in picchiata nel nero e glitteroso vuoto per un po’ e poi, atterrando perfettamente a terra. Mindy si trovò in cima a questa enorme sala dalle mura beige, dalla moquette del pavimento rossiccia e da mille e qualcosa sedie in turchese, divise in tre tronconi orizzontali (nord, centro e sud) . Laggiù, sotto al palco a destra, c’era il suo robot pecora, che aveva sempre l’aspetto da robot bipede, ma era messo su quattro zampe (come un bambino che gattonava, non come una pecora vera e propria come quando è davvero in modalità quadrupede). SWOOSH! Qualcun altro si era tuffato sopra il suo robot yatch, era l’arlecchino nero in persona: “Qué haces?” ringhiò Mindy, pronta a sferrargli un dritto in faccia… “Vedrai…” ridacchiò l’arlecchino nero, e Mindy gli sferrò il pugno, ma questi fece un salto in alto emanando un’ombra nera e scura, e Mindy colpì quella, che svanì in mille vaporose sfumature. “Ahahaha!” esclamò l’arlecchino nero. “Lo vuoi il tuo robot,vero?” esclamò riprendendo le redini del suo robot yatch con la pancia squarciata, e Mindy indietreggiò e prese la rincorsa. La donna saltò sul piede sinistro del robot yatch: “ARGH!” Si mise a saltellare l’arlecchino nero maneggiando il suo robot yatch, e cercando di raggiungere Mindy, che stava per correre verso i muri in alto a sinistra nella stanza. Improvvisamente, piombò il nero più oscuro in quella dimensione. Nella dimensione dei nostri eroi, gli adulti rimanenti stavano combattendo contro Dolcina e l’arlecchino blu sui loro robot (quello dell’arlecchino blu aveva le braccia intorcolate ma sfondava calci che era una meraviglia), e volavano botte da orbi a destra e manca da entrambe le parti. Pecan annaspava, ma un suo colpo dritto sull’arlecchino blu fece uscire da ques’ultimo un cuore volante, che… “AHAH!” esclamò l’arlecchino blu, afferrando il cuore e lanciandolo sulle braccia del suo robot, che, improvvisamente, tornarono perfette, e tirarono un dritto proprio sul petto di Pecan, che rotolò a terra, annaspante sotto gli occhi di Takao, della prof. Ionic e di Sandikov. Nibelungo non riusciva ad esercitare più pressione … e SBAM! Fu scagliato di nuovo sul soffitto, e vi si appiccicò saldamente. Il bracciopadre si scagliò in aria e rimise a fluttuare in circolo a velocità pazzesca. “Evvai!” disse Dolcina, alzando il pugno in aria. Stava per prendere la fetta di Macaroni na furna lì sotto, proprio a nord-ovest, quando Sandikov, fu più veloce di lei, e gliela sottrasse, inghiottendola in un boccone, e leccandosi i baffi: “Codeghin, Codeghin, evviva Codeghin!” pensava, canticchiando tra sé e sé. Dolcina iniziò a fumare di rabbia, e… PAM! Non appena Dolcina saltò fuori dal suo costumino a grattugia, la prof. Ionic le diede un pugno sul petto, e, poi, con il suo robot pecora, agguantò da sotto le ascelle le braccia di Pessimus Second. “Hihihi…dolcino o cuoricino?” esclamò la prof. Ionic a Dolcina, che, ritornata dentro il suo costume a grattugia, saltava infuriata sulle spalle del robot: “TUTTI E DUE!!!” ringhiò la bambina. Intanto, Bea, che era con le spalle letteralmente al muro, si trovò davanti a sé: “Sì! La mamma!” esclamò… davanti a lei, proprio per terra e prima delle sedie, c’era la scatola del puzzle della pesca di Lagriffe. Bea aprì di getto la scatola… c’erano proprio i pezzi scomparsi del corpo di sua madre. Con il coperchio a terra, la ragazzina affondò le mani tra i pezzi di puzzle, e vi si mise all’opera.