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https://www.naoniancitytales.com/san-valentino-parte-5-capitolo-1/


Intanto, nella dimensione del teatro con le sedie turchesi in discesa, la luce in sala era tornata più forte che mai, e Mindy stava cercando di raggiungere il suo robot pecora… “Qué pasa?” stava per scavalcare la prima fila di sedie in alto,  ma… si era bloccata, come se fosse rimasta incastrata a cavalcioni. “Hihihi!” esclamò l’arlecchino nero sopra il suo robot yatch. In groppa al suo fedele Shipformer, l’arlecchino nero scese con un salto verso il robot pecora in posizione gattonante, e si mise a menarlo sulla schiena come un tamburo: “CUORICINO! CUORICINO! CUORICINO!” “YO, TE, MATOOOO!” ringhiò Mindy prendendo la rincorsa e facendo un salto verso le sedie a destra. Ne scavalcò un po’ senza problemi, quando… PAM! Rimase ferma a cavalcioni su una sedia a metà strada, e non riusciva a muoversi. Tastò a destra, a sinistra, davanti e indietro… niente! “HIHIHI!” esclamò l’arlecchino nero, fissando Mindy negli occhi. Mindy gli fece un sorrisetto. L’arlecchino nero sorrise ancora più forte, e Mindy trascinò su con il naso un profumino tra il nero e il bluastro presente lì nella stanza. Improvvisamente, giù, dal palco cadde in piedi e con un plasticoso tonfo… IL PRESIDENTE DEGLI STATI DISUNITI D’EUROPA! Obaba il baobab. Era lì, dall’alto dei suoi trenta centimetri d’altezza, e senza ombra di dubbio. “Ay, mi presidente favorito! Y no soy europea del tutto!” esclamò Mindy illuminandosi. “Visto?” fece un sorrisone l’arlecchino nero, e scese dal robot e corse da Mindy, che non appena arrivò, scese dalla sedia e si mise in piedi. “Guarda, bellezza!” esclamò l’arlecchino nero tirando fuori dal pugno della sua mano destra… una figurina di plastilina di Obaba il Baobab. “Ay, qué lindo!” esclamò Mindy, con gli occhi che brillarono. “Eheh, e non solo!” rise l’arlecchino nero saltando sulla sua spalla e tenendo la figurina polimerica rappresentate Obaba tra le mani. “Allo spettacolo odierno, sarà presente il Nostro Obaba in… foglie e ftalati!” esclamò l’arlecchino nero allargando le braccia verso il palco, ma tenendo sempre stretto il pupazzetto di Obaba tra le dita della mano destra. Mindy saltò sopra la sedia davanti a sé, ma l’arlecchino nero emise della potentissima aura ectoplasmatica nera davanti a lei, e poi, vi si mise a fluttuare davanti: “Dove vai cara Mindy?” “Claro, voy a saludar el Presidente!” esclamò Mindy, facendogli un veloce occhiolino e scattando, ma…rimase ferma sul posto! “Oh Mindy…” esclamò l’arlecchino nero. “Vedo che hai allineato i pupazzetti dei tuoi animaletti domestici in varie pose… ebbene…loro non bastano…” sorrise l’arlecchino nero facendo fluttuare l’Obaba polimerico tra le sue mani a coppa in verticale emananti una nerastra energia. Mindy si stizzì: “Eh?” L’arlecchino nero allora lanciò il pupazzetto dalle fattezze presidenziali a mezz’aria: “Prendilo! O il tuo spettacolo andrà a rotoli!” L’arlecchino nero allora saltò a mezz’aria, rotolò su se stesso e lanciò un fumo di energia nera e bluastra, che circondò Mindy. “GRRRR!!! Lo necesito, anche gratis!” esclamò Mindy correndo verso l’Obaba polimerico che fluttava di fronte ai suoi occhi. Saltò dalla cima di una sedia che separava il tronco centrale a quella più a nord del tronco di sedie, e, nel farlo, fece una capriola a mezz’aria… Obaba polimerico era proprio lì. Mindy lo afferrò con entrambe le mani… e PUFFF! Il pupazzetto svanì, e non appena Mindy si accorse che si era trovata con un pugno di aria fritta in mano, eccola che atterrò, rotolando, fino all’ultima, turchese sedia più a sud, fino a sotto il palco. Ed ecco che, sotto i suoi occhi, anche il plasticoso Obaba svanì nel nulla, come un palloncino invisibile colpito da un ago altrettanto invisibile… “Visto? Era UN Obaba, senz’ombra di dubbio!” sghignazzò l’arlecchino nero continuando a prendere a botte il robot pecora. “BASTA, CABRONCITO!!!” esclamò Mindy prendendo la rincorsa e saltando sulla schiena del suo robot pecora, per poi tirare un dritto in faccia all’arlecchino nero, che cadde giù dal suo robot e rotolò a terra. “Brutta strega!” esclamò il bambino, ormai caduto con la testa e le spalle al muro. Mindy allora tirò indietro le leve sulla schiena del suo robot pecora, che, così facendo, si risollevò su due zampe. “C-cómo si esce de aquí?” si guardò attorno Mindy, digrignando i denti. Intanto, nella dimensione dei nostri eroi, i gialli raggi radioattivi di Zola avevano ampliato il buco interdimensionale della sedia, tanto che la prof. Ionic e Takao, sui loro robot pecora, avevano fatto scansare Pecan, che annaspava: “Ma Midori non combatte!” “Dai, an-dateci dentro! Hihihi!” esclamò Dolcina, fissando Sandikov, che da sopra il suo robot, stava per colpirla, ma…il pensiero della macaroni na furna era troppo forte: “Vorrei un’altra fet..”. Sandikov si girò e gettò un’occhiata dentro il buco nero. Sotto i suoi occhi, alla fine di un nero tunnel, c’era proprio… “Mindy!” La donna si voltò, era sopra il suo robot pecora: “Alex?” sibilò Mindy, e in quel momento, l’arlecchino nero salì sopra il suo robot e iniziò ad emettere un’aurea di energia nera, che scivolò verso le spalle di Mindy, fino a toccarla. Mindy allora strinse le braccia attorno al collo del robot. Sandikov, sopra il suo robot, allora si gettò a mezzo busto nel buco interdimensionale, e allungò il braccio destro verso Mindy. “BASTA, MINDY!” urlò Sandikov, con i capelli che gli svolazzavano come in mezzo a una folata di vento. “Eh?” chiese Mindy, alzando la testa da sopra il suo robot. L’energia nera aveva avvolto ogni parte attorno a lei. “Hihihihi!” sibilò l’arlecchino nero da sopra il suo robot yatch dalla pancia affondata. Mindy lasciò la stretta al collo del suo robot e tirò su con il naso, scivolando verso la schiena. “MA SEI PIENA DI NONSENSE, ALLORA!” gridò Sandikov avvicinando la mano il più possibile e sudando freddo. La mano arrivò a sfiorare la testa del robot pecora e Mindy sussultò. “Entonces?” si chiese, rivolgendo lo sguardo verso il buco. Sandikov stava per essere risucchiato fuori dal buco interdimensionale, come anche il suo robot pecora. Per non parlare poi dei suoi capelli al vento, sembrava un surfista. Sandikov allora si spinse in avanti, e anche le braccia del robot le allungò verso Mindy. “Smettila!” esclamò Sandikov dal viril sudore che gli cadeva dagli occhi. Mindy distolse lo sguardo, ormai il nero aveva circondato, come dello smog, anche la sua liscissima francia. Sandikov le allungò la mano più che poté, e, scivolò in avanti: ormai solo i piedi suoi e del robot erano rimasti nella dimensione dei nostri eroi. “MINDY, NON DARGLI POTERE NELLA TUA TESTA!!!” esclamò Sandikov, e Mindy scosse la testa… le nubi che circondavano la sua sagoma corporale svanirono, e la donna, con un sorrisino, allungò la sua mano destra verso quella di Sandikov: “Vale, enemigo de mi… corazón!” esclamò Mindy, con le guanciotte rosee e il sorriso appuntito. Sandikov però, con la mano sinistra sull’apposita leva, allungò il braccio sinistro del suo robot pecora verso le braccia quasi incrociate del robot di Mindy, e lo afferrò, prendendo come a braccetto. Quindi, tenendo con la mano destra quella di Mindy (che con la sinistra era aggrappata stretta al collo del suo robot) e con la sinistra tirando le leve indietro, Sandikov iniziò a tirare Mindy e il suo robot pecora fuori dal buco interdimensionale. E, proprio mentre i piedi del robot di Mindy stavano per uscire, l’arlecchino nero, a bordo del suo yatch Shipformer, afferrò il piede destro del robot pecora, sia con il braccio e la mano, sia muovendo la leva che comandava il braccio destro. Sandikov scattò fuori dal buco interdimensionale, rotolando di spalle con il suo robot fino al palco, cadendo da esso ma rimettendosi in piedi grazie all’aiuto della prof. Ionic, mentre Mindy scattò fuori dal buco interdimensionale, proprio in piedi al suo robot, che… aveva appunto una sorpresina. Aggrappati al piede del robot, c’erano sdraiati a terra di pancia come due salami da sugo, l’arlecchino nero e il suo robot yatch. E, dietro le spalle di Mindy, il buco interdimensionale si chiuse, restringendosi fino a scomparire come uno scoppio di bolla. ZAP! L’arlecchino nero era ritornato in piedi sopra il suo robot yatch bello dritto ma dalla pancia martoriata: “Ahaha, Mindy, ora tu, il prof di ginnastica e il nanetto vi gusterete il dessert…della casa!” esclamò l’arlecchino nero, con la sua aurea che si alzava su di lui come del fumo da un barbecue. Mindy lo fissò mettendosi davanti al suo robot, e, subito, anche Takao e Pecan in groppa ai loro robot, la raggiunsero, dietro di lei e fulminando con lo sguardo l’arlecchino nero, che emise ancora più fumosa aurea nera e poi…

E poi lo scoprirete tra poco, perché ora ci colleghiamo in diretta dal bunker in fondo al secondo piano dove c’è il nostro caro fattorino factotum delle superiori! “Sluurp” risucchiò la sua aranciata il fattorino. La torcia era a terra e proiettava una luce rotonda sull’uomo e sulla parte non coperta dalla sua ombra sullo scaffale. Nella stanzina però, non c’era buio pesto, bensì un buio su una sfumatura azzurrovioletta scuro, che, dal pavimento, si rifletteva omogenea anche sui muri. Il tempo stava scorrendo con calma, in quel momento. “Bene, ora… diamoci alla cultura!” esclamò il fattorino liceale, prendendo alcune riviste dallo scaffale. Poi, prese la torcia e le illuminò: “Riviste di moda… femminile…” sospirò. Stava per posare la rivista quando si illuminò: “Wow! Riviste di moda femminile!” sbavò il fattorino, leccandosi poi le labbra con la lingua, e aprì la rivista COLLEZIONE MODA NAO&NIAN ESTATE 2010 – DONNE in questione. C’erano ragazze in bikini… giusto? Beh, certo, c’erano ragazze con bikini a due pezzi sulla spiaggia di Lignano Sabbiadoro (o, in altri casi, Lignano Pineta) e… “ANCOLPOVERO!!!” quelle due ragazze avevano appiccicate sulla testa una fototessera di McMeow su sfondo bianco, la stessa, identica fototessera! “Dai, magari è solo in queste due pagine!” sospirò il fattorino, e continuò a sfogliare la rivista, niente, altre ragazze con la testa della stessa identica fototessera di McMeow. “Ordineordineordine…” fece grandi respiri il fattorino, vedendo che le fototessere non erano state tagliate e il bianco rimaneva. Poi, arrivato proprio alle ultime due pagine, ecco due ragazze in bikini con la faccia di McMeow senza contorni bianchi e appiccicata proprio addosso alle loro teste. Il fattorino sospirò: “Dai, un po’…più…meglio, ancoldog!” e, rimise la rivista sullo scaffale. Nel rimetterla al suo posto, caddero a terra due riviste: una di COLLEZIONE MODA NAO&NIAN ESTATE 2010 – UOMINI e un’altra PARROCCHIA TANTO AMORE NAONIAN CITY – PRIMAVERA 2009. “Bon, dai, voglio proprio vedere se indossano il costume che ho messo in spiaggia l’estate scorsa!” esclamò il fattorino, aprendo la rivista piena di palestrati ultrascolpiti che però su lui non facevano ovviamente nessun effetto… o forse, sì? “MA… BASTA, MCMEOW CO…YOTE!!!” si infuriò il fattorino, schiantando la rivista aperta a terra. A proposito, coyote è una parola che deriva dal nahuatl, quindi eccovi un’altra lingua nativa americana in questa storia, oltre all’inuit! Anche in questo caso, su tutte le facce dei manzi tartarugati in costume c’era incollata una fototessera di McMeow, a volte scontornata, a volte integrale nel suo bianco quadratino. “Dai… bon… Gesù, Buddha, Spongebob…” sospirò il fattorino, unendo i palmi delle mani come in preghiera e fissando la rivista parrocchiale sotto di lui, per poi raccoglierla con un sorriso. In copertina c’era la Parrocchia in questione, cosa poteva succedere di male? E, tra le pagine: “Ah, mi ricordo! Eccomi!” sorrise il fattorino, vedendo una sua foto di lui nella sala principale dell’edificio parrocchiale mentre, con un cappellino a punta sulla testa, appendeva sopra una scala molti festoni colorati. Poi, continuò a sfogliare le pagine della rivista, finché, proprio nelle due ultime pagine, c’erano raffigurati, nella pagina a sinistra Gesù, Buddha e Chuck Norris e, su entrambe le pagine, la scritta I MIEI MIGLIORI AMICI MI AIUTANO A STARE SULLA RETTA VIA, e, nella pagina a destra… c’era un sorridente Spongebob a figura intera. Ma sulla sua faccia qualcuno l’aveva reso, grazie a una magica penna blu, dall’aspetto più…cervelloso e gli aveva persino aggiunto un codino di capelli… mmm, chi ci ricordava, oh, cari pampini? “CERVELLO DI MCMEOW WAS HERE NAONIAN CITY 12/5/2009” lesse il fattorino, sputacchiando e tremando, la scritta in penna blu a destra di quello Spongebob trasformato dal e nel cervello parlante del famoso telecronista lusoscozzese. “Ancol…qualcoooosa…” canticchiò il fattorino, sospirando e sbattendo la rivista, aperta in quella pagina, a terra.

Intanto, in platea, dov’era finito l’arlecchino nero? Sul palco intanto si sentirono dei passi. Possibile che… fossero Asamoah, Viviana e Codeghin? Ebbene sì, erano proprio loro. “LO SPETTACOLO… INCOMINCIA ADESSO!” Mindy, Pecan e, sulle spalle di quest’ultimo, Takao erano scesi dai loro robot, che erano stati presi da Sandikov e la prof. Ionic che li scavalcavano facendo il possibile per usarli tutti e sei per colpire Dolcina, l’arlecchino verde e quello blu e i loro robot in combattimento. Christian e Nibelungo intanto continuavano a cercare di rubare la spada al bracciopadre, attaccandolo da su e da giù come in una scala di pianoforte. Comunque, Mindy, Pecan e Takao erano proprio sotto il palco, e, nel sentire quella frase provenire da un’area non meglio specificata, Mindy e Pecan con Takao in groppa, saltarono sul palco. Asamoah, Viviana e Codeghin erano seduti in posizione rispettivamente da non vedo, non sento e non parlo. Mindy allora si avvicinò a loro: “Ve lo dije muchisimas veces di restare al segundo piano!” esclamò Mindy, agitando le braccia, e, nel farlo Viviana, Codeghin e Asamoah si alzarono dritti in piedi con le braccia allineate ai fianchi e, dai loro occhi, BZZZZ! Vennero scagliati dei raggi radioattivi. Mindy indietreggiò fino al limitare del palco, mettendosi in mezzo a Pecan che si mordicchiava le dita sudando freddo e Takao che digrignava i denti facendo ciao con la manina ai ragazzi. Mindy li fulminò con lo sguardo. “Malditos chicos!” esclamò Mindy fissandoli negli occhi. I raggi radioattivi sparati da Asamoah, Viviana e Codeghin erano proprio orizzontali, e Takao, Mindy e Pecan erano invece incastrati tra un raggio e l’altro. “Calmini!” sorrise Takao, e si mise a camminare dritto tra i raggi laser sparati da Asamoah e Viviana, e arrivò dietro le loro schiene. “HIHIHIHIHI” si sentì ancora un’altra volta la risatina, accompagnata da un ansimare concitato. A ogni modo, anche Mindy si mise a camminare tra i radioattivi Viviana e Codeghin, e Pecan, beh, lui era corso già verso la quinta di destra (che dalla platea, si vede da sinistra), e si era nascosto, ma, non appena arrivarono Mindy e Takao, Mindy lo strattonò fuori da essa, con una manata ben decisa sulla schiena coperta dalla casacca sudata da giocatore di pallacanestro qual era. Pecan, Mindy e Takao erano in fila in verticale, proprio perpendicolari ai tre adolescenti radioattivi, che continuavano a sparare raggi fissi dai loro occhi. “HIHIHIHI!” era di nuovo la risatina, e Pecan alzò lo sguardo al cielo, mentre Mindy e Takao girarono lo sguardo verso di lui, e gli rifecero fissare i tre ragazzi radioattivi. “Ma…non hanno ombre! Falli sparire, chiunque tu sia!” esclamò Takao cercando di tenere fermo il suo pugno chiuso, ma continuando a guardare dritto verso i tre ragazzi. “CONSEGNA!” esclamò di nuovo la voce, e… Asamoah, Viviana e Codeghin ritirarono i loro raggi radioattivi dagli occhi. “Pheww!” Pecan si asciugò il sudore dalla fronte, e… BZZZ!!!! I raggi radioattivi dei tre ragazzi ripartirono, e poi, ritornarono indietro, e, ripartirono ancora: in pratica, andavano a intermittenza. Mindy, si spinse in avanti, stringendo i pugni e digrignando i denti, Pecan iniziò a mangiarsi le unghie, mentre Takao si spinse ancora più avanti di Mindy. “Con…calma!” esclamò, girandosi verso i due e mostrandogli i palmi, e poi, non appena i raggi si ritirarono, il nippoleone prese la rincorsa, e, come una palla da bowling, rotolò superando i tre, e… facendo strike! Mindy e Pecan saltarono, abbracciandosi, e Takao rimettendosi in piedi, fecero loro il segno dell’ok. Se lui ce l’aveva fatta a superare quei tre indenne, allora… “ARGH!” esclamò di nuovo l’arlecchinosa vocetta. Il finto Asamoah da lui creato non sparava più raggi radioattivi, mentre i farlocchi Viviana e Codeghin sì, e sempre a intermittenza. Mindy aveva passato a testa alta Asamoah, ma, non appena Viviana aveva ripreso a sparare raggi radioattivi, la bionda venezuelana aveva fatto un passo indietro, con la coda di cavallo elettrizzata. Dopo secondi che parsero infiniti, Viviana e Codeghin ritirarono i loro raggi radioattivi, e quindi Mindy arrivò da Takao e, questo, con un saltò, batte le nocche del pugno con lei. “FORZA VEZ!” gridò Takao rivolto a Pecan. Ora c’era soltanto Codeghin che emanava raggi radioattivi nudi e crudi come il prosciutto. Pecan prese la rincorsa facendo finta di palleggiare in una partenza verso il canestro, e, con la lingua di fuori, raggiunse l’enorme ostacolo di Codeghin. I raggi radioattivi che emanava erano larghi come due chili di salame da sugo, ma Pecan si leccò le labbra, e, con un salto sul posto fingendo di avere una palla da tirare a canestro, scattò in avanti in aria sopra i raggi di Codeghin, e atterrò perfettamente in piedi accanto a Takao e Mindy. I due uomini batterono le nocche del pugno destro, sorridendosi, mentre Mindy, sorridendo, diede una pacca sulla spalla a Pecan. E… i raggi di Codeghin fasullo si spensero, e, rimase lì impalato in piedi assieme al finto Asamoah e alla finta Viviana. Mindy, Takao e Pecan sobbalzarono. “Q-qué pasa?” sibilò Mindy scattando come una molla. “HIHIHIHI!” si sentì di nuovo la voce arlecchinosa, e della saliva annasposa cadere sul palco con dei tristi guaiti: “Aiutòòòò!” era la voce di Zola, e Takao stava per scattare, quando, improvvisamente, Codeghin, Asamoah e Viviana accerchiarono non solo Takao, ma anche Pecan e Mindy. I finti Codeghin, Asamoah e Viviana da tre che erano, nel girare così veloce, prima diventarono sei, poi nove, e poi… dodici. Takao stava cercando di contarli, aggiustandosi gli occhiali da vista, mentre Mindy caricava i suoi pugni saltellando sul posto e Pecan si era tolto gli occhiali da vista e annaspava. Il prof di ginnastica in questione si rimise gli occhiali sulla faccia, e, niente, i dodici gemelli del trio giravano come una centrifuga, e Takao stava per mettersi a vomitare, e a girare su se stesso, mentre Mindy guardava in alto e continuava con i suoi passi di boxing canguresco. “MINDY, LO SPETTACOLO FINISCE ORA! TORNATE A CASA!” esclamò di nuovo la vocina, e, improvvisamente, i dodici finti Asamoah, Codeghin e Viviana, rallentarono e rimasero ad accerchiare i tre. “C-come no!!!!” scoppiò a ridere Takao, rotolandosi a terra, e Pecan fece lo stesso, mentre Mindy scosse la testa con la mano destra in fronte. Si tolse la mano dalla fronte e sospirò. “COME MAI NON VI ARRENDETE?” esclamò la vocina, emanando un suo doppio nero e fumoso… era lui, l’arlecchino nero, che si ergeva sopra Mindy, Takao e Pecan. “Perché i nostri amici stanno combattendo i vostri!” esclamò Pecan con un salto. Takao ridacchiò: “Perché Taquito Feo non è ancora apparsa, quindi…beh… è ovvio che lo spettacolo non sia iniziato!” esclamò Takao, saltando e appoggiando un piede sulla spalla sinistra di Mindy e l’altro su quella destra di Pecan, che gli sorrisero. Poi, i tre fissarono l’ombra dell’arlecchino che fluttuava sopra i dodici gemelli. “Ahora basta!” ringhiò Mindy. “Beh, in effetti questo è l’ultimo MIO round!” esclamò l’ombra dell’arlecchino nero alzando le sue fumose mani al cielo. “E ve lo dimostrerò, e questa volta, non sarà interrotta!” esclamò l’arlecchino nero parlando dalla sua ombra, che si scagliò in cielo e scomparve. “Interrotta…cosa?” esclamarono Takao e Pecan. Mindy ponderò, incurvata: “Creo que…” Poi, scattò in piedi, e, intanto, i dodici gemelli si erano presi sotto spalla e stavano ballando, in cerchio ritmico il cancan. Nell’aria, si diffuse una canzone… proprio quella lì! “Beso en la boca es cosa del pasado. La moda ahora es enamorar pelado. La moda ahora es enamorar pelado.” Il can-can continuava, e su e giù, e giù e su. “C-che canzone è?” esclamò Pecan, grattandosi la testa. “Una delle sue robe latine!” sogghignò Takao, sulla sua spalla, indicandogli Mindy e sussurrando all’orecchio dell’amico. Mindy, intanto si godeva il ritmo, molleggiando, e il can can continuava. E poi, la donna… si illuminò! E… qual era la migliore soluzione anticancanre? “Bailamos, parceros! Spacchiamogli le chiappe, todos juntos!!” saltò Mindy sorridendo a Pecan e Takao, quest’ultimo che scese dalla spalla di Pecan e si mise tra lui e Mindy. “Seguitemi!” esclamò Mindy raggiante. La canzone continuò con un verso che avevate già sentito, oh cari pampini! La manos hacia arriba! Mindy, Takao e Pecan alzarono le mani al cielo, con un gran salto. I dodici finti Asamoah, Viviana e Codeghin continuavano a ballare il cancan. Bate palmas sin parar Mindy, Takao e Pecan battevano ora le mani, saltando come una lepre Mindy, saltando come un coniglietto di cioccolato ripieno di crema di cioccolato Takao, mentre saltando, sudando e ansimando Pecan. Il cancan dei dodici finti ragazzi che li accerchiavano si fece invece più lento. Moviendo todo el cuerpo Davvero, i nostri tre eroi chi li fermava più? Nemmeno gli occhiali spioventi dal sudore fermavano Takao e Pecan. Mentre, beh, il cancan riaccellerò, come una centrifuga! Y comienzas a bajar!! Mindy e Pecan si accovacciarono e Takao salì sulle loro spalle. I tre si avvicinarono al centro del cerchio per evitare di essere colpiti dalle gambe dei dodici ballerini di cancan, e, mentre aspettavano accovacciati, le dodici figure stavano andando velocissime come i cento criceti domestici di Usain Bolt su una ruota… si vedeva solo del bianco. I respiri di Mindy, Takao e Pecan erano così veloci che sembravano le ventole del ventilatore di Usain Bolt, e il sudore di Pecan ricordava le cascate del Niagara. Poi, però, tutto tornò…alla…normalità. Nel senso, il cancan dei dodici teenager radioattivi venne ballato seguendo un ritmo inesistente ma ritmato, e i respiri di Mindy, Takao e Pecan ripresero il loro naturale corso, come anche il flusso delle ghiandole sudoripare di quest’ultimo. VROOOM! Il cancan riprese di nuovo, e, questa volta, Mindy e Pecan con Takao sulle loro spalle, scattarono di nuovo. Il cancan diventò rapidissimo e centrifugato e… PUF! Mindy, Takao e Pecan fecero un passo indietro, e Takao rotolò giù dalle spalle dei suoi due soci. I dodici cloni erano scomparsi. I tre amici stavano per guardarsi attorno sul palco quando… PAM! L’arlecchino nero cadde di chiappe da sopra il fondale. Si rimise in piedi, e, fumante di rabbia mista a carbone, squittì: “Vorrà dire che sarà o il mio amico blu o quello rosso a estrarre i vostri succosi cuori!” “Già… dov’è il rosso?” sogghignò Takao, e lui, Mindy e Pecan alzarono lo sguardo in alto… sopra il fondale accanto alla quinta di destra c’era proprio l’arlecchino rosso, che continuava a spremere Zola a testa in giù: “Aiutòòòòòò” pianse il cane bipede. Pecan allora si accovacciò a terra e Mindy rivolse lo sguardo verso la platea. Takao prese la rincorsa e saltò prima sulla testa di Pecan accovacciato, e, da lì, prese la rincorsa, saltò sulla testa di Mindy, e, usando la sua coda di cavallo come lianonda (un incrocio tra una liana e una fionda), mirò verso l’arlecchino rosso e Zola, e, poco prima di atterrare, approfittandone di una leggera dilatazione temporale, il nippoleone si arrotolò su se stesso a molti metri da terra, e… PUM! In un millisecondo, Takao centrò in pieno l’arlecchino rosso, che cadde come un salame in mezzo al palco, e, subito, scattò verso Sandikov, Christian, Nibelungo e la prof. Ionic che stavano combattendo sui loro robot contro Dolcina, il blu e il verde sui loro rispettivi robot. Vide Midori che era seduta sopra alcune sedie come se fosse una ragazza francese sopra un pianoforte. E, a proposito di francesi, Takao prese la morbida zampotta sinistra di Zola. Per un soffio. “Merci beaucoup Monsieur!” Takao l’aveva salvato da una caduta certa. “Sono desolé, non vi avrei mai fattò del male, mes amis!” continuò Zola, abbassando la testa, ma Takao fece: “Tsk, tsk, tranquillo, vez!” Dunque, il nanerottolo e il riccioluto cane si scambiarono uno sguardo d’assenso, e saltarono verso una corda proprio dietro alla quinta di destra (che, dalla platea, si vedeva a sinistra), e, aggrappati a essa, scesero a terra, e corsero a combattere.

Sapete ragazzi? Gli eschimesi sono nati shtanchi, anche se spesso non fanno niente. Eppure, non tutti quelli che ciondolano sono inuit, né sono nati credendo di essere shtanchi e convincendosi ogni secondo di esserlo, alimentando così lo shtrampallato circolo vizioso. Bensì, c’è anche chi ciondola perché è nata bella e si crede… Esatto, Midori era sopra alcune sedie, seduta come una femme fatale con i capelli vaporosi e le curve sinuose. L’arlecchino verde era sopra il suo robot barca a vela, e la fissava: “Sali su questo Shipformer con me…”, sospirò, facendole l’occhiolino. “Oh” esclamò Midori con un sorrisetto e, con l’indice e il medio della mano destra, fingendo di mandargli un bacio volante. Da sopra il robot, l’arlecchino verde la fissava come se stordito, e con la lingua di fuori come un cane. L’arlecchino rosso stava per menare Sandikov, Mindy, la prof. Ionic e i loro robot, ma poi… “SCUSATE!” ringhiò la rossa creatura in preda a una ignea vampata, saltando sulle sedie, fino a raggiungere l’arlecchino verde, e facendolo cadere dal suo robot. “Ah! Bruci!” frignò l’arlecchino verde rivolto al suo amico, e poi si mise a fissare “M-m-m-m-midori” esclamò inebetito, sdraiato sulla pancia e rossissimo in viso. L’arlecchino rosso stava bruciando di passione: “D-dopo, sali invece sul mio robot, è il più romantico di tutti!” “Oh…” sorrise Midori, rimanendo nella sua posizione sexy, ma con le nocche della mano destra appoggiate sotto il mento. “C-che t-te ne pare se… ti c-chiamassi… P0RN0D0RI, baby?” esclamò l’arlecchino rosso, con il viso color lava. “Beh…” sviolinò Midori, mettendosi a pancia in giù e muovendo la sua verde chioma. “Sei rosso come un peperone, vedo!” esclamò, rivolta all’arlecchino rosso, che si mise a balzare focosamente su se stesso, mentre l’arlecchino verde si era seduto a terra sul piede sinistro del suo robot barca a vela e mancava poco ci piantasse le radici. “Ma…sentite un po’” sorrise Midori, dando una carezzina sulla faccia dell’arlecchino verde, che, dall’emozione, creò una piccola chiazza verde sotto la zampa del suo robot,e, tirò la lingua di fuori come un cane ansimante, e lo stesso fece il suo rosso socio. “Ma… voi quanti anni avete?” sorrise ancor di più Midori, e i due erano come due labrador di fronte a una ciotola da riempire. “D-d-dieci!” esclamò l’arlecchino rosso, con il calore del suo corpo che faceva evaporare la saliva. “C-cinquanta, tecnicamente!” esclamò l’arlecchino verde: “T-tu ne hai diciotto vero?” esclamò poi, risalendo il suo robot e poi, una volta sulla sua testa, rivolto a Midori. Midori scosse la testa, e l’arlecchino verde le sorrise: “Vabbé, grazie!” e, mogio come una piantina non innaffiata (la chiazza verde era appassita sotto il piede del robot), tornò a dare un po’ di botte agli altri. La chiazza appassita ormai era stata risucchiata dalla moquette. L’arlecchino rosso però era ancora lì: “D-dai, che ti importa, baby?” disse, infuocato, e Midori si alzò in piedi sullo schienale della sedia, incrociando le gambe. Poi si passò la mano tra i capelli, si ripassò il rossetto glitterato ed esclamò, con un soave sorrisetto: “Beh, volevo solo testare fino a che punto si può spingere chi ha la coppia cromosomica XY!” L’arlecchino rosso estinse il fuoco che ardeva attorno a lui, e… gli uscì fuori un cuore volante. Midori allora acchiappò il cuore volante con la mano, e, con un occhiolino, prese la mira e lo spedì a Mindy… il cuore colpì in pieno il suo robot, e, le braccia da intorcolate, tornarono a muoversi liberamente, a ogni comando di leva. “Gracias!” esclamò Mindy, illuminata in viso. “O-ora combatti…però, nipote” esclamò la prof. Ionic mentre combatteva contro l’arlecchino nero. Midori fece un sorrisetto e… andò da Bea che era alle prese con il suo puzzle. La verde ragazza si sedette dietro a Bea, prendendo le mani nelle sue, e Bea si voltò a guardarla: aveva ancora due pezzi di puzzle tra le mani. “Dai, completiamolo insieme!” esclamò Midori, sorridendo.

Intanto, l’arlecchino rosso esclamò: “Muahhahaa! San Valentino… io, brucio di passione!” La creatura rossa era sopra il suo robot nave da crociera e sopra di lui c’era il bracciopadre, che si scagliò verso Christian, verso il cuore di Christian. “Nunca lo tendrás!” esclamò lo zombie, tuffandosi sotto la moquette e cercando di afferrare il piede del robot nave da crociera. Ma… troppo tardi! “ARGH!” esclamarono Sandikov e la prof. Ionic, mentre l’arlecchino rosso si era avvicinato a loro e aveva unito le loro guanciotte. I due stavano rischiando di cadere dai loro robot: “Dai, datevi un bel bacio passionale!” esclamò l’arlecchino rosso, bruciando così forte. Il cuore di Sandikov iniziò a battere fortissimo, come anche quello della prof. Ionic, e i loro respiri si fecero affannati, quando… ZAP! Zola da dietro colpì l’arlecchino rosso in faccia a suon di raggi rossi. “D-dove sono?” esclamò la rossa creatura, muovendosi a tentoni sopra il suo robot. Stava quasi per afferrare la testa, quando… PAM! Takao rotolò addosso a lui, disarcionandolo dallo Shipformer e facendolo cadere di schiena a terra. I battiti del cuore di Sandikov e della prof. Ionic era tornati normali, ma il braccio padre stava orbitando di fronte a loro! “Smettetela! Innamoratevi, voglio vedervi i cuori uscire dal petto!” esclamò, sogghignando, l’arlecchino rosso alzandosi in piedi e bruciando d’infame ardore. Sandikov sorrise alla prof. Ionic: aveva avuto un’illuminazione.

“Mmmm…ehi, Signorov Frikkettonoski Comunistoski!” Dolcina si leccò i baffi da sopra il suo robot, rivolta al nostro amico mezzo russo e mezzo lituano. Lei, Sandikov e la prof. Ionic non stavano combattendo, ma Dolcina era rilassata. Sandikov la guardò, e Dolcina disse: “Tu sei davvero un gran cuoco!” E, così dicendo, la ragazzina usò i suoi lunghissimi capelli spaghettosi e bagnati per raccogliere il resto delle torte e i brownies(tranne la macaroni na furna rimanente e la torta alla vodka), e, stringendole come delle liane, le lanciò ai quattro arlecchini, che, le inghiottirono leccandosi i baffi e ottenendo un cuore di energia in più: infatti iniziarono a menare per bene Mindy, Takao e Pecan sui loro robot. I tre stavano stringendo i denti, Zola cercava di prendere la mira con i suoi raggi radioattivi, mentre invece Christian si tuffava su e giù per cercare di tenere ferme le gambe dei robot dei quattro arlecchini, perdendo però subito la presa: “Carrramba!” ruggì lo zombie. Zola invece… ZAP! Colpì il braccio padre proprio in centro, facendogli cadere la spada. Sandikov e la prof. Ionic batterono cinque, ma… in quel momento… “MUHAHAHAHA! Quei dodici teenager illusori avrebbero dovuto ballare non un cancan, bensì… un horò!” esclamò Dolcina, afferrando con i suoi capelli liane le poche, restanti fette di macaroni na furna, e inghiottendole in un boccone. “Un che?” esclamarono a una voce Zola, Mindy, Christian, Pecan, la prof. Ionic e Takao. “Trattasi di un ballo bulgar…” stava per dire Sandikov. “Oooooh!” sobbalzò poi. I capelli di Dolcina erano diventati lunghissimissimi, e i cinque eroi sui robot indietreggiarono, come anche Zola.  Nibelungo invece usava quelle ciocche come trampolino, venendo però rispedito sempre in alto sul soffitto. Invece, Christian si afferrò a una lunghissima ciocca di Dolcina, cercando di abbassarla e di spingerla verso il piede di Pessimus Second, ma Dolcina esercitava pressione, e, con alcune ciocche, aveva già bloccato le caviglie dei piedi dei robot di Takao, Mindy e Pecan, mentre aveva preso come un cappio al collo, le teste delle povere pecore robot di Sandikov e della prof. Ionic. E fu in quel momento che… “Dolcina cara!” esclamò Sandikov, rifacendosi lo chignon, che, tra un combattimento e l’altro, si era sciolto. “Che cosa vuoi da me?” ridacchiava a intermittenza la ragazzina, vedendo il robot pecora di Sandikov con la testa che si stava incriccando. Sandikov, allora prese la carta che aveva trovato dentro il suo taschino e che aveva evocato durante la partita di Lupus in Tabula, e, iniziando a sciogliersi di nuovo lo chignon con la mano sinistra, allungò il braccio destro con il “santino” rivolto verso l’alto, ed esclamò: “ECCO LA MIA ARMA SEGRETAAAAAAAAAAA!” Un abbaglio improvviso si riversò sui presenti in platea, e Mindy, Pecan, Takao, Zola e la prof. Ionic si misero un attimo il braccio davanti agli occhi per filtrare meglio la luce abbagliante, e, quando sparì: ecco in cielo un “BOOM, BITCH!” squittì facendo una mossa da rapper il fantasma di “HEGEL, IL FU CRICETOOOOO!” esclamò Sandikov con il pugno sollevato in aria e con i capelli scioltissimi, che volteggiavano nell’epico vento che era venuto lì sul momento solo per dare un’aria di epicità al tutto. “ARGH!” esclamarono Dolcina e i cuoricini, facendo un passo indietro. I lunghissimi capelli di Dolcina però stringevano ancora colli e caviglie robotteschi. Il fantasma di Hegel scattò sul lato sinistro della platea, e, da lì, prese una ectoplasmatica rincorsa e si scagliò: “OUCH!” sull’arlecchino rosso, che, nel vederlo, sobbalzò e perse dei cuori, che volarono via, in cielo dal suo petto, e poi sull’arlecchino nero, anche lui perse dei cuori, come anche Dolcina, che, oltre a perdere alcuni cuori, proprio in quel momento fu colpita in faccia da Nibelungo, che usando uno dei suoi spaghettosi e umidicci capelli come trampolino, le era proprio saltato addosso, disarcionandola dal robot. “ARGH! ODIO I BAMB…I NEONATI!” strillacchiò Dolcina rossa in viso, cadendo di schiena a terra e liberando dalla sua morsa le caviglie e i colli dei robot colpiti, e anche Christian, che… fu scagliato, con la ciocca di capelli che teneva, proprio addosso al piede di Pessimus Second. Non era momento di giochicciare ancora con quei lunghi spaghetti e di mettere i capelli tra le caviglie a Pessimus. Dunque, il fratello zombie di Mindy si rituffò sotto la moquette. Il tutto, mentre anche l’arlecchino blu e l’arlecchino verde persero alcuni cuori: “La mia vita…” trangugiò l’arlecchino verde, tenendosi stretto alla testa del suo ecologico robot, e piangendo linfa dagli occhi. I lunghi capelli di Dolcina stavano strisciando attorno al petto di Pessimus Second, e, intanto, scesi dai robot, Sandikov, la prof. Ionic e Zola avevano preso il piattino con la torta alla vodka. E Christian aveva preso per loro: “Miren! El cuchillo!” esclamò lo zombie, aveva rubato la spada al braccio padre. Zola allora la raccolse, e la diede a Sandikov, che divise la torta alla vodka in cinque fette. Era davvero una spada magica! Anche se aveva toccato del cibo, non era rimasta unta di zucchero o altro. Sandikov e la prof. Ionic sorrisero alle cinque pesti patentate. “Dolcina, ma come?” disse Sandikov con gli occhi languidissimi e il labbro che tremava. “Eh?” disse Dolcina, con i suoi spaghettosi capelli all’aria come Medusa. “Non volete far felice zio Alex…” esclamò la prof. Ionic con i denti che le brillavano. “Lui è espertò di haute cuisine!” esclamò Zola, e, afferrata la spada, lanciò, esclamando “Pour vous, mes enfants!”, ZAC! ZAC! ZAC! ZAC! ZAC! una dopo l’altra, le cinque fette nelle bocche dell’arlecchino rosso, nero, di Dolcina, del blu e del verde, e, le cinque pesti iniziarono a muoversi in modo confuso e spastico. “Q-qui gira tuttoooooo” esclamò l’arlecchino blu, e Dolcina aveva ormai attorcigliato la testa e il busto di Pessimus Second nei suoi capelli lunghissimi, rimanendo appesa a mezz’aria, con lo scolapasta caduto a terra. Sandikov e la prof. Ionic alzarono i loro pugni della mano destra al cielo, e Zola alzò la magica spada insporcabile al cielo: “Tutti per unò, unò per tuttì!” esclamò Zola, e in quel momento… ZAP! Il bracciopadre si reimpadronì della spada e… si diresse verso Midori, Bea e il loro puzzle. Midori abbracciò Bea più veloce che poté, e la avvolse completamente tra le sue braccia. Il bracciopadre allora si mise a volteggiare attorno a Midori, che aveva gli occhi sgranati e si mordeva le labbra glitterate. “Bea…. Bimba miaaaa…”sibilò l’armato braccio padre. Midori stringeva a sé Bea più che poteva… “Nnnng…” si sentì provenire da sotto, e Midori si accigliò. “Bbbb…” farfugliò Midori. “Bimba mia… dove sei?” sviolinò il braccio padre avvicinando la punta della spada verso Midori. “Ho un regalino per te…vieni fuori…”sviolinò di nuovo il fluttuante arto paterno. Midori cercava di stringere Bea il più possibile, ma… a un certo punto… “B-basta!” esclamò Bea, tuffandosi fuori dalle braccia di Midori e respirando a fatica… Il bracciopadre era proprio sopra la testa della sorellona e della sorellina. E… “Lasciale stare, AUFHEBUNG!” squittì il fantasma del criceto Hegel, schizzando dietro il bracciopadre, che, al contatto con l’ectoplasmatico roditore, schizzò via con la sua spada, come un razzo verso il terzo piano delle logge, rimanendo fluttuante e ben nascosto tra le sedie. Nibelungo lì sul soffitto? Nah, non mirava certo a lui, il bracciopadre.

Intanto, gli altri buoni e gli altri cattivi continuavano a lanciarsi botte da orbi, e, diciamo la verità, i buoni erano in vantaggio anche perché con l’alcol nel corpo, gli arlecchini cuoricini e Dolcina non riuscivano a stare fermi e a comandare bene i loro robot, che si beccavano cazzotti a volontà. Mindy e Pecan avevano piegato a terra la gamba sinistra del robot da crociera dell’arlecchino rosso, e, molto lentamente per via di un problema di spaziotempo, la gamba destra del robot dell’arlecchino verde, che poi Takao aveva scagliato a terra rotolando su di lui e tornando perfettamente sulle spalle del suo robot (anzi, un po’ più veloce di quanto sia possibile con il tempo che scorre normalmente), e, non stanco di ciò, stava per puntare, sorridente, verso l’arlecchino blu, quando lui e Dolcina. “TA-DAH!” esclamarono le due pesti patentate, scattando in piedi sopra i loro robot. Dolcina, sempre con i suoi lunghissimi capelli all’aria, anche se, stavano puntando verso. “Qui non è deciso ancora niente!” saltellò felice l’arlecchino blu, e, Dolcina, con tutti i suoi lunghissimi capelli di entrambi i codini, avvolse in quello di destra i robot pecora di Mindy e Pecan, facendoli cadere di chiappe… anche se… “Siamo caduti al rallentatore!” esclamò Pecan, e Mindy gli sorrise, inspirando e volgendo lo sguardo verso Dolcina. Anche Takao era rotolato a terra, e Dolcina aveva avvolto nel codino di destra il suo robot, solino soletto (come Takao da single qual era… ma se avessero vinto i buoni, McMeow si sarebbe innamorato follemente di lui, oh mie dolci pampine!). Detto questo, Dolcina scagliò con tutta la forza che aveva in corpo, i tre robot verso la platea, e, con un salto, l’arlecchino blu, creò una bolla azzurro-celeste dal suo corpo, inglobando le tre pecore bipedi e metalliche al suo interno. Pecan annaspante, Mindy scattante, e Takao ballonzolante si rialzarono in piedi. “Li rivolete? Occhio che se i vostri robot escono fuori da questo teatro, esplodono, escono gli haggis, si trasformano in cuori e… avete P-E-R-S-O!” esclamò l’arlecchino blu saltellando sopra una bolla da lui creata, e, scagliandola poi contro i tre amici, che vi furono ballonzolati dentro… e iniziarono a fluttuare a mezz’aria. Takao puntò l’indice verso il palco… non c’era tempo! L’arlecchino blu era entrato dentro la bolla con i tre Sheepformers, e la stava guidando verso l’alto. “A todo haggis!” esclamò Mindy, spingendo la bolla verso il palco, con un pugno. La bolla schizzò in avanti, ma il pugno non la ruppe. Pecan guardava in alto, e fece segno a Takao e Mindy di alzare gli sguardi. Ormai la bolla dove c’era l’arlecchino blu con i tre robot stava quasi oltrepassando il soffitto, anzi, ora era a metà dentro il soffitto. Pecan allora prese Mindy sulle spalle, che, a sua volta, fece salire sulle sue spalle Takao. “Salta, salta, salta sin parar!” esclamò Mindy, cantando, rivolta a Pecan che si mise a saltare in verticale, e anche Mindy, da sopra le sue spalle, fece lo stesso, mentre Takao le alzò la coda di cavallo verso l’alto come se fosse un joystick. E, funzionò! Anche i tre oltrepassarono il soffitto sopra il palco, e stavano fluttuando all’altezza del retro del primo piano… e sopra di loro “HIHIHI, MA DAVVERO?” ridacchiò l’arlecchino blu da dentro la sua bolla, seduto sopra i tre robot e facendo delle salivose e bollose linguacce. Sotto i nostri eroi, il tempo sul pavimento si muoveva con delle sfumature azzurro violette, e improvvisamente… le due bolle si bloccarono a mezz’aria. “C-cosa?” esclamarono Pecan e Takao scandalizzati, mentre Mindy guardava in alto… l’unica parte che si vedeva della bolla dell’arlecchino blu era proprio quella di sotto, e si vedevano solo i piedi dei robot. “N-no ganarán estos bamboccios!” esclamò Mindy guardando verso la bolla, e cercando di muoverla con un pugno salterino… ma niente. Era come fare il solletico a un tavolo di mogano. Pecan e Takao sobbalzarono leggermente. “V-vuoi una mano?” esclamò Pecan come Melvin il castoro a un concerto. “Non saltare ahora!” sospirò, decisa, Mindy, con l’aria che le usciva fuori dalla bocca come un canotto griffato Canale 313 che aveva colpito un sassolino appuntito. BOING! La bolla dell’arlecchino scattò sopra, e, Pecan e Takao con un salto, e Mindy con un pugno rivolto verso il soffitto, scattarono anche loro al secondo piano. “Ok… calmini…eh…” esclamò Takao con la funcia inuit e con le mani davanti a sé. La bolla dove si trovavano i tre, si era fermata proprio fuori al corridoio con i camerini per gli attori. Stesso discorso per la bolla dell’arlecchino blu con le tre robopecore rapite. Le due bolle erano proprio alla stessa altezza, a tre metri dal suolo. “Rissa…rissa…rissa…” ridacchiò Pecan sotto voce e con le mani davanti alla bocca, ma Mindy e Takao lo fulminarono. “Hihihi… dai, non volete vedere le stelle?” esclamò l’arlecchino blu, che, uscito dalla bolla, si mise a saltarci sopra, e, a, ogni salto, la faceva andare sempre più in su, e, proprio arrivato in cima. SPLASH!!!! Un turbinoso getto d’acqua si schiantò attorno alla bolla di Mindy, Pecan e Takao, che, caddero tutti e tre di panza. “ARGH!” esclamarono i tre soci a una voce. La bolla girava a velocità vorticosa. Takao rotolò di chiappe e si mise in piedi, con gli occhi che giravano, e, anche Mindy, e, infine, lei tirò per un braccio Pecan, aiutandolo a rimettersi in piedi. Pecan allora si mise a saltare, anche se ansimava tantissimo, e quindi… PAM! Si sedette a terra annaspando. “Tranquillo!” esclamarono Mindy e Takao a una voce, e Mindy alzò il suo pugno destro al cielo, saltando, mentre Takao si mise solamente a saltare e a spintonare di chiappe verso l’esterno del tornado la bolla, che… SLAM! Superò il turbinoso getto d’acqua che svanì, e, dritti verso la bolla, i tre uscirono arrivarono quasi fuori dall’edificio… e…sopra di loro, quasi sopra l’area rettangolare confinante con la cupola del teatro.  C’era l’arlecchino blu sopra la bolla con i tre robot, e: “Non volete vedere le costellazioni?” sogghignò la creatura, rituffandosi dentro la bolla, e, si mise a nuotare a stile libero. Fuori dall’edificio, al momento, era una notte e limpida fonda di fine inverno, e, l’effetto della bolla temporale azzurrovioletta era più vivace e folgorante che mai. L’arlecchino blu e la sua bolla sfiorarono il soffitto: “Mmmm… cuori turgidi e porporei!” si leccò i baffi, con gli occhioni che brillavano. I petti dei robot stavano sfrigolando, e in quel momento da sotto… ZAP! Mindy e Takao scattarono dal basso a sinistra verso l’alto a destra addosso alla bolla dell’arlecchino blu, mentre Pecan era ancora seduto a terra, con il palmo destro sulla fronte. “BRUTTI CATTIVI!” frignò l’arlecchino blu, scattando fuori dalla bolla… Mindy, Takao e Pecan, al contatto con la bolla del nemico, fecero scoppiare entrambe le bolle, e si tuffarono addosso ai loro robot, scagliando il bimbetto a terra. Mindy scattante, Pecan respirando a fatica, e Takao rischiando di scivolare, ma poi, afferrando con le sue giappominchiose mani Manola-chan e Fedireka-chan le leve del suo robot. Poi, i due, prendendo sotto braccio il robot dell’esausto Pecan (che era avvinghiato alla testa e stava respirando ritmicamente), corsero… “Torniamo en la platea!” esclamò Mindy, facendo l’occhiolino a Takao e Pecan, che ricambiarono il primo con un altro occhiolino, e, il secondo, con un baffuto sorriso. L’arlecchino blu, caduto di schiena, si rimise in piedi: “C-che sete!” esclamò, e, con entrambi gli indici rivolti verso il basso e con le chiappe sollevate, creò una minibolla azzurra sotto di lui, vi scivolò dentro, e, iniziò a scendere dentro di essa. Prima oltrepassò il pavimento del secondo piano, ed ecco apparire sopra di lui il soffitto del primo piano, e la discesa continuava.

Mindy, Takao e Pecan, a bordo dei loro robot sani come…delle pecore entrarono dalla quinta di destra a tutto…haggis, sì, perché Pecan aveva preso un po’ di forze e stava marciando a velocità regolare, e si rituffarono in platea, pronti a dare tante tante tantissime botte all’intorcolata Dolcina e ai suoi alleati. BOING! La bollicina dove si trovava l’arlecchino blu, saltellò al contatto con il palcoscenico e, non appena rallentò, si ruppe. Anche l’arlecchino blu saltò giù come una rockstar e riprese il controllo del suo robot canoa. Nel frattempo, Nibelungo aveva preso il controllo di Dolcina, e non solo saltava sui suoi capelli, ma li mangiava anche… “COSA PENSI? DI CONDIRLI?” ringhiò Dolcina rossa in faccia, saltando fuori dal suo costumino e… “Evvai!!!” esclamò il fantasmagorico criceto Hegel tuffandosi verso il suo petto come una lama verso il cuore… “AAAAAHIAAAA!” pianse Dolcina dopo essere stata oltrepassata dall’ectoplasmico roditore. Ritornò dentro il suo costume come una tartaruga nel suo guscio, ma rimase rossa in faccia. “I-i-miei-capelli…” esclamò Dolcina respirando a fatica, cercando poi di ritirare verso di sé i suoi raperonzolici codini, ma Nibelungo… CHOMP CHOMP CHOMP! Aveva tagliato di almeno cento centimetri il suo codino di destra, “BASTA!” si infuriò Dolcina, con lo sguardo pieno di rabbia e la bocca schiumante come una pentola in ebollizione. Il tutto, mentre Hegel, “Sgranocchhhh!” esclamò l’ectoplasmatico criceto, come una tosaerba concentrato sul codino sinistro di Dolcina… lo stava sfilando con i suoi affilati denti da fantasma. Dolcina si mise a frugare dentro la sua grattugia: “Dov’è il veleno per topi?” esclamò, furiosa, guardando dentro il suo costumino, ma… Niente! “E-eppure credevo di averlo portat…OOOH, MA COME TI PERMETTI?” si infuriò Dolcina guardando il fluttuante fantasma di Hegel. Sotto di lei, i suoi mollicci capelli spaghettosi tagliati alla brutt’e peggio, si dissolsero e sparirono sotto la moquette, sotto i suoi occhi. “Hihihihi! Non ci hai messo il sale? Erano così buoni che è un peccato non risuscitino anche i morti!” esclamò il criceto fantasma, squittendo con le manine davanti alla bocca, e poi gonfiando le sue capienti guanciotte. Dolcina lo fissò, ringhiando, e, all’improvviso, i suoi capelli smisero di essere bagnati, e, da già corti che erano (codini di dieci centimetri ormai), ritornarono a essere spaghetti crudi. “NOOOO!” pianse Dolcina, mentre Hegel era svolazzato altrove. Sandikov tirò un bel dritto su Pessimus Second, facendo rotolare giù Dolcina, a cui si spezzarono le punte dei capelli.

Non tutti i nodi, però, erano venuti al pettine. Midori e Bea erano ancora alle prese con l’enigmatico puzzle della madre di Bea. “D-dov’è l’ultimo pezzo?” si continuavano a chiedere le due, guardando il puzzle quasi completo a terra, e provando ad alzarsi. Midori controllò per terra, Bea sotto la scatola che non emetteva ombre, ma niente. “Quale ultimo pezzo?” si sentì una risatina provenire dal robot yatch. Midori e Bea sobbalzarono. “Tsk! Illuse!” esclamò l’arlecchino nero, e, con le dita delle sue mani rivolte in avanti… ZAP! Un’ombra nera si propagò fino al puzzle e alla scatola farlocchi, trasformandoli anch’essi in materia nera che fu subito risucchiata dalle dita dell’arlecchino. “MUHIHIHI!” ridacchiò l’arlecchino. Midori e Bea si guardarono con lo sguardo deciso, e in quel momento… ZAP! Arrivò il braccio padre in picchiata verso di loro, con la spada puntata verso le tempie di Bea: “Ho un regalino per te…” Le due ragazze rimasero lì impalate, quando… ZAP! “Lasciale in pace! AUFHEBUNG!” squittì il fantasma di Hegel, tuffandosi addosso al braccio padre, che, da due metri da terra, sobbalzò, e, lasciò cadere dalla mano la spada. Con un salto sopra il bracciopadre, arrivò Zola e afferrò la spada. “Z-zola!” esclamarono Midori e Bea a una voce, con gli occhi che brillavano. Zola alzò la spada verso il soffitto, gioioso, e quando l’abbassò di nuovo, il braccio padre era proprio sotto la punta della spada e… PUF! Il bracciopadre esplose e si dissolse, come una nuvoletta pixelosa. “Parbleu!” esclamò Zola, e Midori e Bea sgranarono gli occhi. Zola rimase tremante a fissare l’appuntita spada che stava luccicando da cima a fondo. In pochi secondi, ritornò a essere la spada giocattolo che era prima, e Zola la tastò con un dito: “è…è di plastique!” esclamò il cane, con gli occhi fissi sull’oggetto. Non appena il labradoodle mise la spada giocattolo (in spagnolinuit “el tuppaglio”) dentro la tasca dei suoi pantaloni, ecco che “GRAZIE!” Bea gli gettò le braccia al collo e lo abbracciò, facendolo quasi cadere a terra. “D-di niente, m-ma chérie!” esclamò Zola, scodinzolando un po’ confuso, e poi rimettendo Bea a terra. Midori sorrise ai due, che ricambiarono. Dov’era però il fantasma di Hegel? “Sei stato grande, basta così!” era la voce di Sandikov, che, da sopra il suo Sheepformer aveva alzato il “santino” da cui aveva evocato Hegel e il criceto fantasma vi si rituffò dentro come un tuffatore sopra il trampolino: “Ciao raga!” Sandikov, sorridente e sudaticcio, rimise allora la cartina di Hegel nella tasca dei suoi pantaloni.

Christian e Nibelungo ormai non stavano facendo molto: Christian si era nascosto sotto terra, da cui uscivano solo le braccia, mentre Nibelungo correva come un ragnetto inseguito da una scopa sul soffitto. Ormai il combattimento era cinque contro cinque (dalla parte dei buoni, la signorina Ionic stava comandando sia il robot suo che quello di Midori, e questa dedica è per lei, l’aquilina prof, mezza carinziana e mezza argentina, di origini naoniane), anzi due contro due! Takao e Mindy avevano appena finito di picchiare il robot dell’arlecchino nero e quello centrale di Dolcina. Grazie a queste ultime botte, anche questi ultimi due robot Shipformers avevano ormai le braccia rotte e le gambe cadute, inginocchiate a terra. Takao e Mindy sussultarono: i petti degli Sheepformers stavano sfrigolando. Pecan e Sandikov ansimarono, e scivolarono giù dai loro robot, sedendosi un attimo a terra. La prof. Ionic strinse forte le braccia al collo del quinto robot pecora (il sesto era lì in piedi bello dritto…e…un po’ sverniciato) e ansimò, con il sudore che cadeva dai suoi capelli cortissimi con gli spruzzetti: “C-che Grossglockner boludo!” Anche lei scese dal suo robot, andandosi a sedere a terra in posizione meditativa. Mindy e Takao scesero un attimo dai loro robot e si voltarono verso i loro soci, fissandoli i loro soci, inizialmente preoccupati, ma infine, sorrisero: “R-raga!” esclamò Takao, mentre Mindy fece loro un rapido occhiolino. I due risalirono di getto sui loro robot dal petto che ormai friggeva quasi, e, proprio di fronte a loro, gli Arlecchini Cuoricini erano seduti sulle spalle dei loro robot (in ordine: nero, rosso a sinistra e blu e verde a destra), mentre Dolcina, con lo scolapasta obliquo e i capelli crudi e spezzati, aveva il mento appoggiato sulla spalla di Pessimus Second e bofonchiava: “Siamo noi…” cantò, sospirando “siamo solo noi…” cantò, sospirando come se avesse un’enciclopedia sul petto, “q-quelli che non hanno età…” finì, con gli occhi socchiusi e un gran respiro, ma avvolgendo il braccio destro al collo di Pessimus Second. I petti dei robot avevano smesso di sfrigolare, e, sotto i loro petti, si vedevano chiaramente gli haggis con foglia, quasi pronti a uscire. Mancava soltanto… Mindy e Takao guardarono Dolcina e gli Arlecchini Cuoricini e poi, si guardarono, annuendo e con le mani sfrigolanti. “Hai algo más da dire?” sorrise Mindy gorgogliante rivolta a Takao. Takao sogghignò, intrecciò le dita delle sue due mani con i palmi verso fuori e con le braccia stiracchiate, e poi saltò sulle spalle robot centrale, quello dove si era appoggiata Mindy. Quello che dava su Dolcina. “D-due per Dolcina…” sospirò Takao tra sé e sé, e, con un sorriso, mise la mano destra sulla leva destra, e Mindy, mise la mano sinistra sulla leva sinistra. Poi, i due, tirarono le leve verso di sé, e presero la mira… e PAM! L’haggis lanciato colpì in pieno Dolcina. “ARGGGGHHHH!!!” saltò in aria Dolcina, furiosa e, uscendo un attimo dal suo costume a grattugia, proprio mentre perdeva un sacco di cuori, e, ritornandoci dentro precisa precisa. Dolcina infuriata, si mise a pestare i piedi e saltare, avanti e indietro, sulla spalla sinistra del suo robot: era paonazza in viso, e ringhiava: “GRRRRRR!” Takao e Mindy si guardarono: “Io sinistra…” esclamò Takao, saltando fino al robot più a sinistra, mentre Mindy scattò, sorridente e con un veloce movimento di coda di cavallo, fino al robot più a destra. Dolcina ringhiò: “CE LA PAGHERETE!!! A NOME DEL POPOLO DI DIESER TAO!” Takao allora saltò in aria e ringhiò, a pienissimi polmoni e con la panza in avanti: “O-OMAE WA MOU SHINDEIRU, ANCORU DOGGU!” E, detto questo, lui e Mindy presero la mira e… PAM! PAM! PAM! PAM! Saltando, lanciarono i quattro haggis verso gli arlecchini, e poi, una volta arrivati insieme sul robot in mezzo, Takao con entrambe le mani sulla leva sinistra e Mindy con entrambe le mani sulla leva destra, lanciarono l’ultimo haggis su Dolcina: “N-no…” sudò freddo la bambina, con i palmi delle mani davanti a sé, ma PAM! Anche lei fu colpita in pieno, proprio contemporaneamente ai suoi quattro soci e… SPLASH! Sotto gli occhi di Mindy e Takao, ma anche sotto gli occhi di Sandikov, della prof. Ionic, di Pecan che si erano alzati in piedi, come anche Christian che era riemerso da terra, da Zola che si afferrava le orecchie penzolanti, da Midori e Bea che si erano sedute sullo schienale di due sedie e da Nibelungo che guardava dal basso verso l’alto, un fiotto di sangue cadde a terra, dietro le schiene degli Shipformer, e, andò a macchiare con il suo rosso scurissimo la rossa moquette, per poi, sparire come dell’acqua risucchiata. Improvvisamente… un boato… TRRRRRRRRRRR!!!! La terra tremava sotto i piedi dei nostri eroi, in alto e in basso, come in una trivella. “ARGH!” esclamarono Mindy, Takao e la prof. Ionic. Nibelungo cercò di reggersi al soffitto, ma cadde e scivolò tra le braccia di Bea. E, tanto veloce com’era iniziato, il terremoto si placò e… PAM! Bea con Nibelungo in braccio e Midori si voltarono… la bolla trasparente che bloccava la porta d’ingresso era anch’essa scoppiata. Improvvisamente… “ANCOLBILLY!” esclamarono Pecan e Takao. “Parbleu!” esclamò Zola… il pavimento diventò un attimo bianco, con riflessi azzurro e violetti. “L-la bolla” esclamò Midori rossa in viso. “ANCOLDINUOVO!” esclamarono Pecan e Takao sobbalzando all’indietro. “Ma…è come prima!” esclamò la prof. Ionic. Il pavimento era tornato come alle prove, vero? “I-io non direi…” esclamò Sandikov, mettendosi per qualche secondo gli occhiali di Takao, che sbuffò… il pavimento della platea e il palco avevano assunto una texture frammentaria e pixelata, che si muoveva lentamente come un’immagine da caricare. Sandikov ridiede gli occhiali a Takao, che grugnì e sorrise. Passò un minuto, niente da fare! Il pavimento era ancora nelle stesse condizioni di cui poc’anzi. “Dai, ancoldog, raga!” esclamò Takao, indicando imperativo i robot agli altri adulti lì presenti. Mindy, la prof. Ionic, Sandikov e Zola spostarono allora i sei sbiaditi e un po’ contusi Sheepformers sul lato sinistro della platea (che dal palco, era il lato destro), mentre Christian e Pecan spostarono i restanti cinque ammaccatissimi Shipformers, con Takao sopra la testa di Pessimus Second, e a braccia incrociate. Fatto, spostati! Takao saltò giù dalla testa di Pessimus Second e, nel vedere il pavimento pixeloso e in caricamento, disse: “Dai raga! Sediamoci e godiamoci… lo spettacolo!” Sandikov e la prof. Ionic fecero cenno a Midori, che corse da loro. Era il momento di scoprire uno dei momenti più o meno importanti della storia dei nostri eroi!