Show di una notte di inizio estate
Pawel e la prof Minerva Hernandez

Le mini avventure dei Curiosi del Tempo – Show di Una Notte di Inizio Estate

Giovedì 8 luglio 2010, Naonian City, Naonscirr’, Stati Disuniti d’Europa

Erano le otto e mezza di mattina, e la cappa di umidità riempiva la zona nord di Naonian City come una cupola dai vetri appannati. Un ragazzo rasta di sedici anni, capelli bruno chiari ed occhi azzurri, era seduto sull’altalena di legno nel giardino di una villetta in un quartiere residenziale. Indossava la maglia del suo gruppo preferito, gli SPA-M. Con i piedi nei sandali, il rasta dava dei leggeri colpetti a terra per evitare di fermarsi di blocco, o di scattare alla velocità della luce. Con un sospiro, dopo essersi dato una veloce spinta indietro con un rinculo altrettanto a effetto, il ragazzo fermò l’ondeggiare dell’altalena con le punte dei sandali. I fili d’erba gli pizzicarono le dita dei piedi, e un leggero fango si spiaccicò sulle suole. “Stasera… alle nove al Parco” pensò, abbassando la testa. Poi, rialzò lo sguardo al cielo e annusò l’aria bagnaticcia. Saltò giù dall’altalena. “Altri due filati… ma qu…” continuò a pensare il rasta, quando: “PAWEL, SALTA IN MACCHINA!!!” dalla porta di casa era uscita sua madre, una signora bionda con riflessi marroni sui capelli scarmigliati, vestita con un lungo pareo arancione e con a braccio una borsa da mare di canne intrecciate. Gli occhiali da sole le scivolavano sopra la fronte, mentre percorreva il patio sassoso che conduceva dalla porta al cancello con un passo talmente veloce da valere per cinque. Arrivata al cancello, consegnò al figlio una borsa frigo porta pranzo con dentro due tramezzini ben incartati. Salirono sull’auto, di colore celeste. La madre mise in moto e in quel momento, il telefonino di Pawel gli vibrò in tasca. Lo prese: HOY PROVE A LAS NUEVE EN PUNTO! CAPITO, CHICOS? Alla radio si sentì un motivetto: It’s just too little too late/ A little too long. “Bene, oggi tuo padre trasmette le previsioni del tempo al turno mattutino. Non vorrai mica non consegnargli il suo amato spuntino?” And I can’t wait/ But you know all the right things to say.

Pawel guardò la madre, e poi: “Devi farlo! Com’è vero che mi chiamo Kasia Kontentoska, e mi obbedisci/ Grrr!!! Va bene, com’è vero che ti chiami Kasia Kontentoska e ti obbedisco!” Esclamarono i due, guardandosi all’unisono, mentre si sentiva Jojo alla radio cantare: It doesn’t matter anyway/ (You know it’s just too little too late). Infine, i due arrivarono in Viale Venezia, un viale ultratrafficato di Naonian City conosciuto anche per ospitare un grattacielo occupato, dal primo al decimo piano, dal Garage a Dieci Stelle Venezia. Tale garage era indicato da un bel cartellone blu, con il nome in nero su sfondo bianco e dieci belle stelle gialle splendenti, proprio piazzato a metà dell’edificio. E, infine, all’ undicesimo e ultimo piano, c’era uno studio televisivo con delle finestre trasparenti e un megaschermo suddiviso a sua volta in tre rettangoli, dove si potevano intravedere tre mappe meteo: Naonscirr’, Area dei Tre Stati e infine una mappa generale dell’Europa. Proprio in quel momento, un signore con i capelli setosi e grigiastri entrò nello studio, con una bacchetta appuntita in mano. Ad aspettarlo c’era Giordano, un cameraman che non si separava mai dalla sua fidata videocamera. I due si fecero un cenno con la mano. Intanto, undici piani più sotto, la signora Kontentoska accostò la macchina: “Raus!” esclamò, e Pawel uscì con il tramezzino seitan, gamberi e funghi tra le mani, ed entrò nell’edificio. “COSA CI FA LEI QUI, SIGNORINOOOOO?” non appena il ragazzo entrò, il giornalista più famoso del Naonscirr’, un certo McMeow, gli strillacchiò in faccia: “AH! L’illustre figlio di Mazzon!” Pawel arrossì e corse all’ascensore trasparente…destinazione undicesimo piano, e sentì ancora strillacchiare McMeow da fuori, là sotto: “Bravo signorino! Suo padre CONTROLLA il tempo!” Consegnato il tramezzino, le gote di Pawel si sbiadirono. McMeow allora portò Pawel a un’uscita di emergenza disattivata e segreta, e aprì la porta. “YUUUUH!” esclamò Pawel scivolando dal megascivolo, il tutto mentre il padre, bacchetta alla mano e schermo dietro: “Buongiorno telespettatori. Oggi a Naonian City e nell’area dei Tre Stati…” Pawel atterrò proprio undici piani più giù e atterrò al suo posto in macchina, con un leggero saltello. Si rimise la cintura e, in quel momento, il cellulare della madre trillò: “Pronto? Ja, vengo subiten mia Karen!” La madre sfrecciò, e, poco dopo, Pawel iniziò a sbracciarsi: “No, prima a destra!!!” E, finalmente la macchina inchiodò, in un’area gremita di gente in costume o in pareo, o con il corpo tutto spalmato di bianco. Erano arrivati di fronte alla piscina all’aperto L’era dell’accadueò. VROOM! Con un perfetto parcheggio a lisca obliqua di pesce nell’unico posto rimasto libero, la madre, con occhiali da sole in faccia e borsa in spalla, scese dalla macchina, chiudendo la porta e l’auto. Pawel la guardò a braccia incrociate: “ma come!” esclamò il ragazzo, con la madre proprio dall’altro lato del finestrino. La donna gli aprì, e, il figlio, con borsa frigo in spalla, scese. “Io e la mia amica ci tuffiamo in una nuova avventura!” esclamò poi, allontanandosi. Pawel urlò: “Dille che poteva andarsene in North Carolina con sua figlia!” Ma la madre ormai era entrata. Pawel, abbassò lo sguardo e tirò un calcio a un sassolino e PLIC! Una gocciolina gli cadde sulla punta del naso. Il ragazzo alzò lo sguardo al cielo umidiccio. A passo incacchiato andante, camminò a lungo e finalmente rientrò nel comune di Naonian City. Passò sotto vari ponti sopraelevati, sentendo i roboanti pneumatici sgommare sotto di lui. Dopo l’ultimo ponte, si palesò il cartello giallo con scritto in rosso “Mais Più”. PLIC! PLIC! PLIC! PLIC! Uno scroscio cadde dal cielo e Pawel annaspò. VROOOOOM! Una macchina lo raggiunse e si fermò: erano quelle due! Karen aprì il finestrino: “Venti euro per un ingresso a testa! Mais più!!!” Pawel guardò le due. “Per venticinque miseri minuti di piscina!” tuonò la madre, accompagnando le gocce che scesero dal cielo. VROOOM! La donna poi rombò via. Il ragazzo sbuffò e aspettò dentro il panificio.

Intanto, all’Auditorium Concordia di Naonian City, gli amici di Pawel si trovavano costretti a fare le prove al chiuso. “Dov’è il mio ex?” chiese Rosy Zhang, sputacchiando a metà palco. Non era sola, con lei c’erano altri ragazzi: due gemelli eterozigoti, una ghanese con le treccine Star Lynn, nonché Enricorrado un ragazzo-cane giallo e altri ragazzi e ragazze di varie stature e forme corporee. “Bueno chicos! Provate un poquito da soli!” esclamò la prof. Mindy Hernández, sospirando e prendendo il telefonino, dirigendosi fuori.

Nell’atrio dell’Auditorium Concordia, Mindy si diresse verso la porta d’entrata trasparente, che era rigata da gocce che si inseguivano come girini lacrimanti. La bionda allora telefonò al suo collega Pecan. “Hola, qué tal? Mujajajaja” gorgogliò Mindy. “Kangaroo!” esclamò dall’altra parte della cornetta Pecan. “No, por favor!” esclamò Mindy. “Kangaroo!” ridacchiò Pecan. Mindy scattò in piedi e batté il piede destro sul pavimento: “Carrrrrrrrrramba! Dónde faremo lo spettacolo esta tarde?” esclamò la prof, ringhiando. “Kangaroo!” esclamò di nuovo Pecan, e Mindy allora scagliò il telefonino a terra.

Poco dopo dopo, la prof tornò in platea. Applaudì ai ragazzi e sogghignò: “Ci vediamo a las cuatro!” Il gemello la fissò, alzando l’indice della mano destra: “Sì prof, però…dentro o fuori?” “Non lasceremo mica i nostri vestiti in corridoio?” sbuffò Rosy, a braccia incrociate.

Intanto, fuori le nuvole si erano alleggerite, ma l’umidità era schiacciante! Pawel arrivò all’ingresso laterale del Parco San Valentino e, con borsa a tracollo oscillante e lingua tremolante, vi entrò, annaspando e correndo. Lo attraversò in diagonale, schivando il palco in mezzo al grande spiazzo erboso, varcò il ponticello e finalmente, arrivato al lato anteriore del parco San Valentino, ZAP! Pawel scattò fuori, verso l’entrata dell’Auditorium Concordia.

Una spilungona, bionda e sulla quarantina, in posizione difensiva da portiere di calcio, davanti alla porta d’ingresso! Pawel sgommò e sterzò sulle suole delle sue scarpe: “P-prof?” Respirò a fondo. “Mancavi solo tu! MUJAJAJAJAJAJAJAJAJA!” gorgogliò di nuovo la prof. “Hace muy caldo, vero?” esclamò Mindy, sciogliendosi la coda di cavallo e rifacendosela. Pawel sospirò e Mindy lo fissò. “Basta. A ensayar!” esclamò Mindy. Pawel prese dalla tasca dei pantaloni una busta di tabacco con dentro delle sigarette e dei filtri, e iniziò ad arrotolare del tabacco dentro un cilindro a forma di sigaretta. Mise il filtro, leccò con la lingua il cilindro di carta per chiudere la sigaretta e se la portò alla bocca. “Guardi, prof!” esclamò Pawel, cercando di accendere la sigaretta e accennando un passo di cumbia. Mindy, con gli occhi che le luccicavano, prese con la mano destra il polso destro di Pawel. La sigaretta gli cadde a terra e Pawel, con la sua fedele borsa con il tramezzino, fu…

Beh, la borsa con il tramezzino era appoggiata in prima fila, a destra di Mindy, mentre Pawel era al centro in platea. “Prof, è quasi mezzogiorno!” esclamò Pawel, agitando le mani di fronte a sé. Uno scroscio di mille sciacquoni celesti iniziò ad abbattersi fuori. Pawel sbuffò, mentre Mindy sorrise: “Dai, baila!” La donna gettò uno sguardo ammaliante alla borsa porta pranzo, e Pawel deglutì. “Prof, già non c’è la mia ex… con…con chi…dovrei?” Pawel era rosso in viso, e i suoi rasta si erano raddrizzati, come in preda all’ira di Giove. Sotto gli scrosci che picchiavano il tetto dell’Auditorium, Mindy balzò sul palco e scomparve un attimo, lasciando Pawel a guardarsi avanti e indietro. “Tsk, tsk!” pensò il ragazzo. E poi, Mindy ricomparve, con…” questa guapissima chica!” gorgogliò Mindy, e Pawel indietreggiò, con la bocca gonfia come un pesce palla. Mindy teneva per il… manico un bellissimo mocio con i fili in su e la base in giù. Sotto gli umidicci e muffosi capelli filanti, c’era incollata una palla da rugby in verticale, con sopra un paio di occhiali quadrati e bianchi di cartone con due vispi occhietti e un sorrisone disegnati sopra con un pennarello indelebile, nonché un naso spugnoso. Pawel aveva ancora la bocca gonfia, e fece un passo indietro, mentre Mindy gorgogliò ancora più forte: “Ramona Pecanez!” Pawel scoppiò a ridere e poi alzò lo sguardo verso Ramona Pecanez e rimase un attimo immobile. But you know all the right things to say/ You know it’s just a little too late.  Pawel strizzò gli occhi e scosse un attimo la testa per scacciare il motivetto. Poi riaprì gli occhi e, con la mano destra, afferrò il “collo” di Ramona Pecanez. “Ahora ES… mezzogiorno!” esclamò Mindy saltando giù dal palco, e poi, una volta atterrata, andò a sedersi, frugò nella tasca dei suoi pantaloni e poi alzò lo sguardo verso Pawel e la Pecanez. “Ti cronometro!” ridacchiò Mindy e Pawel deglutì, e quindi….

Hoy te he visto con tus libros caminando/ Y tu carita de coqueta/ Colegiala de mi amor

Pawel allora ballò, prima con le braccia spalancate in orizzontale, a gambero e andando verso la parte sinistra del palco. Poi, dandosi il ritmo con il piede sinistro…

Tú sonríes/ Sin pensar que al mirarte/ Sólo porque estoy sufriendo/ Colegiala de mi amor

Con la mano sinistra sul fianco, e il braccio destro alzato con la mano verso la testa, Pawel girò su sé stesso, e poi, sempre tenendo Ramona Pecanez, volteggiò.

Mindy infine applaudì. Pawel sorrise e mollò la presa di Ramona Pecanez, che cadde come uno stoccafisso sul palco. Quindi, il rasta saltò giù e si avvicinò a Mindy, che si era alzata in piedi. Pawel vide sporgerle dalla tasca sinistra qualcosa di rotondo e dalla livrea dorata, e con un bel tasto. Strabuzzò gli occhi. Mindy disse: “Vai, i tuoi amici te esperan!” Pawel la guardò, e corse ad afferrare la borsa porta pranzo. Poi si diresse verso l’uscita. Stava per spingere la maniglia rossa dell’uscita e… VROOM! “Toma…este tomino!” (Toma= prendere in spagnolo) esclamò Mindy, e una sfera si scagliò, roteante come un frisbee, davanti agli occhi di Pawel. Le sue pupille balzarono come in un flipper, e con un salto, egli afferrò il “tomino”. Anzi, l’arepa gialla, un po’ dorata e non condita. La trangugiò, con gusto: “Grazie, prof !”. Rimasta poi sola, Mindy sospirò: “Y anche oggi, si pranza mañana!”

Naonian City
Dedico questo racconto e questo Pecan3D a mio padre (detto anche Homer, Papy o Genitore 2)

Là fuori, il cielo era ancora patinato e le pozzanghere bagnavano i plumbei marciapiedi. Pawel saltò oltre una pozzanghera a piedi uniti, e, poi corse. Due semafori adiacenti e due minuti e qualche goccia di pioggia dopo, entrò nella Casa dello Studente. Raggiunse quindi il resto della truppa a mensa: Enricorrado, Star Lynn, i due gemelli e Rosy.

I ragazzi si alzarono dal tavolo della mensa quando l’orologio e anche i loro cellulari segnarono l’una! Sì, perché li presero dalle tasche tutti allo stesso momento, e, per essere sicuri, Enricorrado andò a chiedere: “Che ore sono?” a un ragazzo umano vestito come un broker e a una gatta rosa antropomorfa dai capelli biondi con una gonna corta e una canottierina che le scopriva l’ombelico. I due, in fila alla mensa, squadrarono Enricorrado: “L’una!” Pawel, Rosy, i gemelli e Star Lynn sobbalzarono. “Andiamo a…!” stava per esclamare Enricorrado, quando il telefono di Rosy squillò. “Pronto? Ok, papà, torno subito!” esclamò la sinonaoniana, andandosene.

Pawel e gli altri ragazzi erano rimasti alla Casa dello Studente. Stavano provando i passi di ballo nell’ampio spazio verde dietro l’edificio. Il sole brillava alto, e il sudore dei ballerini cadeva a fiotti, inzuppandoli. Fu allora che Enricorrado portò dei secchielli a Pawel, che ballava, e ai due gemelli, che erano anch’essi fradici. Gli occhi di Star Lynn brillarono e batté cinque con Enricorrado. “Bene, potremmo mettere i loro litri di sudore nelle bottigliette d’acqua!” sogghignò la ragazza, mentre Enricorrado si immaginava la scena. “Ora dobbiamo tornare!” esclamò Pawel, guardando l’ora sul suo cellulare: le quattro meno cinque!

E così ritornarono quasi alla base! Rosy li aveva anticipati. “Chicos, rapido!” esclamò Mindy sullo spiazzo di strada tra il parco San Valentino e l’Auditorium Concordia. Fece cenno ai ragazzi di entrare nell’Auditorium. I ragazzi salirono sul palco, e poi scesero nel corridoio dietro le quinte, e si presero i vestiti. Quando tornarono, Mindy non era sola! C’erano anche i suoi tre amici: Pecan, l’aquilina prof Ionic, il prof di Piglatin DueZero e infine Jack, il nipote sedicenne di Pecan.

Sotto lo sguardo della prof Ionic, i ragazzi si diressero verso delle casette di legno sul prato al limitare della stradina dopo il ponte che portava all’area con il lago, e misero lì dentro i loro vestiti di scena. I ragazzi avrebbero indossato delle magliette e dei pantaloni entrambi di color blu, mentre le ragazze delle canottierine di argento glitterato e delle gonne in jeans. Niente scarpe, al loro posto dei fantasmini “bianchi”.

Il cellulare di Mindy segnava le cinque. I ragazzi attori salirono sul palco. Mindy andò a sedersi tutta soletta in primissima fila, con le gambe accavallate. I suoi tre soci e Jack erano dietro di lei, ma Jack aveva solo occhi per il De Historia Tridimensionalorum di Carlus Barcus.

Si iniziò con l’ hip hop sulle note dei Backstreet Boys. Tutti i ragazzi ballavano, tranne due: un ragazzo palestrato e con i pantaloncini a pinocchietto, i capelli a spazzola con il ciuffo bello dritto e i muscoli scolpiti sotto la sua maglietta di cotone cantava insieme a Star Lynn in mezzo al palco. “Now I can see that we’ve fallen apart” cantò il ragazzo, staccando le sue mani da quelle di Star Lynn, che cantò la sua strofa così velocemente che… PUF! Sia i prof e Jack seduti sulle sedie, che i ragazzi sul palco sobbalzarono. “D-di già?” esclamarono Pawel da sopra e Pecan da sotto indicando i due cantanti. Mindy lanciò tuoni dagli occhi e fece un sorrisetto, poi batté le mani, e Pawel e Rosy si misero uno accanto all’altra pronti a ballare Colegiala de Mi Amor, e, non appena i due iniziarono a ballare, la cumbia si fece vorticosa. Due tornadi sul palco, con dei rasta che non sapevano che direzione prendere e Rosy che imprimeva possente il suo peso a terra. Tutti i presenti in scena fecero un passo indietro, mentre Mindy guardava il suo cellulare con l’orologio sul display che andava veloce come un registratore di cassa, e Pecan, la prof. Ionic e Duezero che stavano chiacchierando, mentre Jack aveva distolto gli occhi dal libro. “Ma… c’è una maratona?” di fronte ai suoi occhi, nella stradina attorno allo spazio erboso, si succedevano chiazze di diversi colori. La centrifuga ballerina di Rosy e Pawel iniziò a rallentare, in senso prima antiorario, e poi in senso orario, finché i due ragazzi rimasero sul piede destro e girarono a un kilometro all’ora, per poi, fermarsi perfettamente a piedi, ma con gli occhi ancora a spirale. Jack strabuzzò di nuovo, le persone al parco stavano camminando e correndo. Quindi, si rituffò sul suo libro. “M-ma cosa?” esclamarono tutti i ragazzi, tranne Star Lynn, che rideva e Pawel che avanzò sul palco fino al bordo e indicò Mindy. “Prof, ma ciò non è…insomma…” Il rasta saltò sul morbido prato, e fissò Mindy, che scoppiò a ridere: “Lleno de…nonsense?” E poi scosse la testa. “C-come?” chiese Pawel, inquisitivo. Mindy mostrò lo schermo del cellulare a Pawel, ed esclamò: “Chicos, son già las seis!” Tutti i ragazzi, tranne Pawel, tirarono fuori dalle tasche i loro cellulari, era proprio quell’ora. “W-wow…” esclamò Rosy, indietreggiando. E improvvisamente… BURRRP! Lo stomaco della ragazza iniziò a tremare, come anche quello degli altri ragazzi presenti sul palco e quello di Pawel, che, tremando dalla bocca dello stomaco fino alle profondità dell’intestino, disse: “C-chi v-vuole mangiare d-dieci p-p-p-p-p-p-izzze?” “NOI!” esclamarono tutti i ragazzi alzando il braccio destro chiuso a pugno in cielo, così come Pecan e Duezero. Mindy e la prof. Ionic si scambiarono uno sguardo, e poi Mindy esclamò, muovendo la sua coda di cavallo e fissando il cielo di un azzurro abbagliante: “Caramba, el mal de tiempo!”

Poco dopo, Enricorrado, il prof Pecan e Pawel tornarono con tre cartoni di pizza fumante, dieci lattine di Cocco Colla, due bottiglie d’acqua naturale ancora dure come lastre di ghiaccio, dei bicchieri e due lattine di Birra Hilary. Pecan consegnò le lattine di birra Hilary a Duezero e la prof. Ionic, che le aprirono e iniziarono a sorseggiarle. Tutti i presenti, che erano circa una ventina, presero un trancio e iniziarono a mangiare, anche Jack, che tornò a sedersi assieme a DueZero. Jack addentava la gommosa mozzarella mischiata al pomodoro, e i suoi occhi erano incollati al libro di versioni di PigLatin, sulla pagina della diciottesima declinazione, quando… SPLAT! “Oh no!” indietreggiò Jack, spingendo poi il resto del trancio in bocca e masticando come un dromedario. Una macchia di pomodoro era finita sulla declinazione di Itibus Enitingus!

Il limpido cielo sopra il Parco San Valentino era ormai di un blu reale e l’umidità era ormai un ricordo passato da ore. Le cicale ronzavano e le persone, piano piano, andavano a sedersi. Tra di loro, c’era una signora dai capelli grigi e dagli occhiali spigolosi: era Elvira, la moglie di Pecan. I ragazzi erano andati ormai nelle casette a cambiarsi, ed era rimasta Mindy. “Oh, qual buon vento… CATY!” esclamò Elvira rivolgendosi a lei, e Mindy la fulminò. Solo una persona poteva chiamarla così: la sua zia acquisita. Apparve inoltre un certo giornalista insieme al suo cameraman. “Ancolbilly! E allora?!? Ma quando inizia questo spettacolo?!?” strillacchiò, puntando il microfono verso la sua interlocutrice. “Calma, McMeow. Quando el cielo sarà del tutto blu notte!” esclamò Mindy. McMeow e Giordano si sedettero in prima fila.

Gli attori erano pronti. Mindy li raggiunse. Mise la sua mano destra al centro, e subito tutti i ragazzi misero le loro mani destre sopra la sua. L’ultimo a farlo fu Pawel. Su, e giù, su e giù: “MERDA, MERDA, MEEEERDA!!!!” urlarono tutti in coro, alzando le mani al cielo e correndo dietro le quinte. Il saggio stava iniziando, a passo felpato e ritmo scatenato!

Rosy salì sul palco e trasalì: aveva ancora addosso le scarpe da ginnastica, e Mindy da dietro la fissava, grugnendo. “P-prof!” deglutì a bassa voce Rosy, aprendo i lacci in velcro in men che non si dica e saltando fuori dalle sue scarpe.

Sul palco,  Colegiala de Mi amor, ballata in coppia da Rosy e Pawel, con tutti i riflettori puntati su di loro. Il pubblico era perso nel ritmo, soprattutto Pecan, che, pur da seduto, stava copiando i passi di cumbia maschili, ballando con…Ramona Pecanez. “Ma cosa ci trova in quella mocio-sa?” esclamò Elvira, la moglie di Pecan, fissando il marito con un’occhiataccia, mentre Mindy e Duezero trattenevano le risatine con la mano davanti alla bocca. Arrivò il momento di Star Lynn e del palestrato. I due si misero al centro del palco, prendendosi per mano e guardandosi. Il palestrato iniziò dunque a cantare: “You’re….” Il pubblico (tranne Giordano) eruttò, alzando le braccia al cielo: “My fiiiireeeee!” Star Lynn continuò: “The one”, e, il pubblico (come sopra), cantò con lei, facendo la ola: “Desiiiireeee!” Tra il pubblico c’erano anche un ragazzo ghanese Asamoah, con la ragazza, nonché un suo amico, il maiale antropomorfo Codeghin, che reggeva tra le mani una foto dentro una cornice quadrata di una ragazza con i capelli a caschetto: Viviana, che in quel periodo si trovava negli Stati Uniti. Inoltre, erano presenti anche due rasta: un’adolescente e un giovane universitario.

Dopo i Backstreet Boys partì una sfilata robotica, al ritmo di Move your body degli Eiffel 65. A ogni modo, Pawel fu il primo a sfilare, Rosy la seconda, Enricorrado il terzo, Star Lynn la quarta, il gemello, sua sorella, poi il palestrato e infine, tutti gli altri. I maschi erano posizionati, a mo’ di stella con Pawel al centro, mentre, al lato opposto le femmine, erano posizionate, a forma di punto esclamativo, con Rosy a fare da punto. Tutti loro muovevano le braccia come degli autonomi.

Ballando e coreografando, lo spettacolo finì sotto uno scroscio di applausi. Gli spettatori saltellavano a ritmo, tranne tre persone: Giordano che applaudiva soltanto e Jack che stava borbottando a Duezero: “Prof, ha qualche idea di come tradurre questi pezzi in piglatin? E con che casi?” Ma…la terza persona gli strillò in faccia: “Nipote! Perché Caty continua a fare questi spettacoli di spezzoni?” Era Elvira Pecan, che ringhiava in faccia a Jack, che la guardò e pensò, ad alta voce e scrivendo un SMS con il seguente testo: “Muvorum tu corporum tuttorum…” poi, rimise il telefono in tasca e si illuminò: “efficace scelta traduttiva!” Elmira si mise le mani tra i capelli, friggendo dalla rabbia.
Calò il buio sul palco ma non il sipario (perché non c’era). Intanto, Star Lynn e il palestrato parlavano con Codeghin: “Bravi!”, Asamoah: “Che figata!” e la sorridente ragazza di quest’ultimo, mentre Pawel aveva consegnato a suo fratello e alla sorella i vestiti di scena e la borsa portapranzo. “Sicuri?” chiese Pawel ai due, che annuirono: “Tranquillo!” sorrise il fratello con una ciocca di dread così lunga che gli arrivava sotto l’inguine. La rosea sorellina, con la borsa porta pranzo a tracolla, sbadigliò, stiracchiandosi: “Yaaawnn… fratellone, noi andiamo!” Pawel annuì e li salutò. Il fratellone iniziò a rollarsi una sigaretta. Anche Pawel allora ne tirò fuori dalla tasca dei pantaloni una. Enricorrado e Star Lynn si avvicinarono a lui. Enricorrado gli diede una pacca sulla spalla. Poi, Star Lynn li abbracciò entrambi, facendo così cadere sul prato la cartina della sigaretta di Pawel. Il ragazzo si rialzò prontamente a raccoglierla e davanti ai suoi occhi vide una sogghignante Mindy e Rosy, che brontolava. “No salire más sul palco con los zapatos da ginnastica!” esclamò Mindy. “P-perché? Faremo una replica?” esclamò Rosy, avvicinando la sua rotonda faccia alla prof, che però richiamò Pawel a sé. I due camminarono sull’erba bagnaticcia e fangosa di rugiada, e, andarono a sedersi a bordo palco.

Mindy e Pawel si fissarono. Mindy sorrise: “Mi cariño…” Pawel deglutì: “P-prof?” E indicò l’oggetto rotondo che spuntava dalla sua tasca. Mindy sobbalzò: “Ah, esta cosita linda?” gorgogliò, prendendo il “cronometro” e mostrandoglielo a Pawel, che lo indicò, grattandosi i dread. Mindy gli diede uno schiaffo sulla spalla, e, da sotto tutti gli altri ragazzi, Elvira, Pecan, Duezero e la prof. Ionic si lasciarono sfuggire un “OH!” di gruppo. Pawel sorrise: “Prof… stamattina… ho fatto tutto in tempo!” Mindy annuì, e fece un sorrisetto sotto le labbra. Poi, la bionda prof sollevò il Time-R e Pawel lo osservò: “Wooow…” SWOOSH! Mindy, con un sorrisetto acuto, ricacciò il Time-R in tasca, e fece l’occhiolino a Pawel. Lì sotto le loro gambe, si erano radunati i ragazzi, nonché DueZero, Elvira, Pecan ed Elizabeth Ionic. Rosy pestò il piede di Pawel, e poi sbuffò. Mindy si voltò a guardarla: “Qué pasa?” Rosy cantò: “Because to you, it’s just a game!” Silenzio, e “Prof, sa, esisto anch’io” urlò Rosy rivolta a Mindy, che scese giù dal palco, con un sorrisetto. Elvira avanzò verso Mindy. “Ah, Caty! Quando farai uno spettacolo con una trama? Occhio che anch’io potrei mettermi a cantare dal nulla!” esclamò puntandole il dito contro, ma la prof. Ionic e Pecan la strattonarono all’indietro. La prof. Ionic facendole un’occhiataccia, mentre Pecan grattandosi un attimo la testa. “CATY?” sobbalzarono tutti i ragazzi. Pawel deglutì, e Rosy scoppiò a ridere, con le mani sulla pancia: “AHAHAHAHA! Come la tua cara mammina!” Pawel fulminò la sua ex. Elvira si avvicinò piroettante e sviolinante: “Oooooooh, Mind…Caty è la vostra madre adottiva!” PAM! Mindy tirò un destro ad Elvira, che si mise a rotolare su sé stessa come una trottola così a lungo che arrivò fino all’uscita secondaria del parco. Poi guardò i ragazzi e sorrise: “Voi muchachos siete MIS… NIPOTINOS!” scoppiò a ridere Mindy con lo sguardo e i palmi al cielo come una scienziata, e subito Duezero e Pecan si avvicinarono a lei. “Andiamo a fare fiesta loca!” esclamarono i due uomini.

Nell’aria, dal bar vicino al laghetto si diffusero le note di una cover di Magica La notte.

El cielo! La noche! La musica! La musica! La musica! El cielo! La luna! El mar!

Il cielo era umido quanto scuro e pieno di stelle brillanti. La luna calante, si rifletteva nel laghetto, lasciando gocce blu. Le tonde lucciole giocavano a saltellare tra il canneto al limitare più interno del lago.

Mi alma siente il ritmo subir Es magia y esta será

Il bar del parco San Valentino era ancora aperto. Intanto, Giordano e McMeow si avvicinarono un attimo ai ragazzi e ai prof: “Questo è il bar con cui noi di Canale 313 siamo convenzionati!” strillacchiò McMeow rivolto a Mindy, Pecan, DueZero e alla prof. Ionic. Mindy, Pecan e DueZero scoppiarono a ridere mentre la prof. Ionic cacciò un bronzeo sospiro.

Una noche de musica y fiestaY nada más

Sempre all’esterno, McMeow e Giordano unirono, rapidi come un tornado della Tasmania, tre tavoli blu e rettangolari. Tutti i ragazzi e gli adulti andarono a sedersi.

Toda la gente que baila y que se libra el corazon/ Ya va a salir para vivir… nueva pasion.

Il cameriere servì varie bevande analcoliche con cannucce e ombrellini tropicali, in bicchieri con cubetti di ghiaccio. Intanto, dentro il bar, McMeow, con un microfono dalla corda lunghissima, si era messo a fare il karaoke di Magica La notte assieme a un cameriere. Giordano e due rozzi avventori in ghingheri si godevano lo spettacolo.

Tu eres el mar… pero yo soy la luna…/Y vivo aqui en el cielo/ Espero por tu ternura/ Tu… eres el mar… pero yo soy la luna…/Y vivo aqui en el cielo/ Y espero… pues quiero… es

Pawel e Rosy si stavano raccontando qualcosa, mentre Star Lynn, Enricorrado e il palestrato stavano ridendo alle loro spalle. Mindy sgattaiolò invece dietro le spalle di Jack e gli confiscò il libro di Pig Latin: “NOOOO!” urlò il ragazzo, arrossendo. Mindy lanciò il libro a Pecan.

Magica la notte porque yo te puedo amar

In un nanosecondo, Mindy tornò al suo posto. Alzò il suo bicchiere e Pecan, la prof. Ionic, DueZero ed Elvira fecero lo stesso, come anche i ragazzi.

Eres todo lo que tengo/ Esta saliendo… esta saliendo

“VIVA L’ESTATE 2010!” esclamò Pecan alzando il suo bicchiere ancora più in alto, e CIN-CIN! Mindy battè il suo bicchiere con quello di Pawel e quelli degli altri ragazzi.

Es magica la notte porque yo te puedo amar

Dato che ormai tutti i commensali a quel tavolo erano in piedi, bevvero un sorso e…

Eres… todo lo que tengo…

Bicchiere vuoto o pieno? Era ora di ammirare il cielo estivo!

La luna quiere al mar.

E, sopra i loro occhi, sopra il Parco San Valentino, la luna rifletteva la sua anima sullo specchio del lago, e, anche i cigni e le anitre lì presenti, alzarono lo sguardo verso di lei.

FINE DELLA MINI STORIA

I Curiosi del Tempo tornano sempre in piccole, medie e grandi avventure!

E presto, anche in formato extralarge!

A presto!

Le canzoni citate: